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Discussione: Cosa restera' di noi? Cosa restea' della nostra "civiltà" ?

  1. #1
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    Predefinito Cosa restera' di noi? Cosa restea' della nostra "civiltà" ?

    Il nostro mondo, la nostra civiltà, la nostra cultura, sta diventando sempre piu' "volatile", sempre piu' digitale, sempre meno concreta.
    C'e' il cloud, ci sono gli ebook (di cui peraltro sono un fruitore), ci sono le fotografie digitali, le riprese video digitali, c'e' la musica "liquida" (cioè la musica in formato files memorizzata su tablet, computer, scaricabile in rete, memorizzata su smartphone).

    Quando mi capita di visitare un qualsiasi museo archeologico, di visitare un qualsiasi sito archeologico, di vedere pietre con incisioni ruprestri, scrittura cuneiforme ecc.... (per farla breve), quando vedo scritti, documenti, monumenti, risalenti a migliaia e migliaia di anni fa, magari non del tutto decifrati o decifrabili, ma fisici, tangibili, presenti, reali, conservati nel corso dei secoli, mi chiedo cosa resterà di noi, della nostra civiltà tecnologica.

    Un negativo fotografico di inizio '800 e' ancora visibile, stampabile dopo piu' di 200 anni. Un files di fotografie su memoria, su un disco, e' destinato irrimediabilmente ad essere perso. I protocolli informatici cambiano periodicamente, il progresso e' inarrestabile, e' rapidissimo. Gia' le foto memorizzate sui vecchi floppy disc, oggi sono quasi persi (se non sono stati adeguatamente salvati su supporti piu' moderni).

    Quando tra 1000 anni troveranno delle scatolette metalliche (Hard Disk), sepolte tra le maceria della nostra civiltà, le proabilità che i dati siano ancora leggibili e soprattutto le probabilità che la tecnologia del futuro sia ancora in grado di leggere i dati memorizzati, saranno tendenti a zero.

    Una libreria di libri fisici (se non finirà distrutta dall'acqua, dai parassiti, dai topi, da incendi, sarà sempre leggibile (magari non interpretabile o non comprensibile ma sicuramente visibile e quindi potenzialmente leggibile), gli ebooks reader non si accenderanno nemmeno). Le tavolette dei Fenici sono ancora visibili (magari non si e' in grado di decifrarle completamente ma sono presenti, reali, tangibili ma ci sono), dei files sul computer non saranno nemmeno visibili. Un vecchio 45 giri di 150 anni fa puo' in qualche modo essere riascoltato, un files mp3 probabilmente tra 150 anni nessuno sara' in grado di leggerlo.

    Se la stele di Rosetta fosse stata registrata sul 'cloud' invece che incisa nella pietra non credo che oggi saremmo stati in grado di decifrare i geroglifici.

    Secondo me siamo destinati all'oblio.

    (E non sto considerando terremoti, catastrofi naturali, catastrofi dovute a guerre, incidenti nucleari e cose simili, ma sto ipotizzando un futuro senza disastri).

    E' veramente migliore la nostra civiltà tecnologica ??? O siamo arrivati al capolinea della civiltà umana ?

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  3. #2
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    Sono sempre più convinta di essere nata nell'epoca sbagliata, a me affascina tutto ciò che è manuale, non digitalizzato, ma forse perché per natura vado controtendenza.
    Quando visito siti archeologici, mostre fotografiche o biblioteche ho la sensazione che quel passato rimarrà sempre, esprime un qualcosa di vivido, un'energia unica, come quando passo davanti un'antica bottega artigiana, la realtà di oggi mi sembra così fredda, così veloce, così sostituibile e anonima.

  4. #3
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    Topic molto interessante.

    Credo che questo disfattismo, perdonatemi il termine un po’ generico, sia sempre esistito. Il pensiero di Apeschi è come sempre molto articolato, ma devo per questioni di spazio ridurlo (come non andrebbe) ad un solo aggettivo.
    Io non credo che di noi non rimarrà nulla.

    Certamente i tempi sono cambiati e, da qualche anno, è cominciata una rivoluzione tecnologica i cui sviluppi sono difficilmente interpretabili.

    Ma non dimentichiamoci che non è la prima e non sarà l’ultima. In passato ci sono state rivoluzioni ben più grandi di questa. Anzi, secondo me esiste una diretta proporzionalità tra rilevanza sociale e distanza temporale. In termini informativi più una scoperta è lontana nel tempo, più ha avuto ripercussioni sulla società, quasi come se le altre avessero completato le prime.

    Voglio dire: la rivoluzione per eccellenza è stata la parola, il linguaggio. La seconda la scrittura. Pensiamo alla rivoluzione del poter scrivere attraverso segni più o meno indelebili i nostri pensieri su supporti secolari. Prima, veramente non restava niente di niente.
    Pensiamo alla rivoluzione dei caratteri mobili, che hanno relegato gli amanuensi nell’angolo delle cose antiche e imperfette. I libri, prima del ‘500 si scrivevano a mano. Forse in Cina no, ma questo è un altro discorso.
    Il poter riprodurre all’infinito simboli con l’ausilio di una macchina è stato qualcosa di eccezionale.

    E, per venire ai giorni nostri, radio, televisione e infine internet.

    Prima della radio, le guerre venivano annunciate che già erano finite. Quella di Crimea, ad esempio, è in tal senso emblematica.

    Ogni rivoluzione (e questa la è senz’altro) nel momento in cui la viviamo ci sembra portatrice di un assolutismo del tutto unico, quando in realtà ci sono stati momenti ben più “assoluti” di quelli che viviamo.
    I supporti, tipo i cd, non credo, a dire il vero, che abbiano una durata inferiore rispetto alla carta. E nemmeno i supporti astratti, che consentono infiniti back up senza che nulla si perda. Non è in ballo il singolo cd, è chiaro che affidare una cosa importante a un singolo supporto così fragile sarebbe un errore. Ma era ben peggio la carta, che se prendeva fuoco, buonanotte. Oggi esistono copie di copie di copie, tutte su supporti diversi e addirittura su spazi eterei.

    Molte cose sono state perse in passato, si pensi ai vari codici religiosi di cui si sono conservati solo una piccolissima percentuale.
    Se ci fossero stati cd , chiavette e nuvolette al tempo degli assiri, degli egizi o dei romani, credo che ne sapremmo molto di più, secondo me.

  5. The Following User Says Thank You to Zingaro di Macondo For This Useful Post:


  6. #4
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    Citazione Originariamente scritto da Zingaro di Macondo Vedi messaggio
    Topic molto interessante.
    Se ci fossero stati cd , chiavette e nuvolette al tempo degli assiri, degli egizi o dei romani, credo che ne sapremmo molto di più, secondo me.
    E' proprio questo il punto. Le tavolette in pietra incise posso essere lette semplicemente. i CD, le chiavette USB, il cloud (che non e' altro che la distribuzione dei nostri dati in server fisici sparsi per il mondo), richiedono l'apparecchiatura adeguata.
    Io lavoro nel settore informatico, ed in 30 anni di lavoro sono passato dalla schede perforate ai nastri, ai mainframe che occupavano appartamenti ai computer personali, agli smartphone, ai tablet.

    Gia' oggi, dovessimo leggere le schede perforate, avremmo qualche piccolo problema (non che non sia possibile farlo, ma richiede il ripristino di tecnologie di 30-40 anni fa, e parliamo di meno di mezzo secolo).
    tra 1000 anni chi sara' in grado di leggere i nostri dati digitali?
    Consideriamo che i dati possono essere big endian o little endian (cercate in internet il significato), ma semplificando, lo stesso dato puo' essere scritto partendo dal bit piu' significativo oppure dal bit meno signiicativo, ed un computer deve 'sapere' come sono immagazzinati i dati.

    Cioe', quello che voglio dire... oggi leggendo la stele di rosetta, vediamo i segni, i simboli, a prescindere dal comprenderne o meno il significato, ma li vediamo oggi con i nostri occhi, li tocchiamo oggi con le nostre mani, come li vedevano e li toccavano migliaia di anni fa. Il problema e' solo di interpretazione (dove solo puo' gia' essere un enorme problema).

    Un CD, un DVD, un Blu Ray, deve per prima cosa essere 'letto', che significa decifrare i bit di cui e' costituito.

    Un lettore CD non puo' leggere un DVD o un Bluray ed un lettore Bluray non puo' leggere un DVD o un CD.
    (Qualcuno obiettera' che non e' vera la mia affermazione perche' un CD e' letto da un lettore Blu Ray, ma e' letto da un lettore Blu Ray perche' tale lettore (per scelta) e' dotato di un laser con lunghezza d'onda variabile in funzione del suporto, ma se fosse progettato solo per leggere un Blu Ray, non potrebbe leggere altro).
    Quindi le variabili in gioco sono moltissime.
    Dietro un Blu Ray, un CD, una pennetta USB, c'e' una serie di circuiti, di programmi, che seguono degli standard predefiniti. Quindi chiunque volesse leggerli dovrebbe conoscere questi standard (o avere una tecnologica elevata in grado di adattarsi ai supporti).

    Gia' una pennetta USB3 non e' detto che venga letta dalla porta USB di prima serie (il viceversa si' ma non per miracolo, perche' chi ha sviluppato USB2 ed USB3 ha incluso anche la possibilita' di leggere il pregresso, chi ha svilppato USB non poteve prevedere le evoluzioni future).

    Un DVD e' in piu' pure crittografato per motivi di copyright per cui un DVD previsto per il mercato Americano (che ha una certa region) non puo' essere (normalmente) letto da un lettore Italiano e viceversa. Ed e' necessario conoscere le codifiche.

    Un disco di alcuni anni fa EIDE non e' compatibile con un disco attuale Sata (esistono ovviamente convertitori da Sata a Eide e viceversa, ma per farli e' necessario avere uno schema elettrico con le piedinature, il significato di ciascun connettore, i livelli di tensione necessari per farli funzionare e capire le differenze di funzionamento).

    Nel caso di segni, fisici, incisi sulla pietra che non richiedono alcuna tecnologia per essere interpretati (se non l'occhio umano), e non richiedono strumenti altamente avanzati tutto e' molto piu' semplice
    Basta la vista o il tatto per 'vedere' i simboli. Poi ovviamente ci vogliono anni e anni di studi per decifrarli, ma il problema principale di 'vedere' il messaggio inciso non si pone.

    Nel caso di strumenti tecnologici, a prescindere dalle difficolta' di interpretazione dei simboli grafici, si aggiunge la difficolta' nel 'vedere' i simboli incisi.

    A noi oggi sembra tutto semplice, banale, perche' viviamo in un mondo tecnologico, ma senza le corrette informazioni, tutto quanto ci sembra semplice diventa inerte, morto, inutilizzabile.

    In molti casi l'errore nel trattare un oggetto puo' determinare la perdita definitiva dei dati.

    Se la stele di Rosetta cadesse per terra al piu' si romperebbe in enne parti in qualche modo ricomponibili, se un Hard Disk cadesse, potrebbe non essere piu' recuperabile.

    Un file musicale inciso su un supporto elettronico deve per prima cosa essere letto in qualche modo dal supporto elettronico (chiavetta, cd, dvd, disco, o qualunque supporto lo ospiti), una volta letti i bit, e' necessario capire come siano stati scritti con che regole. I dati vanno convertiti da segnali digitali in segnali analogici in grado di ricostruire un messaggio musicale, acustico. Se parliamo di mp3 e' necessario capire come funziona l'algoritmo di compressione dell'mp3, ma questo vale per qualsiasi formato, serve poi capire la frequenza di campionamento, quanti bit devono essere considerati per volta (16 ? 32 ? 64 ?). ed una serie di informazioni.
    In assenza di una serie di informazioni (che potrebbero ovviamente essersi tramandate, ma potrebbero anche essersi perse nel corso dei millenni), non e' banale recuperare i messaggi incisi.
    Ultima modifica di apeschi; 09-27-2017 alle 10:51 PM.

  7. #5
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    Citazione Originariamente scritto da Zingaro di Macondo Vedi messaggio
    Topic molto interessante.

    Credo che questo disfattismo, perdonatemi il termine un po’ generico, sia sempre esistito. Il pensiero di Apeschi è come sempre molto articolato, ma devo per questioni di spazio ridurlo (come non andrebbe) ad un solo aggettivo.
    Io non credo che di noi non rimarrà nulla.

    Certamente i tempi sono cambiati e, da qualche anno, è cominciata una rivoluzione tecnologica i cui sviluppi sono difficilmente interpretabili.

    Ma non dimentichiamoci che non è la prima e non sarà l’ultima. In passato ci sono state rivoluzioni ben più grandi di questa. Anzi, secondo me esiste una diretta proporzionalità tra rilevanza sociale e distanza temporale. In termini informativi più una scoperta è lontana nel tempo, più ha avuto ripercussioni sulla società, quasi come se le altre avessero completato le prime.

    Voglio dire: la rivoluzione per eccellenza è stata la parola, il linguaggio. La seconda la scrittura. Pensiamo alla rivoluzione del poter scrivere attraverso segni più o meno indelebili i nostri pensieri su supporti secolari. Prima, veramente non restava niente di niente.
    Pensiamo alla rivoluzione dei caratteri mobili, che hanno relegato gli amanuensi nell’angolo delle cose antiche e imperfette. I libri, prima del ‘500 si scrivevano a mano. Forse in Cina no, ma questo è un altro discorso.
    Il poter riprodurre all’infinito simboli con l’ausilio di una macchina è stato qualcosa di eccezionale.

    E, per venire ai giorni nostri, radio, televisione e infine internet.

    Prima della radio, le guerre venivano annunciate che già erano finite. Quella di Crimea, ad esempio, è in tal senso emblematica.

    Ogni rivoluzione (e questa la è senz’altro) nel momento in cui la viviamo ci sembra portatrice di un assolutismo del tutto unico, quando in realtà ci sono stati momenti ben più “assoluti” di quelli che viviamo.
    I supporti, tipo i cd, non credo, a dire il vero, che abbiano una durata inferiore rispetto alla carta. E nemmeno i supporti astratti, che consentono infiniti back up senza che nulla si perda. Non è in ballo il singolo cd, è chiaro che affidare una cosa importante a un singolo supporto così fragile sarebbe un errore. Ma era ben peggio la carta, che se prendeva fuoco, buonanotte. Oggi esistono copie di copie di copie, tutte su supporti diversi e addirittura su spazi eterei.

    Molte cose sono state perse in passato, si pensi ai vari codici religiosi di cui si sono conservati solo una piccolissima percentuale.
    Se ci fossero stati cd , chiavette e nuvolette al tempo degli assiri, degli egizi o dei romani, credo che ne sapremmo molto di più, secondo me.
    Quoto ogni singola parola

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  9. #6
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    Ciao Apeschi.

    Condivido la tua preoccupazione da un punto di vista tecnico.
    Poco tempo fa leggevo che la CIA non sa più come accedere a gran parte dell'informazione digitalizzata negli anni 80 perchè non ci sono più le macchine per farlo e nessuno sa più come ricrearle.

    Ma ho dei dubbi sulla preoccupazione sentimentale che ciò dovrebbe comportare.
    Provo a fare due esempi per spiegarmi meglio:

    Ad oggi tu sei presente sul Forum con 1055 post: di questi, quanti ne hai salvato su carta in modo da conservarli in un futuro?
    Dei nonsoquantimila post scritti dagli altri, ne hai stampato almeno uno?
    Io nessuno, nè mio nè altrui.

    Quante foto hai nel tuo PC?
    Quante di queste hai stampato su carta?
    Nel mio caso il rapporto sarà - se va bene - di 1.000 / 1.

    Eppure parliamo di un luogo dove scrivi le tue riflessioni o delle immagini della tua vita o dei tuoi cari.

    Ricordo quando da ragazzo, dopo una notte appostato in montagna con una reflex della DDR che somigliava più a una tagliola per orsi che a una macchina fotografica, riuscii a fotografare il movimento delle stelle.
    Ne feci un sacco di copie e le diedi a tutti i miei amici: che soddisfazione!
    Se lo facessi adesso con una macchina digitale (in molte c'è già il pulsante apposito!!), guarderei le immagini si e no per due secondi, le salverei e magari non le riguarderei mai più.
    Ecco: non ho stampato nemmeno un post di Forum Libri ma conservo un mio vecchio quaderno di poesie (ridicole).

    Non è che digitalizziamo quasi tutto in maniera compulsiva e se in fondo in fondo il 95% di ciò che abbiamo digitalizzato andasse perso non importerebbe nulla a nessuno?
    Cioè, forse una preoccupazione sentimentale c'è, ma non per la digitalizzazione in sé.

  10. #7
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    Citazione Originariamente scritto da Carcarlo Vedi messaggio
    Ciao Apeschi.

    Condivido la tua preoccupazione da un punto di vista tecnico.
    Poco tempo fa leggevo che la CIA non sa più come accedere a gran parte dell'informazione digitalizzata negli anni 80 perchè non ci sono più le macchine per farlo e nessuno sa più come ricrearle.

    Ma ho dei dubbi sulla preoccupazione sentimentale che ciò dovrebbe comportare.
    Provo a fare due esempi per spiegarmi meglio:

    Ad oggi tu sei presente sul Forum con 1055 post: di questi, quanti ne hai salvato su carta in modo da conservarli in un futuro?
    Dei nonsoquantimila post scritti dagli altri, ne hai stampato almeno uno?
    Io nessuno, nè mio nè altrui.

    Quante foto hai nel tuo PC?
    Quante di queste hai stampato su carta?
    Nel mio caso il rapporto sarà - se va bene - di 1.000 / 1.

    Eppure parliamo di un luogo dove scrivi le tue riflessioni o delle immagini della tua vita o dei tuoi cari.

    Ricordo quando da ragazzo, dopo una notte appostato in montagna con una reflex della DDR che somigliava più a una tagliola per orsi che a una macchina fotografica, riuscii a fotografare il movimento delle stelle.
    Ne feci un sacco di copie e le diedi a tutti i miei amici: che soddisfazione!
    Se lo facessi adesso con una macchina digitale (in molte c'è già il pulsante apposito!!), guarderei le immagini si e no per due secondi, le salverei e magari non le riguarderei mai più.
    Ecco: non ho stampato nemmeno un post di Forum Libri ma conservo un mio vecchio quaderno di poesie (ridicole).

    Non è che digitalizziamo quasi tutto in maniera compulsiva e se in fondo in fondo il 95% di ciò che abbiamo digitalizzato andasse perso non importerebbe nulla a nessuno?
    Cioè, forse una preoccupazione sentimentale c'è, ma non per la digitalizzazione in sé.
    A me sinceramente che restino o non restino ai posteri i miei messaggi, le cavolate che ho scritto importa veramente nulla.

    Mi spiace non essere stato compreso.

    Personalmente sono per la tecnologica, al punto che ormai compro musica liquida ed ebook.

    Quindi, egoisticamente che alle generazioni future possano arrivare le mie fotografie digitali, i miei libri, i miei dischi, per quanto mi riguarda non ha assolutamente alcuna importanza. Non ho certo prodotto opere d'arti, cultura, o quant'altro degna di essere trasmessa ai posteri. Probabilmente (non avendo figli), nessuno si ricordera' nemmeno di me dopo pochi anni.

    Il mio era un ragionamento e una riflessione generale. Voleva essere uno spunto di rilfessione considerando che stiamo andando sempre piu' verso l'informatizzazione spinta e la digitalizzazione spinta sotto tutti i punti di vista.

    I dipinti rupestri li vediamo ancora dopo migliaia di anni, le incisioni egiziane pure.
    Ammettiamo che sia arrivato a noi un milionesimo di quanto prodotto, magari il milionesimo meno interessante, ma qualcosa abbiamo ancora.
    L'unico strumento per poterli vedere (dico vedere, non interpretare che e' un altro discorso), sono i nostri occhi.

    I prodotti della nostra civilta' tra pochi anni non saranno piu' visibili. Rimarra' l'inquinamento, il disastro ambientale che abbiamo prodotto.

    Io posso ancora vedere le fotografie stampate su carta dei miei nonni o bisnonni, ed avendo i negativi posso ancora stamparli.

    Non avendo avuto figli, non avro' nemmeno nipoti o pronipoti a cui lasciare i dischi digitali e quindi, ribadisco che per quanto mi riguarda e' un finto problema, ma generalizzando, i vostri nipoti o pronipoti (per chi li avra'), delle vostre bellissime foto salvate su facebook o su instagram, molto probabilmente non se ne faranno una cippa, a meno che li stampiate su carta (ma non con semplice inchiostro che dopo poco tempo sbiadisce).

    Provate a prendere un vecchia foto stampata con i procedimenti tradizionali ed una foto stampata su stampante a getto d'inchiostro.
    Non sto parlando di archiviazione con tecniche particolari di dati importanti, ma dell'uso quotidiano delle immagini.

    Mi fa sorridere questa certezza che i dati digitalizzati siano eterni e che se gli egizi avessero potuto salvare i dati su pennette USB oggi sarebbe tutto piu' semplice.

    Basti rivedere 2001 Odissea nello spazio, film relativamente recente, ma comunque girato agli albori dell'informatizzazione di massa. Quando venne girato nessuno aveva la minima idea di poter memorizzare terabyte di dati in spazi cosi' ridotti, nessuno aveva manco la piu' pallida idea che avremmo avuto i CD e quant'altro. Il super calcolatore HAL era il frutto della tecnologia di quei tempi, oggi uno smartphone ha una capacita' nettamente maggiore, e se trovassimo oggi le 'pizze' di nastri di qualche anno fa, non avremmo nemmeno piu' i driver per poterli leggere (se non in qualche museo o abbandonati in qualche magazzino), e sono passati solo pochi decenni.

    Poi che la nostra cultura o pseudo cultura possa non arrivare ai posteri, credo sia pure un vantaggio, se per questo. Il ricordo della nostra civilta' sara' l'inquinamento, la distruzione dell'ambiente, decine di rifiuti di plastica inutilizzabili.
    Ultima modifica di apeschi; 09-29-2017 alle 12:34 AM.

  11. #8
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    Questa domanda - opportuna - di Apeschi, mi ha chiarito (inconsciamente) perchè:

    1. nonostante le migliaia di brani musicali che ho nel computer o nelle chiavette usb, degli autori e cantanti e musicisti che amo veramente compro anche "fisicamente" il cd e - ove possibile - il vinile;

    2. idem per i libri: ho migliaia di e-book, ma compro il cartaceo dei miei preferiti;

    3. qualche hanno fa (una decina) c'era un collega (molto anziano) che ostinatamente scriveva con una vecchia olivetti e rifiutava (gli mancava poco alla pensione) di imparare a scrivere al computer... lo prendevano in giro tutti. Un giorno ci fu un black-out e rimanemmo tutto il giorno senza corrente elettrica: nei corridoi si sentiva soltanto il ticchettio della macchina da scrivere del collega che continuò nel suo "manuale" e lento lavoro...

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  13. #9
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    Io non sarei così pessimista!

    Da un punto di vista tecnologico mi sembra che adesso che siamo consci del problema, troveremo anche la soluzione, che non mi sembra poi tanto difficile.
    Basta copiare i file da un formato a un altro...si può fare no? (Non è certo il mio settore).

    Da un punto di vista artistico e culturale invece penso sia un grande vantaggio.
    Ad esempio:
    - Dario Fo e Franca Rame sono morti. Cento anni fa il loro teatro sarebbe andato scomparso per sempre, ma grazie ai dvd e a internet potremo vederli anche tra 10 anni e magari anche tra 100 o 500. Non possiamo certo dire la stessa cosa del teatro greco-romano, di quello dei tempi di Shakespeare, Calderòn de la Barca o Moliere che siamo costretti a immaginarcelo. La prima di Sei personaggi in cerca d'autore è andata perduta per sempre...
    - la stessa cosa dicasi della musica: quanti grandi artisti persi per sempre!
    - i musei, proprio per essere sicuri che restino il più a lungo possibile, vengono digitalizzati perciò se da una parte possono essere consultati in tempo reale dall'altra parte del mondo, dall'altra potrebbero essere consultabili anche dopo un incendio o un terremoto.

    C'è anche da dire una cosa: la maggior parte dei papiri egizi, delle tavolette d'argilla babilonesi o dei manoscritti medievali che ci sono pervenuti, non sono opere d'arte ma atti notarili!

  14. #10
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    Beh, alla tecnologia non ci si può opporre, meglio trovare un sistema per una pacifica convivenza

    Il mio settore di competenza è quello fotografico, dove siamo passati dalle stelle alle stalle in pochi anni,cinque circa. Abbiamo tentato, dopo quasi trent'anni di attività, di stare a galla nonostante il digitale con un totale rinnovamento di attrezzature e servizi,niente da fare, ben presto diventò poco remunerativo e molto, troppo, impegnativo.
    Abbiamo ceduto a un pazzo nostalgico l'attività e abbiamo cambiato vita. Pensionamento anticipato ovviamente senza pensione...ma va bene così .Noi che di figli ne abbiamo avuti tre e iniziamo ad avere anche un considerevole numero di nipotini scattiamo migliaia di foto,con il cellulare ovviamente,non stampiamo niente se non per qualche cornice e foto da frigo non posso stare senza
    Eppure ho predicato per anni con i miei clienti:stampate qualche foto o andranno perse, i vostri bambini cresceranno e non avranno uno straccio di albumino..

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  16. #11
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    Citazione Originariamente scritto da darida Vedi messaggio
    Beh, alla tecnologia non ci si può opporre, meglio trovare un sistema per una pacifica convivenza

    Il mio settore di competenza è quello fotografico, dove siamo passati dalle stelle alle stalle in pochi anni,cinque circa. Abbiamo tentato, dopo quasi trent'anni di attività, di stare a galla nonostante il digitale con un totale rinnovamento di attrezzature e servizi,niente da fare, ben presto diventò poco remunerativo e molto, troppo, impegnativo.
    Abbiamo ceduto a un pazzo nostalgico l'attività e abbiamo cambiato vita. Pensionamento anticipato ovviamente senza pensione...ma va bene così .Noi che di figli ne abbiamo avuti tre e iniziamo ad avere anche un considerevole numero di nipotini scattiamo migliaia di foto,con il cellulare ovviamente,non stampiamo niente se non per qualche cornice e foto da frigo non posso stare senza
    Eppure ho predicato per anni con i miei clienti:stampate qualche foto o andranno perse, i vostri bambini cresceranno e non avranno uno straccio di albumino..
    Io non so quant'è che mi dico : stampa tutte ste foto o andranno perse....poi per pigrizia e negligenza son sempre li, sul pc...le foto della mia nipotina, le foto dei compleanni di mia mamma...bisogna che mi decido...

  17. #12
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    Citazione Originariamente scritto da SALLY Vedi messaggio
    Io non so quant'è che mi dico : stampa tutte ste foto o andranno perse....poi per pigrizia e negligenza son sempre li, sul pc...le foto della mia nipotina, le foto dei compleanni di mia mamma...bisogna che mi decido...
    Eh...il problema è che quando diventano tante le immagini scattate, e per tante intendo centinaia e centinaia...la gestione diventa impossibile. Agli albori del digitale consigliavo ai clienti di cancellare subito le immagini doppie...si fa per dire,mille foto dello stesso tramonto per semplificare la scelta delle foto da stampare, o di finalizzare con album digitali stampati in random, ma se li facevano loro da casa e io che stavo li a fare? Non se ne esce:è passata un'era inutile star lì a girarci intorno

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