Questo libro segna l’atto ufficiale (1931) del commissario Maigret.

«La presenza di Maigret al Majestic aveva inevitabilmente qualcosa di ostile. Era come un blocco di granito che l’ambiente rifiutava di assimilare.
«Non che somigliasse ai poliziotti resi popolari dalle caricature. Non aveva né baffi né scarpe a doppia suola. Portava abiti di lana fine e di buon taglio. Inoltre si radeva ogni mattina e aveva mani curate.
«Ma la struttura era plebea. Maigret era enorme e di ossatura robusta. Muscoli duri risaltavano sotto la giacca e deformavano in poco tempo anche i pantaloni più nuovi.
«Aveva in particolare un modo tutto suo di piazzarsi in un posto che era talora risultato sgradevole persino a molti colleghi».


In questo primo giallo di Maigret non è tanto la storia che a tratti è fumosa, poco credibile e melodrammatica ma è proprio la creazione del commissario a renderlo imperdibile. Un personaggio che prende subito la ribalta, che coinvolge quasi più dei criminali su cui indaga.