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Discussione: 218° MG - Ebano di R. Kapuściński

  1. #16
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    La tesi della capacità di autocritica europea fa acqua da tutte le parti, tanto è vero che non mi pare di averla mai letta altrove
    Però la situazione africana, così come la presenta K., è davvero desolante.
    A mio parere manca un "pezzo". Quello degli ultimi due decenni, nei quali l'Africa è entrata in contatto con il "resto del mondo" attraverso i media. Il cambiamento epocale (che credo spieghi in gran parte anche il movimento migratorio) è strettamente legato a questo. Chi, sapendo che esiste un mondo "comodo" e "tranquillo" come il nostro, continuerebbe volentieri a rimanere nell'inedia e nella sofferenza? Meglio partire, anche a rischio della vita, che comunque laggiù pare non valere granché. Perché, se il tentativo va bene, i vantaggi sono incredibili.
    E, al tempo stesso, questo nuovo contatto sarà un forte motivo di cambiamento per l'Africa. Non credo si possa prevedere quale cambiamento, né se sarà positivo o meno. Ma sono certa che tra 50 anni l'Africa sarà molto diversa da quella che K. descrive. Di sicuro il cambiamento sarà più radicale laggiù che in Europa. Almeno, io mi immagino un futuro di questo genere.

  2. #17
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    E comunque: ieri, il medico di guardia che mi ha visitato era africano...

  3. #18
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    Piaciuto moltissimo.
    Era proprio come speravo, forse un po' frammentario, ma sicuramente in questo modo dà la possibilità di farsi un'idea delle tante realtà che compongono l'Africa.
    Ammetto che prima di leggere questo libro, avevo un'idea confusa dell'Africa, la vedevo quasi come un blocco unico, impenetrabile come i suoi deserti e le sue foreste.
    Questo libro mi ha aiutato a carpirne almeno in parte la complessità, anche se non può bastare per un'analisi approfondita.
    Come ho già avuto modo di dire in qualche post precedente, quello che mi è piaciuto è che Kapuscinski abbia scelto di parlare della situazione sociale, economica, ambientale di questo paese non attraverso lo stile saggistico, giornalistico (tranne magari in qualche sporadico caso), ma servendosi di racconti di incontri, di luoghi, di sue esperienze personali.
    Ne viene fuori un affresco vivo, in cui l'Africa appare bellissima, ma anche spaventosa, irraggiungibile e incomprensibile fino in fondo per noi bianchi.
    Rimangono mille interrogativi aperti su quanto continuino a pesare le colpe del colonialismo e post colonialismo sull'arretratezza di questo continente, su quanto invece contino le condizioni naturali e climatica, e ancora su quale invece sia il peso delle differenti indoli dei popoli che ci vivono.

    Bellissimo il capitolo finale, questo dipinto della vita attorno al baobab, che mi sembra sottolineare ancora una volta come già in altre parti del libro, l'imprescindibile legame fra questi popoli e la terra su cui vivono, nel bene e nel male, un legame che sicuramente nella nostra società europea, così dinamica, veloce, spesso cinica e disincantata, non ha la stessa forza.

    Francesca

  4. The Following User Says Thank You to francesca For This Useful Post:


  5. #19
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    Finito anche io
    Sì, bel libro, articolato e capace di restituire con vividezza una situazione che per noi è lontana quanto Marte
    Ho amato molto i racconti di ambienti e incontri: il deserto, l'umanità, la morsa del caldo che costringe tutti all'inattività...
    Ho trovato caotiche le descrizioni delle guerre e dei colpi di stato, anche perché non esiste, nel libro, un filo conduttore né geografico né temporale. Ma pazienza: in questa mia esatta iper-stanziale, posso ben dire di essere stata in Africa!
    Grazie, Francesca, per avermi fatto compagnia .

  6. The Following User Says Thank You to Spilla For This Useful Post:


  7. #20
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    Grazie a te Spilla
    è stato un piacere leggere con te questo libro.
    Spero di avere presto l'opportunità di un'altra lettura insieme

    Francesca

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  9. #21
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    Citazione Originariamente scritto da francesca Vedi messaggio
    Zingaro, non ho capito cosa intendi nel dire che l'Europa si sta "africanizzando".
    Nel senso che abbiamo qui molti immigrati e che alla fine il loro numero prevarrà su quello degli europei?
    O nel senso che l'idea di una crescita continua che è alla base del nostro modello capitalista non può durare e dobbiamo tornare ad una cultura di crescita più sostenibile che ci riporterà più che ad un modello "africano" di società, ad una società più simile a quella che avevamo all'inizio del '900?
    A entrambe le cose, ma soprattutto la seconda.

    Vi ho letto con grande interesse, complimenti a entrambe!

  10. The Following User Says Thank You to Zingaro di Macondo For This Useful Post:


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