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Discussione: 6° Diario di Lettura: Doctor Faustus di Thomas Mann

  1. #1
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    Predefinito 6° Diario di Lettura: Doctor Faustus di Thomas Mann

    Ero (e lo sono ancora) indecisa se aprire questo diario, ma il suo numero mi ha invitata a farlo .
    Forse scriverò poco e non spesso, ma voglio provarci lo stesso .

    Invito chi lo avesse già letto a darmi incoraggiamento (senza spoiler ovviamente) perché nonostante l'inizio mi sia sembrato ottimo, ci sono molte parti tecniche nella narrazione che mi creano qualche difficoltà essendo io quasi a digiuno in campo musicale. Ho studiato solo il flauto dolce alle scuole medie, ero anche piuttosto brava, però l'insegnamento del mio professore era scadente, non ci ha mai fatto imparare a suonare sul pentagramma, noi suonavamo solo con le note scritte .
    Mi sono fatta regalare un chitarra ai tempi del Liceo, ma poi la mia pigrizia non mi ha mai permesso di imparare a suonarla. Da qualche anno invece amo di più il suono del violino, soprattutto in brani irish/folk (stile MCR per intenderci).

    Nonostante ciò ho voluto iniziare a leggere questo romanzo perché di Mann ho già potuto apprezzare diverse opere: La montagna incantata, I Buddenbrook, Tristano, La Morte a Venezia, L'inganno, Tonio Kröger, Cane e padrone e parecchi racconti.
    Per i primi due (i più lunghi) però ho avuto la compagnia di altri utenti, spero stavolta di farcela anche da sola...

    L'ho iniziato da 4 giorni e sono arrivata quasi a pagina 100 (sono 616 in totale), domani inizierò a postare qualche considerazione nata durante la lettura. Una però voglio scriverla già, mi piace molto il tono con cui l'autore si rivolge al lettore, lo fa sentire importante e coinvolto in quello che sta cercando di comprendere.
    Ultima modifica di Minerva6; 08-01-2017 alle 11:33 PM.

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  3. #2
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    una delle letture più complesse ma che ricordo ancora con grande piacere...spero faccia lo stesso effetto a te

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  5. #3
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    Io non l'ho letto ma ogni tanto passerò a sbirciare. Buon viaggio!

  6. The Following User Says Thank You to Spilla For This Useful Post:


  7. #4
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    ad Agosto con Caronte in circolazione tu leggi questo mattone? io l'ho trovato persino più pesante dell'Ulisse sarà che le parti sulla musica dodeca...qualcosa hanno messo a dura prova la mia pazienza che dirti? Buona fortuna ogni tanto passerò a vedere se hai fatto anche tu qualche strano patto x finire di leggere il libro

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  9. #5
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    E' quello il mio intento , però non per riuscire a finire il libro.
    Vorrei stringere un patto con qualcuno per cambiare la mia vita, almeno qui sulla terra vorrei che fosse migliore, poi l'anima se la può prendere chi vuole. Tanto senza corpo non potrò soffrire alcun dolore ... almeno credo .
    Oppure è stato il troppo caldo a farmi uscire di senno (completamente, perché in parte già ero fuori ) e ora non so più cosa mi succederà .

  10. #6
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    Provo ad essere un po' seria ed inizio col dire che Mann è comunque una garanzia, almeno per me.
    Ho subito ritrovato il piacere di leggerlo attraverso i ricordi d'infanzia del protagonista, che ripercorre la sua vita con l'amico che poi diventerà il compositore tedesco Adrian Leverkühn. In una parte ad esempio si parla dei fiori che si succhiano ed hanno un nettare delizioso... io da bambina li ho provati, sia in terra che in aria (nel senso che erano sia piante nate per terra sia come rampicanti).
    Che bei tempi spensierati! Al giorno d'oggi non sarei più capace di farlo, non mangio neppure la frutta del mio orto senza lavarla o sbucciarla prima.

    Nel capitolo 8 viene nominata una setta religiosa, i Fratelli e Sorelle in solitudine, il nome mi attira e certe volte penso che se avessi deciso di aderire a qualche gruppo (di quelli positivi però, in cui si sta bene e in comunione gli uni con gli altri) sarei molto più felice... è sempre il caldo che mi fa straparlare o lo penso davvero ? Chi può dirlo!

    Una cosa molto carina dell'autore è quella di far notare quando si dilunga troppo, però non si scusa col lettore in quanto ormai l'ha fatto e non può più porvi rimedio, ma io l'ho apprezzato lo stesso, ti fa sentire più coinvolto. Anche se poi in un'altra parte addirittura si risente con chi (come me) è colpevole di aver saltato qualche brano in un capitolo particolarmente ostico in campo musicale e fa un paragone che lascia intendere che bisognerebbe ritornare indietro e colmare le proprie lacune... ma io non l'ho fatto .

  11. #7
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    Mi ero dimenticata... nel capitolo 3 c'è una parte molto gradevole sugli insetti (che io adoro), sulle farfalle in particolare, e sulla loro innata caratteristica di mimetizzarsi in modo da non diventare cibo per altri animali o di quelle che hanno un odore e sapore disgustoso e quindi non saranno mai mangiate. Alcune che somigliano a queste, ma solo esternamente, sperano di non essere notate e confuse con loro. La natura è davvero straordinaria! E poi un'altra sulle chiocciole e conchiglie marine i cui gusci secondo il padre di Adrian nascondono dei segni di un linguaggio segreto che vorrebbe tanto essere capace di decifrare.

  12. #8
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    Il narratore (se è già stato detto come si chiama, io me lo sono già dimenticata ) e Adrian mi ricordano Naphta e Settembrini de La montagna incantata con i loro dialoghi filosofici che -pure se non riesco a comprenderli a fondo- mi deliziano sempre con le sequenze di parole che Mann ha saputo mettere insieme in maniera sublime.

    Cito a memoria: quando la porta della scuola si chiude alle nostre spalle e incomincia la libertà è forse il momento più felice o almeno il più eccitante per l'attesa di cui è premio. Se solo io fossi stata capace davvero di sfruttarlo ...

    Delle sinfonie citate finora sono poche quelle che conosco ma tra quelle note c'è il Flauto magico di Mozart che adoro .

    Per Schiller l'ingegno e il merito personale sono distinti così come il merito è separato dalla fortuna, mentre per Goethe sono abbinati e inscindibili. Io concordo con il secondo se il senso è che se hai ingegno e meriti di ottenere qualcosa (penso ad un posto di lavoro) devi avere anche molta fortuna per realizzarlo.

    Sono arrivata al punto in cui si discute di libero arbitrio e di peccato... devo essere un po' più lucida per commentare, spero di esserlo domani (se questo caldo mi darà tregua, ma ne dubito... d'altronde bou me l'aveva fatto capire che ero pazza a leggerlo in questo periodo )

  13. #9
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    Citazione Originariamente scritto da Minerva6 Vedi messaggio
    (se questo caldo mi darà tregua, ma ne dubito... d'altronde bou me l'aveva fatto capire che ero pazza a leggerlo in questo periodo )
    Io nel frattempo ho scoperto che questo caldo non si chiama più Caronte, ma Lucifero quindi mi sembra in tema con la tua lettura

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  15. #10
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    Ho proseguito con la lettura e ho anche segnato diverse parti, però Lucifero (quello climatico ) non mi permette ancora di riuscire a commentare. Spero passi in fretta e arrivi Odino o Thor (per citare qualche dio nordico che possa portarci un po' di refrigerio).

  16. #11
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    Lucifero ormai mi ha completamente soggiogata quindi inutile aspettare, provo a postare qualcosa che mi ha colpito ma senza riflessioni personali sensate, altrimenti è davvero chiedermi troppo :

    Nelle lezioni del professore di teologia di Adrian si discute del godimento della libertà e della possibilità di peccare in quanto Dio è stato imperfetto perché non ha saputo creare l'incapacità al peccato, ma ciò sarebbe equivalso a togliere al creato la libera volontà di allontanarsi da Lui, quindi sarebbe stata questa una creazione imperfetta. La religione e la virtù (per chi le ha) consistono nel non usare la libertà di peccare e perciò, almeno nel caso della religione, restare fedeli a Dio. Ma anche solo con la virtù si può lo stesso restare onesti, credo.

    Anche qui, come nel precedente romanzo che ho letto (La chimera di Vassalli) si parla dell'Inquisizione attraverso la storia di un uomo reso impotente (secondo la superstizione) da un unguento demoniaco. Il protagonista lo condanna perché si domanda come mai se era davvero innamorato non gli bastasse l'amore della propria fidanzata e fosse preoccupato di non riuscire a fare sesso con altre donne, fino ad arrivare a far condannare la giovane per stregoneria.

    Strano, in Germania, che sta in Europa, il numero 13 porta sfortuna come per gli americani .

    Mann è sempre molto delicato... per riguardo al lettore che cerca pause e intervalli (come me ) avvisa che ha suddiviso in più capitoli le lezioni del prof di Adrian.

    I russi hanno profondità ma non forma, gli occidentali il contrario, solo i tedeschi hanno entrambe.
    Per ora rimando il commento di questa frase...
    Ultima modifica di Minerva6; 08-17-2017 alle 10:15 PM.

  17. #12
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    La tregua dal caldo degli ultimi giorni mi ha permesso di arrivare quasi a metà libro, ho anche segnato alcune parti, ma adesso ho il lettore (vi ho già detto che sto leggendo la versione digitale?) lontano da me quindi ripasserò per condividerle con voi.
    Intanto posso dire che saltando qualche pagina più tecnica (Mann mi perdonerà ) la lettura scorre meglio, negli ultimi capitoli sono stati presentati diversi personaggi secondari che stanno vivacizzando la narrazione, già comunque piacevole (a parte le digressioni troppo specifiche in campo musicale, ovviamente).
    Le loro storie mi hanno fatto compagnia e mi hanno aiutata a superare i miei problemi (oddio, superare è una parola grossa, più che altro mi hanno permesso di non pensarci sempre).

  18. #13
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    Predefinito considerazioni sparse

    La prostituta citata da Mann mi ha fatto ricordare i romanzi russi che tanto amo, in particolare la frase "la misera dev'essersi sentita purificata, giustificata, sollevata e veramente felice per il fatto che l'uomo venuto di lontano rifiutò, a qualunque rischio, di rinunciare a lei".

    L'amico di Adrian che dice sempre "si dovrebbe" mi ricorda qualcuno (sono io )... formula d'una malinconica considerazione delle possibilità il cui adempimento era ostacolato dall'incapacità di prendere una decisione.

    Ad un certo punto il narratore nel presente (qui alter ego di Mann stesso) dice che non vuole aver desiderato che la Germania esca sconfitta dalla seconda guerra mondiale perché è troppo profonda la sua pietà per lo sciagurato popolo tedesco, ma l'ha dovuto fare, chi era al potere si è comportato in maniera davvero troppo delittuosa. Inutile fare nomi e cognomi tanto tutti sanno di chi sto parlando. L'opera è stata iniziata nel 1943 e pubblicata nel 1947.

    Riporto una poesia scritta da una ragazza incontrata dal narratore e da Adrian (presumo sia di Mann stesso):
    Io sono un minatore nel pozzo dell'anima
    e scendo zitto e senza tema giù nel buio
    e vedo luccicar nella notte con timido bagliore
    il prezioso e nobile metallo del dolore


    Nella vita la comprensione è la cosa migliore e più importante... concordo in pieno e qui ci sarebbe da dire tanto perché se non si è compresi dal prossimo o se non lo si comprende viene a mancare tutto il resto, il rispetto, l'amore, l'empatia, il senso di fratellanza che ci può unire ad un altro essere umano. Purtroppo sempre più spesso si rischia di non essere compresi fino in fondo o di non riuscire a comprendere chi ci sta accanto, vuoi per una diversa visione della vita, un diverso carattere o solo per l'egoismo che a volte contraddistingue le persone. Da parte mia cerco sempre di mettermi nei panni del mio referente (anche se ultimamente sto trovando difficoltà nel farlo perché mi rendo conto che in giro c'è gente che non lo merita), sia nella vita reale che qui sul forum e spero di riuscire a farlo bene .

    Uno dei personaggi minori è la proprietaria di un antico castello ora adibito ad osteria con possibilità di pernottamento, descrive le persone che nel tempo vi hanno dimorato, mi è rimasta impressa una donna che si era ritirata in quel posto appartato perché i suoi pensieri non volevano collimare con quelli del resto del mondo e lì aveva trovato rifugio... come la capisco, a volte vorrei trovare un posto così anche io.
    Adrian stesso stava interrogando il suo cuore per aspettare il suggerimento di un luogo dove potesse seppellirsi e discorrere indisturbato con la propria vita e il proprio destino.

    Altra citazione per me veritiera : ci sono uomini* coi quali non è facile vivere, ma che è impossibile lasciare
    * da intendere come esseri umani di qualsiasi sesso
    Ultima modifica di Minerva6; 08-18-2017 alle 09:25 PM.

  19. #14
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    Predefinito Ariba, ariba El Diablo...666! (cit. Litfiba)

    Nel mezzo del cammin di nostra vita*... ecco che ci imbattiamo nel protagonista assoluto del romanzo, Lui, il doctor Faustus (anche se in realtà non si è ancora presentato con questo nome ). Adrian crede di essere in preda alle allucinazioni della febbre, ma Lui lo dissuade... è reale, dice.
    *non è un caso, secondo me è voluto il fatto di farlo apparire proprio a metà narrazione anche in riferimento all'Inferno di Dante

    Ed ora provate ad indovinare dove gli si è presentato, intendo in quale luogo... vabbè, se non ci riuscite ve lo dico io: in Italia (nello specifico vicino Roma) !
    Il diavolo è freddo, sennò non resisterebbe dove abita... non ci avevo mai pensato, io me lo immaginavo bollente .
    Lui vende tempo, propone 24 anni, io ci arriverei giusto a 65, se fossero vissuti come vorrei potrebbero anche bastarmi .
    Ultima modifica di Minerva6; 08-19-2017 alle 10:16 PM.

  20. #15
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    Predefinito fino al cap. 27

    Noi ti garantiamo l'efficacia vitale di ciò che compirai col nostro aiuto. Tu sarai guida, tu segnerai il cammino dell'avvenire, nel nome tuo giureranno i ragazzi... Della tua follia si nutriranno in piena salute, e in loro tu diventerai sano. Non solo tu vincerai le paralizzanti difficoltà del tempo, ma spezzerai il tempo stesso, l'epoca culturale...
    Certo è che il diavolaccio ci sa fare con le parole , sono proprio allettanti

    "Non credere che sia facile arrivare all'inferno, non ci vanno mica tutti, tu sei stato selezionato da me e dai piccolini" cito a memoria alcune delle frasi che rivolge ad Adrian per farlo sentire ancora più importante. Ma poi chi sono questi piccolini ? Io me li immagino come tanti diavoletti rossi con cornine, codine e minuscoli forconi in mano che vanno in giro a cercare le persone adatte da portare giù con loro .
    "La tua vita dovrà essere fredda, tu non dovrai amare nessuna creatura umana e dovrai ripudiare il mondo del mio avversario" cito sempre con parole mie quello che però chiede in cambio ad Adrian.

    Dopo un capitolo piuttosto lungo, quasi 30 pagine (la media di solito è la metà o poco più) di dialogo tra Adrian e Belzebù il narratore però non si scusa (pur avendo avuto sempre riguardo per il lettore*) perché stavolta non è stata colpa sua, lui ha solo trascritto quello che Adrian stesso aveva riportato di quanto accaduto.

    *L'amico lettore (così scrive Mann) si troverà a distinguere 3 tempi: il suo (2017), quello del cronista (1944) e quello storico (1912).
    E aggiunge: la politica fatalmente ispirata della Germania sarà la nostra rovina avendoci messo in conflitto sia con la potenza più popolosa e rivoluzionaria (presumo sia la Russia) sia con quella che ha massima capacità di produzione (l'America).

    Segue un capitolo in cui Adrian parla dei dati della creazione dal punto di vista scientifico e si inventa un personaggio con cui sarebbe andato sott'acqua ad una profondità tale che si capisce che non può essere vero e con cui sembra quasi che abbia anche perlustrato il cosmo intero. L'amico capisce che è solo pura finzione ma sta lo stesso ad ascoltarlo, anche se all'epoca era ancora all'oscuro del famoso dialogo quindi non capisce bene dove vuole andare a parare...

    * queste cose sono piacevoli, rendono interattiva la lettura, spesso ci sono degli asterischi all'interno di un capitolo più lungo per dare respiro al lettore
    Ultima modifica di Minerva6; 08-19-2017 alle 10:59 PM.

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