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Discussione: LXXXVIII GdL - La banalità del male di Hannah Arendt

  1. #31
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    Sono un po' in ritardo inizio la lettura stasera, prima ho voluto finire Io uccido di Faletti...sarà un passaggio brusco

  2. #32
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    Veramente la storia ha solo toni di grigio, tante ambiguità, tanti perché, tante domande e poche risposte. La deportazione degli ebrei in Madagascar ad esempio o le posizioni dei sionisti. Intanto che si facevano piani si è arrivati alla soluzione finale.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Piano_Madagascar

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  4. #33
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    Predefinito La Arendt storica.

    Il libro della Arendt non è revisionista, men che meno nel senso peggiorativo che diamo solitamente al termine.

    Il grande merito, suo e del processo in generale, fu prevalentemente di tipo storico. Centoundici furono i testimoni del processo che, per la prima volta, portarono parole dirette di ciò che fu, non solo l’Olocausto, ma il nazionalsocialismo in generale. Il processo di Norimberga, fatto a caldo, fu invece basato esclusivamente su prove documentali.

    Anche a Gerusalemme furono tante, tantissime le pagine di documenti portati sul banco da parte della difesa e dell'accusa. Ma per la prima volta le vittime parlarono. Fu un grande show, il primo mediatico, per dirla con termini moderni. Israele volle sbattere il mostro in prima pagina per dare una verniciata di credibilità al proprio stato, fondato esclusivamente su caratteri religiosi. Nessuno aveva mai osato tanto, nemmeno Saladino, per cui, preventivando critiche che di certo sarebbero arrivate (e giustamente arrivarono), utilizzarono il processo per costruire attorno al proprio stato quel carattere di necessaria unione contro il globale antisemitismo, bene esemplificato da quel criminale che fu Eichmann.

    Un processo per nulla giusto, nel senso termine del tecnico, che servì, politicamente, a Israele.

    In realtà il nazionalsocialismo è stato tante cose. E se vogliamo leggere la storia, senza farci abbagliare da false propagande, dobbiamo analizzare il periodo storico per quello che è stato.
    Di certo quasi nessuno, della popolazione tedesca, “sapeva”. Tutti sapevano di questi campi, la maggior parte delle persone pensava, però, che fossero normali campi di prigionia. Forse un po’ duri, ma niente di terribile, soprattutto in periodo di guerra e soprattutto nei confronti di ebrei, comunisti, zingari e omosessuali. Ricordiamoci che gli omosessuali sono stati incarcerati e perseguiti ovunque nel mondo e fino a pochi anni fa. In molti stati americani, fino al 2003, c'era la galera.

    La propaganda nazista fu abilissima nel prendere i comuni "vizi" del tempo e fu abilissima nell'esacerbarli. O noi o loro, si disse, in una martellante sequenza di slogan, tanto semplici da capire quanto superficiali. Prima dell’avvento del nazionalsocialismo, gli ebrei avevano in mano buona parte della morente economia tedesca. E il lavoro se lo tenevano ben stretto, uniti com’erano da quel sentimento di superiorità morale e intellettuale che da sempre li caratterizza. L’ebreo ricco non è leggenda, e loro stessi vennero, in passato, addirittura chiamati in varie zone d’Europa perché portatori di denaro fresco. Gli ebrei e i colonialisti del XV secolo hanno inventato il razzismo. Il nazismo lo ha solo "perfezionato".

    Quando arrivò Hitler,ridiede impulso alla Germania, da ogni punto di vista. L’economia, di tipo militare, riprese a correre e il suo isolazionismo venne salutato da più parti come una ripresa di quell'orgoglio germanico di stampo imperiale. La Germania era portatrice di "valori assoluti", quasi per volere divino. Stessa cosa che andavano dicendo gli ebrei da secoli, con la famosa storia del “popolo eletto”.

    Insomma, il sub strato di odio c’era e aveva fondamenti. Gobbels e Hitler, abilissimi nel capire il loro tempo, cavalcarono l’onda anti semita e la alimentarono senza riserve.

    Il popolo tedesco era ben contento di sapere che il nuovo governo stesse lavorando per l’espulsione o l’emarginazione dei capitalisti-bolscevichi-ebrei, uniti da etichette che mettevano insieme categorie diverse e a volte addirittura agli antipodi. I russi furono i primi, nel XX secolo, a massacrare gli ebrei. Ma ciò che veniva detto circa i famosi "campi" sembravano, ai più, lontane leggende raccontate proprio dallo stesso popolo ebraico.

    Quando gli americani liberarono il campo di Dachau, obbligarono tutta la popolazione vicina a fare un sopralluogo all’interno di quel territorio. Il museo di Dachau raccoglie foto di persone disperate che vengono costrette a guardare le, oggi tristemente famose, pile di uomini scheletrici morti. Nessuno, a Dachau, sapeva. Figuriamoci nel resto della Germania, dove, ricordiamoci, non esistevano campi di sterminio. Lo sterminio avveniva lontano dagli occhi e fu eseguito da poche migliaia di fanatici che ogni regime troverà, sempre, a propria disposizione. Qualsiasi cosa vada dicendo il regime stesso.

    Il nazismo non lavorò da subito all’eliminazione fisica del nemico. La conferenza di Wanseea è del 1942. Prima di allora si pensò alla deportazione in vari luoghi del pianeta, e il nazismo fu veramente e per davvero, propugnatore del sionismo. Molti volevano e proposero un'israele.

    Eichmann davvero lavorò a progetti alternativi. Il fatto da tenere a mente è, però, che tutto il nazismo era concentrato nel capire come risolvere il “problema” ebraico, attraverso deportazioni più o meno forzate o attraverso soluzioni legali o chimiche (proibizioni di matrimoni o castrazioni). E, certo, il potere gerarchico del Reich parlò con gli ebrei, ben consci che non era più il caso di starsene in Germania. Eichmann non era una specie di eroe che cercava di salvare gli ebrei dalla "soluzione finale". Eichmann fu un piccolo uomo, nemmeno così stupido, che legò l'asino dove voleva il padrone momento dopo momento. Ben sapendo, ovviamente, che il padrone era qualcosa di orrendo.

    Il merito della Arendt sta nel fatto di raccontare il nazismo per ciò che è stato, fin dalle origini, anche se non è un libro di storia. Ha dei grandi limiti, delle inesattezze e alcune cose sono addirittura del tutto false.
    Ma leggerlo, dal punto di vista storico, fa senz’altro bene, a patto di non prenderlo come la Bibbia di ciò che fu il nazionalsocialismo.

    Tutt'altra storia è la filosofia del libro. La famosa "banalità" del male. Da quel punto di vista non l'ho mai perfettamente capito, a parte l'esemplificazione concettuale che tutti siamo pronti a fare del male al prossimo per cieca obbedienza di chi è più forte. un concetto, esso sì, molto banale e che non risolve nulla né di ciò che fu il nazismo, né degli atti ignobili di Eichmann.
    Ultima modifica di Zingaro di Macondo; 09-14-2017 alle 11:34 AM.

  5. #34
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    Io sono quasi alla fine, ma approfitto di riuscire a scrivere solo ora per ripercorrere la lettura che ho fatto veramente tutta di un fiato, nei lunghi viaggi in aereo. Partendo dai primi capitoli in cui la Arendt descrive la situazione in Israele e in Germania al tempo del processo e ci dà un'idea del periodo storico.
    Questa contestualizzazione mi ha fatto molto riflettere.
    Mi sembra di conoscere abbastanza bene tutto il periodo della II Guerra Mondiale, le condizioni politiche e sociali che portarono all'avvento del fascismo e del nazismo e delle altre forma di nazionalismo, come nacque e si sviluppò l'idea della soluzione finale.
    Ma non avevo mai pensato a quella che poteva essere la situazione negli anni sessanta, cioè passate ormai le urgenze immediate del dopo guerra, quando i vari stati, leccate e “laccate” le ferite, iniziano a prendere consapevolezza di quello che veramente è stata questa guerra.
    Non avevo mai pensato per esempio che come in Italia improvvisamente non si trovasse più un fascista, in Germania non si trovasse più un nazista, salvo poi avere ex-fascisti e ex-nazisti ovunque nell’amministrazione pubblica. D’altra parte come viene detto nel libro, lo stesso Hitler aveva dovuto digerire ai più bassi livelli di amministrazione anche persone che non considerava proprio fidate.
    Interessante è anche l’analisi della situazione di Israele, di come questo processo fosse visto come un momento di riscatto molto più che quello di Norimberga, perché in questo caso era proprio il popolo ebraico che si ergeva a giudice.
    Ma già dai primi capitoli si capisce che la Arendt non farà sconti, sottolinea in modo preciso e a volte anche eccessivo e pretestuoso le contraddizioni della cultura ebraica e in particolare di quella sionista.

    Come già ha avuto modo di dire Zingaro, anch’io trovo che il profilo che l’autrice traccia di Eichmann sia veramente troppo semplificato, e che il suo modo di giudicare gli atteggiamenti, le parole, gli scritti dell’imputato siano tutti convogliati alla dimostrazione della sua tesi, che si può riassumere usando le parole del titolo, cioè che il male non è demoniaco o grandioso, ma banale e mediocre.
    Ma veramente questo Eichmann burattino, misero burocrate, a cui vanno tutte male, che si iscrive alle SS per caso, contrasta con le richieste insite nel suo ruolo di organizzatore delle deportazioni, spedito in tutta Europa dai suoi superiori a fare ispezioni, che tratta con i consigli ebraici e con i vari capi di stato per fare in modo che i treni non partissero troppo vuoti e le vittime non fossero mandate a casaccio in campi che non potevano smaltirle. Se si pensa a come ha funzionato con precisione tedesca tutta la macchina di deportazione anche mentre l’esercito tedesco era ormai alla disfatta, quando tutte le infrastrutture in Europa erano al collasso, se si pensa a quali richieste logistiche ci fossero dietro la deportazione e lo sterminio di milione di persone, non si può credere che le persone preposte alla sua organizzazione fossero poveri cretini, che facevano le cose solo perché non avrebbero saputo fare altro e per cieca obbedienza.

    Francesca

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  7. #35
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    Citazione Originariamente scritto da francesca Vedi messaggio
    Io sono quasi alla fine, ma approfitto di riuscire a scrivere solo ora per ripercorrere la lettura che ho fatto veramente tutta di un fiato, nei lunghi viaggi in aereo. Partendo dai primi capitoli in cui la Arendt descrive la situazione in Israele e in Germania al tempo del processo e ci dà un'idea del periodo storico.
    Questa contestualizzazione mi ha fatto molto riflettere.
    Mi sembra di conoscere abbastanza bene tutto il periodo della II Guerra Mondiale, le condizioni politiche e sociali che portarono all'avvento del fascismo e del nazismo e delle altre forma di nazionalismo, come nacque e si sviluppò l'idea della soluzione finale.
    Ma non avevo mai pensato a quella che poteva essere la situazione negli anni sessanta, cioè passate ormai le urgenze immediate del dopo guerra, quando i vari stati, leccate e “laccate” le ferite, iniziano a prendere consapevolezza di quello che veramente è stata questa guerra.
    Non avevo mai pensato per esempio che come in Italia improvvisamente non si trovasse più un fascista, in Germania non si trovasse più un nazista, salvo poi avere ex-fascisti e ex-nazisti ovunque nell’amministrazione pubblica. D’altra parte come viene detto nel libro, lo stesso Hitler aveva dovuto digerire ai più bassi livelli di amministrazione anche persone che non considerava proprio fidate.
    Interessante è anche l’analisi della situazione di Israele, di come questo processo fosse visto come un momento di riscatto molto più che quello di Norimberga, perché in questo caso era proprio il popolo ebraico che si ergeva a giudice.
    Ma già dai primi capitoli si capisce che la Arendt non farà sconti, sottolinea in modo preciso e a volte anche eccessivo e pretestuoso le contraddizioni della cultura ebraica e in particolare di quella sionista.

    Come già ha avuto modo di dire Zingaro, anch’io trovo che il profilo che l’autrice traccia di Eichmann sia veramente troppo semplificato, e che il suo modo di giudicare gli atteggiamenti, le parole, gli scritti dell’imputato siano tutti convogliati alla dimostrazione della sua tesi, che si può riassumere usando le parole del titolo, cioè che il male non è demoniaco o grandioso, ma banale e mediocre.
    Ma veramente questo Eichmann burattino, misero burocrate, a cui vanno tutte male, che si iscrive alle SS per caso, contrasta con le richieste insite nel suo ruolo di organizzatore delle deportazioni, spedito in tutta Europa dai suoi superiori a fare ispezioni, che tratta con i consigli ebraici e con i vari capi di stato per fare in modo che i treni non partissero troppo vuoti e le vittime non fossero mandate a casaccio in campi che non potevano smaltirle. Se si pensa a come ha funzionato con precisione tedesca tutta la macchina di deportazione anche mentre l’esercito tedesco era ormai alla disfatta, quando tutte le infrastrutture in Europa erano al collasso, se si pensa a quali richieste logistiche ci fossero dietro la deportazione e lo sterminio di milione di persone, non si può credere che le persone preposte alla sua organizzazione fossero poveri cretini, che facevano le cose solo perché non avrebbero saputo fare altro e per cieca obbedienza.

    Francesca
    Bellissima recensione!

    Aggiungo al tuo finale che, pur ammettendo che Eichmann fosse stupido, non poteva esserlo così tanto da non sapere nemmeno cosa stesse facendo. Se hai la pazienza di guardare il video che ho linkato, vedrai che Eichmann, ad un certo punto, dirà che non sapeva nemmeno dove finissero le centinaia di migliaia di persone che lui deportava. Quando qualcuno gli dice "Auschwitz", lui si guarda in giro come a non capire. Farsesco fu il processo e farsesco fu Eichmann, che tentò di salvarsi senza avere il supporto di un vero avvocato. Un vero avvocato, credo, gli avrebbe detto qualcosa del tipo "fai lo scemo, ma mi raccomando, non esagerare". Invece Eichmann esagerò, probabilmente perché l'avvocatura non era il suo mestiere e, in soldoni, non sapeva che pesci pigliare. Decise di giocarsi il tutto e per tutto, tentando di farsi passare da mentecatto assoluto.

    Parlando degli atti e della psicologia di Eichmann trattati nel saggio, mi sembra più attendibile la prima parte, in cui si dice che non da subito lavorò alla soluzione finale. La Arendt si dimentica di precisare che fu l'intero nazismo a non lavorarci fin da subito tentando vie comunque deprecabili.

    Eichmann non fu mai una mosca bianca.

  8. #36
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    Predefinito pagina 86

    Sembra quasi che si arrivi alla soluzione finale perché le altre soluzioni non erano realizzabili. Sembra che dicano: "ce l'abbiamo messa tutta ma non potevamo fare diversamente". Aberrante.

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  10. #37
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    Predefinito Capitolo I

    La Arendt inquadra il periodo storico, sottolineando come avete già detto tutte le contraddizioni della questione, sia da parte ebraica che da parte tedesca, non risparmia Ben Gurion ma neanche Adenauer.
    Un'affermazione sicuramente provocatoria che mi ha colpito molto è quella relativa ai matrimoni misti, proibiti dalla legge rabbinica, quando la Arendt osserva che:
    fu certamente un po' sconcertante l'ingenuità con cui il Pubblico ministero denunziò le infami leggi di Norimberga del 1935 che avevano proibito i matrimoni misti e i rapporti sessuali tra ebrei e tedeschi.

  11. #38
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    Predefinito Capitolo 2

    Citazione Originariamente scritto da francesca Vedi messaggio
    Come già ha avuto modo di dire Zingaro, anch’io trovo che il profilo che l’autrice traccia di Eichmann sia veramente troppo semplificato, e che il suo modo di giudicare gli atteggiamenti, le parole, gli scritti dell’imputato siano tutti convogliati alla dimostrazione della sua tesi, che si può riassumere usando le parole del titolo, cioè che il male non è demoniaco o grandioso, ma banale e mediocre.
    Ma veramente questo Eichmann burattino, misero burocrate, a cui vanno tutte male, che si iscrive alle SS per caso, contrasta con le richieste insite nel suo ruolo di organizzatore delle deportazioni, spedito in tutta Europa dai suoi superiori a fare ispezioni, che tratta con i consigli ebraici e con i vari capi di stato per fare in modo che i treni non partissero troppo vuoti e le vittime non fossero mandate a casaccio in campi che non potevano smaltirle. Se si pensa a come ha funzionato con precisione tedesca tutta la macchina di deportazione anche mentre l’esercito tedesco era ormai alla disfatta, quando tutte le infrastrutture in Europa erano al collasso, se si pensa a quali richieste logistiche ci fossero dietro la deportazione e lo sterminio di milione di persone, non si può credere che le persone preposte alla sua organizzazione fossero poveri cretini, che facevano le cose solo perché non avrebbero saputo fare altro e per cieca obbedienza.
    Citazione Originariamente scritto da Zingaro di Macondo Vedi messaggio
    Aggiungo al tuo finale che, pur ammettendo che Eichmann fosse stupido, non poteva esserlo così tanto da non sapere nemmeno cosa stesse facendo. Se hai la pazienza di guardare il video che ho linkato, vedrai che Eichmann, ad un certo punto, dirà che non sapeva nemmeno dove finissero le centinaia di migliaia di persone che lui deportava. Quando qualcuno gli dice "Auschwitz", lui si guarda in giro come a non capire. Farsesco fu il processo e farsesco fu Eichmann, che tentò di salvarsi senza avere il supporto di un vero avvocato. Un vero avvocato, credo, gli avrebbe detto qualcosa del tipo "fai lo scemo, ma mi raccomando, non esagerare". Invece Eichmann esagerò, probabilmente perché l'avvocatura non era il suo mestiere e, in soldoni, non sapeva che pesci pigliare. Decise di giocarsi il tutto e per tutto, tentando di farsi passare da mentecatto assoluto.
    Non so se vi riferite a qualcosa che viene detto più avanti ma finora la Arendt non ha mai detto che Eichmann fosse stupido, dice che prima delle SS non era riuscito a fare carriera e a soddisfare le sue ambizioni, dice che aveva l'animo del gregario, e che entrò nelle SS non per convinzione ideologica ma per convenienza, per trovare una strada e secondo me è molto plausibile, la maggior parte dei tedeschi che aderirono al nazismo lo fecero per convenienza.
    Poi per quanto riguarda il fatto che Eichmann dichiarò che non sapeva cosa succedeva, la Arendt è la prima a dire che fosse solo una farsa, una linea di difesa molto poco plausibile.
    Quindi almeno fino a questo punto l'analisi della Arendt a me sta piacendo, purtroppo la cattiveria fa parte dell'animo umano, non c'è bisogno di essere fuori dall'ordinario, pazzi, psicopatici, indottrinati per commettere cattiverie, il male è ordinario e banale soprattutto quando istituzionalizzato.
    La "giustificazione" di Eichmann che sostiene che lui non avesse niente contro gli ebrei e che obbediva agli ordini e seguiva le leggi corrisponde (con le dovute differenze derivanti dal contesto) a quella del ragazzino che partecipa al pestaggio del compagno "per gioco" e per spirito di gregarismo.

  12. #39
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    Predefinito pagina 102

    C'è un ordine di Hitler di liberare la Germania dagli ebrei, Eichmann si attiene a questo ordine, in maniera efficiente ed il più possibile efficace, prima con le deportazioni, poi con gli internamenti, alla fine con la soluzione finale. Lui stesso partecipa a tutte le fasi con gli scrupoli consueti, il fatto stesso che ci stia male conferma l'assurdità e l'aberrazione del comportamento tenuto da questi funzionari. Spero di comprendere man mano perché fino adesso non riesco neanche a considerare "umano" un certo tipo di pensiero.

  13. #40
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    Citazione Originariamente scritto da velvet Vedi messaggio
    Non so se vi riferite a qualcosa che viene detto più avanti ma finora la Arendt non ha mai detto che Eichmann fosse stupido, dice che prima delle SS non era riuscito a fare carriera e a soddisfare le sue ambizioni, dice che aveva l'animo del gregario, e che entrò nelle SS non per convinzione ideologica ma per convenienza, per trovare una strada e secondo me è molto plausibile, la maggior parte dei tedeschi che aderirono al nazismo lo fecero per convenienza.
    Poi per quanto riguarda il fatto che Eichmann dichiarò che non sapeva cosa succedeva, la Arendt è la prima a dire che fosse solo una farsa, una linea di difesa molto poco plausibile.
    Quindi almeno fino a questo punto l'analisi della Arendt a me sta piacendo, purtroppo la cattiveria fa parte dell'animo umano, non c'è bisogno di essere fuori dall'ordinario, pazzi, psicopatici, indottrinati per commettere cattiverie, il male è ordinario e banale soprattutto quando istituzionalizzato.
    La "giustificazione" di Eichmann che sostiene che lui non avesse niente contro gli ebrei e che obbediva agli ordini e seguiva le leggi corrisponde (con le dovute differenze derivanti dal contesto) a quella del ragazzino che partecipa al pestaggio del compagno "per gioco" e per spirito di gregarismo.
    In effetti all'inizio la psicologia di Eichmann è lasciata sullo sfondo. Più avanti, come vedrai, le descrizioni dei suoi atti saranno macchiettistici e volti a farci credere che fosse totalmente inadatto al pensiero razionale.

    Per quanto riguarda la tua ultima osservazione, non sono d'accordo. Ci sono enormi differenze tra il ragazzino che fa il pestaggio per farsi grande e le follie dei nazisti. Non solo, come hai giustamente rilevato, in termini numerici e di "fatto in sé", ma anche di meccanismi psicologici che sottostano alle azioni.

  14. #41
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    Scusate, ma io passo
    In questo momento non riesco a trovare la concentrazione necessaria per questa lettura, non solo, prima dovrei anche farmi un bel ripasso di storia.

    Continuo con le mie letture easy: filastrocche i racconti della pimpa, e magari qualcosina senza le figure

    Buona lettura a tutti! Continuerò comunque a leggere i vostri commenti, molto articolati e interessanti.

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  16. #42
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    Citazione Originariamente scritto da darida Vedi messaggio
    Scusate, ma io passo
    In questo momento non riesco a trovare la concentrazione necessaria per questa lettura, non solo, prima dovrei anche farmi un bel ripasso di storia.

    Continuo con le mie letture easy: filastrocche i racconti della pimpa, e magari qualcosina senza le figure

    Buona lettura a tutti! Continuerò comunque a leggere i vostri commenti, molto articolati e interessanti.
    sicuramente non è una lettura facile, per argomento prima di tutto e fai bene a privilegiare la tua parte nonnesca

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  18. #43
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    Sono a buon punto, ma confesso che sto facendo davvero fatica a portare avanti questa lettura, peraltro molto interessante. C'è qualcosa, nella scrittura della Arendt, che mi disturba, che mi rende indigesta tutta la sua analisi... probabilmente è la sua ambiguità: intuiamo cosa pensa dei personaggi che descrive, ma le sue denunce sono tra le righe.
    Ad ogni modo, penso che l'autrice non ritenga Eichmann uno stupido o un irrazionale: piuttosto ci fa capire che lo crede molto furbo e su questo concordo con lei. In generale, comunque, potremmo sostenere che in questo libro l'analisi del processo ad Eichmann sia un pretesto per narrare l'ascesa del nazionalsocialismo, l'olocausto, le soluzioni, da un punto di vista interno, tecnico, gerarchico e politico.

  19. #44
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    anche io faccio fatica ma per un motivo diverso, il dolore e lo sdegno per quello che successe e per come tutti stessero a guardare e ad aspettare gli eventi permettendo a gente come Eichmann di compiere il proprio "dovere". Un obbrobrio!

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  21. #45
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    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    anche io faccio fatica ma per un motivo diverso, il dolore e lo sdegno per quello che successe e per come tutti stessero a guardare e ad aspettare gli eventi permettendo a gente come Eichmann di compiere il proprio "dovere". Un obbrobrio!

    Se un libro che, comunque sia, parla di Olocausto, tocca le corde della sensibilità significa che è un libro utilissimo.

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