"Il romanzo è stato scritto da Queneau nel 1971, cinque anni prima di morire, quando l'autore aveva già pubblicato le sue opere maggiori di narrativa e i folgoranti saggi letterari. Vi si narra di un gruppo di repubblicani irlandesi che si impegnano, nel fatidico 1916, a occupare un ufficio postale di Dublino. Sono sette buoni diavoli che improvvisano un'azione rivoluzionaria nella più totale sprovvedutezza. Evacuano l'ufficio, fanno secco il suo direttore, e si preparano, perché così vuole l'autore, a vivere ore di inatteso eroismo che dovrebbe venire da un'accanita resistenza alla prevedibile controffensiva inglese. Nei piani abborracciati dei sette prodi, c'è però un evento imprevisto."

Questo racconto è geniale e la storia è uno spasso, una girandola schizofrenica di umori e di sentimenti, di umana follia, dell'incapacità di controllare se stessi e il meccanismo del branco.
Gli aspiranti eroi sono molto più spaventati dalla donna che non dai soldati inglesi, molto più sconvolti dal sesso che non dalla morte.
Curiosa la figura femminile, vittima o carnefice?

Sono rimasta colpita da come Queneau gioca con il linguaggio, dal comico al sentimentale, dal grottesco allo sboccato ("le fece risuonare il sedentario" "il personale femminile lavorava di natiche, sgaloppando verso le uscite" "ci hanno la squizza" "con l'altra guerra che hanno sul gobbo" "non pensa ad altro che a dondolarli via"), soprattutto pensando al ... traduttore! Come ha fatto il traduttore a tradurre questi termini?! Dev'essere veramente bravo! (Il traduttore è Giuseppe Guglielmi, che ha tradotto anche Cèline.)
E per quanto riguarda il tono del linguaggio, mi chiedo se abbia usato lo stesso stile anche per gli altri suoi libri famosi... pensavo fossero libri seri!

Queneau gioca con la letteratura come solo una persona colta può fare.
Il senso profondo che questa lettura mi ha trasmesso è una totale disillusione nell'essere umano, neppure l'ideale di libertà riesce a nobilitare i protagonisti: la vita e la morte vengono accolte entrambe con indifferenza, l'umano è davvero ricondotto alle minime dimensioni e neppure l'ideale di combattere per la libertà riesce a dare un'anelito più elevato a questa misera umanità. Per quanto l'uomo faccia, si agiti non avrà mai il controllo, nè delle sue azioni, nè dei suoi ideali. Anche l'uomo più risoluto e pragmatico è sconfitto o meglio ridimensionato.