Dopo anni di assenza, Davide fa ritorno nella casa di campagna in cui ha trascorso l'infanzia. Lì lo attende Giustina, la sorella maggiore, dolente custode di un luogo che nasconde tra le sue mura le tracce invisibili di una tragedia immane. Dopo un primo abbraccio imbarazzato, i due pian piano si sciolgono e Giustina racconta a Davide tutto ciò che sa di un dramma del quale egli, all'epoca troppo giovane, conosceva solo l'epilogo. Lentamente compaiono i fantasmi del passato: la madre, che aveva con Davide un rapporto speciale e che trascorreva tanto tempo scrivendo, scomparsa a causa di un incidente stradale; il padre, a cui Giustina era particolarmente legata, morto in maniera tragica, anch'egli precocemente; la loro tragica e controversa fine, gli amori, gli affetti, le amicizie e gli odi alimentati lungo tutta una vita.
Davide è partito e poi tornato per indagare il passato, per poter continuare a vivere ma finalmente con la consapevolezza di ciò che è successo, chiudendo a qualsiasi prezzo un cerchio opprimente; Giustina, silenziosa depositaria di buona parte della verità, coltiva in sé un dolore statico e orgoglioso, ostinandosi a fermarsi in quella casa, quasi soffrisse di un inspiegabile senso di colpa, a cullare i segreti di un dramma impossibile da dimenticare e mai risolto.
Si tratta di un romanzo scritto con uno stile molto letterario, con frasi e periodi lunghissimi, con un linguaggio ricercato ma chiaro e limpido, e diversi flashback. L'autore scava profondamente nei pensieri e nell'animo dei vivi e dei morti, senza fare sconti a nessuno, soffermandosi sui sentimenti razionalmente inammissibili.
Il contrasto tra il racconto di quanto accade nel presente, apparentemente lento, e il viaggio a suo modo avvincente nel torbido passato, durante il quale la storia si dipana chiarendo i punti oscuri e rendendo il romanzo quasi una sorta di thriller psicologico, colpisce e contribuisce a sottolineare la sua bellezza.