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 Fiori sopra l'inferno

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Discussione: Tuti, Ilaria - Fiori sopra l'inferno

  1. #1
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    Predefinito Tuti, Ilaria - Fiori sopra l'inferno

    «Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell’orrido che conduce al torrente, tra le pozze d’acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa
    si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l’esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l’inizio. Qualcosa di sconvolgente
    è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profiling e
    ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato
    dall’età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l’indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia,
    ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura.»
    Questo non è soltanto l’esordio di una scrittrice di grandissimo talento. Non è soltanto un thriller dal ritmo implacabile e dall’ambientazione suggestiva.
    Questo è il debutto di una protagonista indimenticabile per la sua straordinaria umanità, il suo spirito indomito, la sua rabbia e la sua tenerezza.

    Ecco… ancora una volta mi trovo a recensire un libro per niente facile da analizzare, un libro così peculiare che l’unico aggettivo che userei per definirlo è “sorprendente”. La mia recensione sarà, quindi, molto personale.
    Tanto premesso, confesso che ad incuriosirmi, prima ancora della trama del libro, è stato il gran parlare che se ne sta facendo: mi ci sono avvicinata con la mia solita diffidenza perché volevo capire se fosse il solito caso editoriale in stile “Ragazza del treno” con tanto fumo e poco arrosto, o se ne valesse davvero la pena. Altro punto che mi ha dato qualche perplessità all’inizio è stato leggere, nelle note biografiche, che l’autrice ama i romanzi di Donato Carrisi che, invece, non rientra propriamente nei miei autori preferiti… capite quindi con che preconcetti mi approcciavo alla lettura!
    Ed in effetti l’influenza di Carrisi in questo libro si sente, soprattutto all’inizio: il linguaggio usato dall’autrice, come quello di Carrisi, è molto articolato, a volte non proprio lineare, ma mentre Carrisi mi dà sempre l’impressione di dire in modo troppo elaborato cose che richiederebbero molte meno parole, ho capito ben presto che i concetti espressi e le descrizioni contenute in queste pagine non avrebbero potuto trovare registro linguistico più appropriato. Ho fatto in fretta, quindi, ad abituarmi allo stile e ad entrare nella vicenda che, vi assicuro, è tutt’altro che banale e, ancora adesso, a lettura ultimata, mi lascia scossa per la sua crudezza e veridicità.
    C’è un’indagine di polizia, c’è una serie di delitti, c’è un assassino che non rientra in nessuna categoria psicologica predefinita perché a volte uccide e a volte lascia vive le sue vittime, ci sono simboli difficili da codificare, c’è una comunità poco collaborativa ed abituata a sbrigarsela da sola e quindi poco tollerante nei confronti di poliziotti di città che vengono a rovistare nei suoi segreti. E poi c’è un territorio affascinante e malevolo, una terra portentosa e respingente, e c’è una donna, Teresa Battaglia, che porta nel nome tutta la sua essenza. E’ il commissario a capo dell’indagine, ha una mente veloce ed allenata che è la sua arma migliore perché le permette di capire le persone, la loro sofferenza, le emozioni che le spingono a commettere un delitto. Ma prima che un poliziotto, Teresa è soprattutto una persona, con pregi e difetti, con un corpo acciaccato dall’età, dalle sofferenze passate ma non sopite e da una malattia incipiente che minaccia di toglierle ciò che ha di più caro: la lucidità. Schietta, arguta, dura, Teresa non vuole piacere per forza; eppure, nonostante i suoi modi tutt’altro che accoglienti, tutti le portano rispetto, considerazione ed ammirazione. Perché? Perché non è solo brava nel suo lavoro: è dotata di una grande empatia e di una profonda umanità. E non potrebbe essere che lei l’unica persona in grado di capire un colpevole così fuori dalle righe, un carnefice-vittima, una sorta di “angelo vendicatore”, un padre che protegge i propri cuccioli.
    E con queste premesse, come si può non consigliare questa lettura? Un’altra cosa che mi ha convinta in questo libro è il profondo legame con il territorio in cui è ambientato: una terra meravigliosa e ostile che, come il grembo di una madre, accoglie e protegge chi la abita e respinge con forza chi vuole violarla.
    Come credo abbiate intuito, questo libro ha un’anima sua, una sua malia intrinseca, che pur attrae e cattura il lettore disturbando la quiete dell’anima. Un thriller psicologico scritto con penna sicura che di certo farà ancora parlare (bene) di sé. Ci sono elementi, infatti, che farebbero pensare ad un seguito o magari ad una saga… personalmente, a questo punto, me lo auguro perché, fidatevi, oltre a quello che vi ho anticipato, c’è molta più carne al fuoco. Perciò non lasciatevi sviare da parole come “esordio”, o “debutto”… questo è un thriller maturo, vale la pena di leggerlo e di lasciarsi sorprendere.

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  3. #2
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    Dunque, come ha già spiegato benissimo Rossella, è difficile trovare parole non banali e scontate per descrivere questo libro, che di banale e scontato non ha proprio nulla. Questo tipo di impronta della storia è più consona ai telefilm che hai libri, infatti mi è capitato spesso, soprattutto con una serie, di aborrire le atrocità commesse da certi colpevoli, provando allo stesso tempo un'empatia non indifferente per ciò che hanno dovuto subire. Forse però l'argomento toccato in questo libro nessuno l'aveva mai rappresentato, ciò che è toccato al colpevole è così tremendo che è impossibile non sentirsi benevoli nei suoi confronti e non sperare che per lui tutto vada a finire bene. Anche perché si percepisce perfettamente che lui non vuole realmente fare del male alle sue vittime, ha un passato e un modo di vita così particolari e diversi dal solito che non possono farlo agire diversamente. Nonostante tutto ha dei valori e sono convinta che in un altro contesto sarebbe diventato un grande uomo, anche perché è palese la forza che ha avuto fin da piccolissimo.
    Il commissario Battaglia è un personaggio letterario riuscito benissimo: una donna non troppo giovane che come molti di noi ha paura del futuro e di non riuscire ad essere quella che è stata fino ad adesso. è burbera e non esattamente fine, ma in realtà il suo è un velo che alza affinché chi la circonda non provi compassione e non le stia troppo addosso. Personalmente, non nego che all'inizio non è che mi facesse tutta questa simpatia, però procedendo con il racconto ho imparato ad apprezzarla e ridere dei suoi atteggiamenti, anche se ovviamente il povero Marini ha tutta la mia solidarietà.
    Sono curiosa di ritrovare lei e la squadra all'opera, però ho paura che il seguito non eguagli minimamente questo romanzo, che è talmente particolare da rischiare che le future avventure risultino piatte e si perda il principale punto di forza della storia, che è proprio la particolarità delle circostanze per cui tutto avviene.
    La scrittura è molto studiata ed elaborata, chiaramente frutto di un lungo processo di gestazione. Devo dire che non è esattamente lo stile che mi è più congeniale, in alcuni punti avrei preferito una narrazione più fluida, con periodi più elaborati e meno punti e virgole. Ho percepito anche un altro aspetto che secondo me potrebbe essere migliorato: spesso il registro non mi è sembrato adatto ai personaggi, intendo in alcuni punti più descrittivi, ho riscontrato elaborazioni puramente linguistiche dove non erano affatto necessarie, e avrei gradito anche una maggiore differenziazione di stile a seconda delle varie voci che narravano; il racconto è molto omogeneo, ma in certi casi non credo sia la soluzione migliore, specialmente quando i punti di vista sono così tanti.

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  5. #3
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    Una lettura eccellente.
    Adoro la protagonista Teresa Battaglia per la sua umanità, per le sue riflessioni e la sua empatia con l'animo umano, che la portano a vedere quanto il colpevole è a sua volta vittima.
    Mi è piaciuta la trama, il ritmo perfetto, lo stile narrativo (si sente che è molto studiato, teso a raggiungere la perfezione), mi è piaciuta molto anche l'ambientazione, il Friuli esce da ogni pagina e soprattutto condivido il giudizio di Donato Carrisi:
    «Ilaria Tuti ha creato non un personaggio ma una persona vera. Teresa Battaglia è più di una protagonista: è una luce piena di ombre, uno spazio dentro il nostro cuore. È già indimenticabile.» - Donato Carrisi

    Voto 5

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