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Discussione: Haruf, Kent - Crepuscolo

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  1. #1

    Predefinito Haruf, Kent - Crepuscolo

    TRAMA
    Siamo a Holt, Colorado.La vita dei vecchi fratelli Harold e Raymond McPheron è cambiata da quando hanno accolto alla fattoria Victoria Roubideaux e la piccola Katie, ma ora la ragazza ha deciso di andare all’università e di trasferirsi a Fort Collins. A poca distanza dai McPheron vive DJ, un ragazzino orfano che si prende cura del nonno. DJ fa amicizia con Dena, la figlia della vicina, e la sua storia si lega a quella di Joy Rae e del fratello Richie, che vivono in una roulotte con la famiglia e sono a carico dei servizi sociali, sotto le cure attente di Rose Tyler.Come in Benedizione e in Canto della pianura, le vite dei protagonisti si intrecciano le une alle altre. E i lettori di Kent Haruf ritroveranno la sua voce lieve che qui ci parla dei tanti volti della crescita, quella frontiera che spesso appare invalicabile ma che a ogni età può essere superata solo vincendo la paura e ritrovando il desiderio di continuare il viaggio della vita.Questo libro è per chi ama guardare la danza delle candele sul muro, per chi ascolta la “Pastorale” di Beethoven, per chi ricorda quando da bambini ci si arredava una stanza con tutto quello che si trovava in giro, e per chi è rimasto solo, al freddo, per tanto tempo, e oggi ha deciso di rimettersi in gioco e correre il rischio di diventare una persona diversa.

    COMMENTO
    E' indubbio che tornare a Holt sia un po' come tornare a casa: si ritrovano tutte quelle sensazioni familiari, il tepore di una stanza che qualcuno ha preparato con cura, gli odori che rimandano all'infanzia e risvegliano ricordi vecchissimi, che si credevano dimenticati.
    Se, però, dopo aver letto “Benedizione” immergermi in “Canto della pianura” era stato come ritrovarmi a percorrere per caso la strada di casa, sorprendendomi di quanta bellezza ci possa essere nelle cose semplici da cui mi ero allontanata, tornare ad Holt con “Crepuscolo” è stato come tornare in un luogo per lunghi anni sognato, idealizzato, arricchito di fantasie e proiezioni.
    La scrittura di Haruf ha sempre quella semplicità confortante in grado di dipingere un quadro pulito e schietto in poche righe, ma mi è parsa un po' più rigida, meno ispirata, come se ormai ci fosse la forzatura data dall'abitudine. O forse semplicemente avevo riposto troppe aspettative in questo autore, e sul lungo periodo semplicemente la magia non ha funzionato di nuovo.
    Non so, forse tornare per tre volte a Holt, riaprire situazioni che avevano avuto la propria conclusione non era del tutto necessario. Non sempre, per carità: alcuni passaggi hanno conservato anche qui una perizia e un'attenzione mirabili, ma spesso mi è sembrato che il ritmo di Haruf fosse un po' più stanco, come se volesse a tutti i costi ripercorrere dei sentieri già esplorati in lungo e in largo, sui quali ormai non è rimasto molto da dire.
    L'interessante nota del traduttore evidenzia come la maggior parte dei rapporti umani in Haruf - e in “Crepuscolo” in particolare - siano caratterizzati da una timidezza e da una voglia di prendersi cura dell'altro che li rendono per questo luminosi e ottimistici. Questo è senz'ombra di dubbio vero, ed è forse questo l'aspetto che più mi ha colpito di tutta la trilogia della pianura. Eppure, in questo “Crepuscolo” mi è spesso sembrato di avvertire una nota di artificiosità: sia quando si tratta di descrivere i personaggi negativi (Hoyt Raines è sostanzialmente una caricatura) sia quando invece tutto si cosparge di una zuccherosità un po' stucchevole. Ecco, in “Canto della pianura” e “Benedizione” c'era una dolcezza ferma, che non aveva bisogno di essere affermata per essere evidente. Qui, invece, c'è un po' di stucchevolezza. E mi è dispiaciuto moltissimo, perché speravo davvero che anche quest'ultimo volume della trilogia della pianura mi convincesse appieno.
    Ecco, se solo potessi trasportare DJ, Betty, Luther, Richie e Joe Rae in “Canto della pianura”, tralasciando tutto il contorno, Kent Haruf diventerebbe senz'ombra di dubbio uno dei miei autori preferiti. Così, ahimé, resta solo un bravo autore che ha avuto un'ottima intuizione che ha funzionato bene per un paio di romanzi brevi, ma che poi ha cercato di tirare un po' troppo in lungo, snaturandola un po'.

  2. The Following User Says Thank You to Jessamine For This Useful Post:


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