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Discussione: 4° GdL poetico - Fiore di poesia (1951-1997) di Alda Merini

  1. #151
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    Sono stanca
    di sentirmi
    inventare.


    Quando brindo alla follia
    brindo a me stessa.


    Ogni poeta vende i suoi guai migliori.



    Il buon seminatore Quasimodo
    mi lasciò erede di molti "fogli".

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  • #152
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    Io amo perché
    il mio corpo
    è sempre
    in evoluzione.


    Non mi lascio mai
    escludere
    dal mio io.


    Le voglie erotiche
    sono sempre riferite a un palinsesto.



    La calunnia
    è un vocabolo sdentato
    che quando arriva
    a destinazione
    mette mandibole di ferro.

  • #153
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    Predefinito

    Ci sono notti
    che non
    accadono mai.



    Non si sa mai
    quanto sia lunga
    la lingua
    degli innamorati.

  • #154
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    Predefinito Manicomio è parola assai più grande

    Manicomio è parola assai più grande
    delle oscure voragini del sogno,
    eppur veniva qualche volta al tempo
    filamento di azzurro o una canzone
    lontana di usignolo o si schiudeva
    la tua bocca mordendo nell'azzurro
    la menzogna feroce della vita.
    O una mano impietosa di malato
    saliva piano sulla tua finestra
    sillabando il tuo nome e finalmente
    sciolto il numero immondo ritrovavi
    tutta la serietà della tua vita.


    Ho fatto molta fatica a riprendere la lettura delle poesie della Merini, dopo 23 anni dall'ultima poesia Alda vive l'esperienza del manicomio, resterà silenziosa per i lettori per tutto questo tempo e la prima poesia inserita nella raccolta è diretta, di punta, violenta nella sua realtà. Questa poesia è oscura, criptica, ma la forza delle sue prime parole ti entra dentro e ti devasta, così come devastata è stata la sua vita.



  • #155
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    Predefinito Il manicomio è una grande cassa di risonanza

    Il manicomio è una grande cassa di risonanza
    e il delirio diventa eco
    l' anonimità misura,
    il manicomio è il monte Sinai,
    maledetto, su cui tu ricevi
    le tavole di una legge
    agli uomini sconosciuta.


    Un'altra poesia che ha come centralità il "manicomio" , un luogo altro, dove tutto si amplifica, dove ricevi altre leggi, altri contenuti, altro mondo, maledetto...

  • #156
    Motherator
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    Predefinito Al cancello si aggrumano le vittime

    Al cancello si aggrumano le vittime
    volti nudi e perfetti
    chiusi nell'ignoranza,
    paradossali mani
    avvinghiate ad un ferro,
    e fuori il treno che passa
    assolato leggero,
    uno schianto di luce propria
    sopra il mio margine offeso.


    A me questa poesia ha fatto subito venire in mente un'opera dello scultore Mirko Basaldella, la cancellata del Mausoleo delle Fosse Ardeatine a Roma


  • #157
    Motherator
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    Predefinito Pensiero, io non ho più parole

    Pensiero, io non ho più parole.
    Ma cosa sei tu in sostanza?
    qualcosa che lacrima a volte,
    e a volte dà luce...
    Pensiero, dove hai le radici?
    Nella mia anima folle
    o nel mio grembo distrutto?
    Sei cosi ardito vorace,
    consumi ogni distanza;
    dimmi che io mi ritorca
    come ha già fatto Orfeo
    guardando la sua Euridice,
    e cosi possa perderti
    nell'antro della follia.


    Alda è sempre più rivolta alla sua interiorità, al suo pensiero che non riesce a comprendere e neppure a controllare, come se fosse autonomo, una parte separata da sé, a cui però lei vorrebbe allontanarsi perché lo sente come il nucleo della sua follia.

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  • #158
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    Predefinito Un'armonia mi suona nelle vene

    Un'armonia mi suona nelle vene,
    allora simile a Dafne
    mi trasmuto in un albero alto,
    Apollo, perché tu non mi fermi.
    Ma sono una Dafne
    accecata dal fumo della follia,
    non ho foglie nè fiori;
    eppure mentre mi trasmigro
    nasce profonda la luce
    e nella solitudine arborea
    volgo una triade di Dei.


    Alda torna ad alcuni temi mitologici e spirituali cari nelle sue poesie giovanili, con l'unica differenza che mentre prima la follia era sotterranea e percepita adesso la follia è metro e centro della sua poetica. Nella mescolanza tra sacro e profano si innesta questo stato nuovo di realtà che trasfigura tutte le cose.

  • #159
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    Predefinito Affori, paese lontano

    Affori, paese lontano
    immerso nell’immondezza,
    qui si conoscono travi
    e chiavistelli e domande
    e tante tante paure,
    Affori, posto nuovo
    che quando si conviene
    ti manda il suo raggio nudo
    dentro la cella muta.


    Affori è il luogo dove sorge il manicomio di milano, il Paolo Pini.
    Affori pur dentro la città è un paese "lontano" dalla città, perché il manicomio è un altro pianeta rispetto alla quotidianità dei cittadini che vivono fuori. E' un modo fatto di porte chiuse, travi a cui si viene legati, paure e solitudini. Affori si rinnova solo per pochi attimi quando da fuori arriva qualcosa di reale, un raggio di sole? nudo perché non porta nulla con sè se non la sua rara ed effimera presenza

  • #160
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    Predefinito Vicino al Giordano

    Ore perdute invano
    nei giardini del manicomio,
    su e giù per quelle barriere
    inferocite dai fiori,
    persi tutti in un sogno
    di realtà che fuggiva
    buttata dietro le nostre spalle
    da non so quale chimera.
    E dopo un incontro
    qualche malato sorride
    alle false feste.
    Tempo perduto in vorticosi pensieri,
    assiepati dietro le sbarre
    come rondini nude.
    Allora abbiamo ascoltato sermoni,
    abbiamo moltiplicato i pesci,
    laggiù vicino al Giordano,
    ma il Cristo non c’era:
    dal mondo ci aveva divelti
    come erbaccia obbrobriosa.



    La vita manicomiale è il centro della poetica di Alda, le abitudini, le relazioni, la finzione quotidiana di una vita-non vita. Alda poi torna ai suoi riferimenti biblici e religiosi che incarna in maniera efficace come una parabola e un'invettiva finale, cruda e reale.

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  • #161
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    Predefinito Il dottore agguerrito nella notte

    Il dottore agguerrito nella notte
    viene con passi felpati alla tua sorte,
    e sogghignando guarda i volti tristi
    degli ammalati, quindi ti ammannisce
    una pesante dose sedativa
    per colmare il tuo sonno e dentro il braccio
    attacca una flebo che sommuova
    il tuo sangue irruente di poeta.
    Poi se ne va sicuro, devastato
    dalla sua incredibile follia
    il dottore di guardia, e tu le sbarre
    guardi nel sonno come allucinato
    e ti canti le nenie del martirio.


    Fa male leggere questa poesia e pensare a quante persone sono state annullate a causa dell'insensibilità di tanti medici e sanitari che lavoravano (e lavorano) negli ospedali psichiatrici che più che ospedali sono manicomi. Chi è il folle?

  • #162
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    Predefinito Gli inguini sono la forza dell'anima

    Gli inguini sono la forza dell’anima,
    tacita, oscura,
    un germoglio di foglie
    da cui esce il seme del vivere.
    Gli inguini sono tormento,
    sono poesia e paranoia,
    delirio di uomini.
    Perdersi nella giungla dei sensi,
    asfaltare l’anima di veleno,
    ma dagli inguini può germogliare Dio
    e sant’Agostino e Abelardo,
    allora il miscuglio delle voci
    scenderà fino alle nostre carni
    a strapparci il gemito oscuro
    delle nascite ultraterrestri.


    Erotismo e spiritualità si sono sempre intrecciati nella poesia della Merini, che esplicita in modo chiaro quello che è per lei la spinta erotica: tormento, poesia, paranoia, delirio. Tutto è sempre convulso e intrecciato, non si riesce a districarsi tra il dualismo che vive in maniera netta e e sofferta.

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