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La giornata di uno scrutatore

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Discussione: Calvino, Italo - La giornata di uno scrutatore

  1. #1
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    Predefinito Calvino, Italo - La giornata di uno scrutatore

    Questo racconto o romanzo breve mi è piaciuto molto, è stato pubblicato nel 1963 però la storia si svolge 10 anni prima (data in cui l'autore ha iniziato a scriverlo) all'interno di un seggio elettorale sito nel Cottolengo di Torino, un istituto religioso dove sono ricoverati migliaia di minorati fisici e mentali.
    Non è affatto noioso come a qualcuno potrebbe sembrare dal titolo (tra l'altro a me interessa anche l'argomento elezioni, ho fatto diverse volte la scrutatrice) perché è denso di riflessioni che il protagonista, Amerigo Ormea, fa riferendosi soprattutto alla normalità o meno dell'essere umano.
    E' autobiografico perché lo stesso Calvino era iscritto al partito comunista e si trovò un paio di volte al Cottolengo, la prima per poco tempo in qualità di candidato e la seconda proprio come scrutatore.
    Molto interessanti i riferimenti a poeti e filosofi e alla ideologia marxista. Ed anche la critica ai religiosi che volevano votare per i pazienti inabili al voto per far vincere la democrazia cristiana.
    Ho trovato diversi punti di contatto con Amerigo, devo trovare il tempo per postare le citazioni segnate.

    P:S: strano che non ci fosse ancora qui in PB, ma io non l'ho trovato
    Ultima modifica di Minerva6; 12-25-2017 alle 09:46 PM.

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  • #2
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    Predefinito

    D'improvviso gli venne da pensare a un mondo in cui non ci fosse più la bellezza.
    Ma porre la bellezza troppo in alto nella scala dei valori, non è già il primo passo verso una civiltà disumana, che condannerà i deformi a esser gettati dalla rupe?
    Quando parla così riferendosi ai minorati del Cottolengo mi è venuto da pensare a L'idiota del Dosto

    «Gratitudine a Dio». Gratitudine per le sventure? Amerigo cercava di farsi passare il nervoso riflettendo (la teologia gli era poco familiare) a Voltaire, Leopardi, (la polemica contro la bontà della natura e della provvidenza), poi -naturalmente- Kierkegaard, Kafka, (il riconoscimento d'un dio imperscrutabile agli uomini, terribile).

    s'impelagava - per la sua abitudine a guardare le cose dal punto di vista dell'avversario e la sua riluttanza a esprimere concetti ovvi
    succede spesso anche a me

    Nulla lo scandalizzava quanto la faciloneria con cui popoli si moltiplicano, e più affamati e arretrati sono meno la smettono di far figli, non tanto perché li vogliono ma perché abituati a lasciar fare alla natura, alla disattenzione, all'abbandono.

    ...erano lacci dello stesso nodo o garbuglio in cui sono legate tra loro - dolorosamente, spesso (o sempre) - le persone.

    L'umano arriva dove arriva l'amore; non ha confini se non quelli che gli diamo.

    Calvino in una nota sul finale dice:ho cercato di basarmi sempre su cose viste coi miei occhi (in due occasioni, nel 1953 e nel 1961); ammesso che questo possa importare, in un racconto che è più di riflessioni che di fatti
    Ecco perché ho apprezzato molto questo libro


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