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Discussione: 4° GdL poetico - Fiore di poesia (1951-1997) di Alda Merini

  1. #16
    Motherator
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    Predefinito La presenza di Orfeo

    Non ti preparerò col mio mostrarmiti
    ad una confidenza limitata,
    ma perché nel toccarmi la tua mano
    non abbia una memoria di presagi,
    giacerò all'informe
    fusa io stessa, sciolta dentro il buio,
    per quanto possa, elaborata e viva,
    ridivenire caos...

    Orfeo novello, amico dell'assenza,
    modulerai di nuovo dalla cetra
    la figura nascente di me stessa.
    Sarai alle soglie piano e divinante
    di un mistero assoluto di silenzio,
    ignorando i miei limiti di un tempo,
    godrai il possesso della sola essenza.

    Allora, concretandomi in un primo
    accenno di presenza,
    sarò un ramo fiorito di consenso,
    e poi, trovato un punto di contatto,
    ammetterò una timida coscienza
    di vita d'animale
    e mi dirò che non andrò più oltre,
    mentre già mi sviluppi,
    sapienza ineluttabile e sicura,
    in un gioco insperato di armonie,
    in una conclusione di fanciulla...

    Fanciulla: è questo il termine raggiunto?
    E per l'addietro non l'ho maturato
    e non l'ho poi distrutto
    delusa, offesa in ogni volontà?
    Che vuol dire fanciulla
    se non superamento di coscienza?
    Era questo di me che non volevo:
    condurmi, trascurando ogni mia forma,
    al vertice mortale della vita...
    Ma la presenza d'ogni mia sembianza
    quale urgenza incalzante di sviluppo,
    quale presto proporsi
    e più presto risolversi d'enigmi!

    E quando poi, dal mio aderire stesso,
    la forma scivolò in un altro tempo
    di più rare e più estranee conclusioni,
    quando del mio "sentirmi" voluttuoso
    rimase un'aderenza di dolore,
    allora, allora preferii la morte
    che ribadisse in me questo possesso.

    Ma ci si può avanzare nella vita
    mano che regge e fiaccola portata
    e ci si può liberamente dare
    alle dimenticanze più serene
    quando gli anelli multipli di noi
    si sciolgano e riprendano in accordo,
    quando la garanzia dell'immanenza
    ci fasci di un benessere assoluto.

    Così, nelle tue braccia ordinatrici
    io mi riverso, minima ed immensa;
    dato sereno, dato irrefrenabile,
    attività perenne di sviluppo.

  2. #17
    Motherator
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    Predefinito La presenza di Orfeo

    Non ti preparerò col mio mostrarmiti
    ad una confidenza limitata,
    ma perché nel toccarmi la tua mano
    non abbia una memoria di presagi,
    giacerò all'informe
    fusa io stessa, sciolta dentro il buio,
    per quanto possa, elaborata e viva,
    ridivenire caos...

    Orfeo novello, amico dell'assenza,
    modulerai di nuovo dalla cetra
    la figura nascente di me stessa.
    Sarai alle soglie piano e divinante
    di un mistero assoluto di silenzio,
    ignorando i miei limiti di un tempo,
    godrai il possesso della sola essenza.

    Allora, concretandomi in un primo
    accenno di presenza,
    sarò un ramo fiorito di consenso,
    e poi, trovato un punto di contatto,
    ammetterò una timida coscienza
    di vita d'animale
    e mi dirò che non andrò più oltre,
    mentre già mi sviluppi,
    sapienza ineluttabile e sicura,
    in un gioco insperato di armonie,
    in una conclusione di fanciulla...

    Fanciulla: è questo il termine raggiunto?
    E per l'addietro non l'ho maturato
    e non l'ho poi distrutto
    delusa, offesa in ogni volontà?
    Che vuol dire fanciulla
    se non superamento di coscienza?
    Era questo di me che non volevo:
    condurmi, trascurando ogni mia forma,
    al vertice mortale della vita...
    Ma la presenza d'ogni mia sembianza
    quale urgenza incalzante di sviluppo,
    quale presto proporsi
    e più presto risolversi d'enigmi!

    E quando poi, dal mio aderire stesso,
    la forma scivolò in un altro tempo
    di più rare e più estranee conclusioni,
    quando del mio "sentirmi" voluttuoso
    rimase un'aderenza di dolore,
    allora, allora preferii la morte
    che ribadisse in me questo possesso.

    Ma ci si può avanzare nella vita
    mano che regge e fiaccola portata
    e ci si può liberamente dare
    alle dimenticanze più serene
    quando gli anelli multipli di noi
    si sciolgano e riprendano in accordo,
    quando la garanzia dell'immanenza
    ci fasci di un benessere assoluto.

    Così, nelle tue braccia ordinatrici
    io mi riverso, minima ed immensa;
    dato sereno, dato irrefrenabile,
    attività perenne di sviluppo.


    La fanciulla ha bisogno di essere contenuta, dall'abbraccio sicuro di Orfeo, definita, così come nella poesia precedente i colori definiscono le forme.

  3. #18
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    Predefinito Il pericolo

    Che s’io così mi decanto
    sciogliendomi in tempo
    dalla forma assoluta che “decide”,
    non vedere, amor mio,
    dentro la povertà della mia assenza
    un assenso, un consenso o solamente
    una parola
    da richiamare sempre,
    da oppormi quasi a specchio ed a condanna
    d’ogni mio moto divenuto illecito!

    Ho timore di questo:
    che qualcuno ricavi dal passato
    un simbolo, un accenno
    che mi descriva incatenata sempre
    ad un unico passo …

    Mobile come sono,
    cinta di fughe e da sproni tremendi
    e incalzanti turbata, esasperata,
    non è ancora per me giunto il momento
    di riposare queste membra stanche
    sull’iniziale della fissità!

  4. #19
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    Predefinito

    Devo trovare un po' di tempo e di concentrazione per commentare .
    Provo a scrivere almeno due righe per quelle che ho preferito.
    Ultima modifica di Minerva6; 02-18-2018 alle 09:07 PM.

  5. #20
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    Predefinito Lettere

    Rivedo le tue lettere d'amore
    illuminata adesso da un distacco,
    senza quasi rancore.

    L'illusione era forte a sostenerci,
    ci reggevamo entrambi negli abbracci,
    pregando che durassero gli intenti.
    Ci promettemmo il sempre degli amanti,
    certi nei nostri spiriti divini.

    E hai potuto lasciarmi,
    e hai potuto intuire un'altra luce
    che seguitasse dopo le mie spalle.

    Mi hai resuscitato dalle scarse origini
    con richiami di musica divina,
    mi hai resa divergenza di dolore,
    spazio, per la tua vita di ricerca
    per abitarmi il tempo di un errore.

    E mi hai lasciato solo le tue lettere,
    onde io le ribevessi nella tua assenza.

    La nostalgia qui la fa da padrona ma il ricordo dell'amore che non c'è più è senza rancore, semplicemente richiama quello che è stato ed è finito. Piacevole per me che vivo spesso nel passato.

  6. #21
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    Predefinito Colori

    S’io riposo, nel lento divenire
    degli occhi, mi soffermo
    all’eccesso beato dei colori;
    qui non temo più fughe o fantasie
    ma la “penetrazione” mi abolisce.

    Amo i colori, tempi di un anelito
    inquieto, irresolvibile, vitale,
    spiegazione umilissima e sovrana
    dei cosmici “perchè” del mio respiro.

    La luce mi sospinge ma il colore
    m’attenua, predicando l’impotenza
    del corpo, bello, ma ancor troppo terrestre.

    Ed è per il colore cui mi dono
    s’io mi ricordo a tratti del mio aspetto
    e quindi del mio limite.

    Mi piace ma non sono sicura di averla capita... forse la luce è l'aspetto spirituale, divino, legato all'anima mentre i colori sono quello fisico, terreno e quindi possono farci sentire il nostro corpo vivo .
    A me ad esempio trasmettono sicurezza e serenità rispettivamente il rosso e l'arancione

  7. #22
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    Predefinito Il pericolo

    Che s’io così mi decanto
    sciogliendomi in tempo
    dalla forma assoluta che “decide”,
    non vedere, amor mio,
    dentro la povertà della mia assenza
    un assenso, un consenso o solamente
    una parola
    da richiamare sempre,
    da oppormi quasi a specchio ed a condanna
    d’ogni mio moto divenuto illecito!

    Ho timore di questo:
    che qualcuno ricavi dal passato
    un simbolo, un accenno
    che mi descriva incatenata sempre
    ad un unico passo …

    Mobile come sono,
    cinta di fughe e da sproni tremendi
    e incalzanti turbata, esasperata,
    non è ancora per me giunto il momento
    di riposare queste membra stanche
    sull’iniziale della fissità!

    "Tutto scorre" come diceva Eraclito, niente è uguale per sempre ma muta di continuo quindi anche Alda non vuole essere etichettata con un simbolo di riconoscimento, lei cambia col tempo, il suo io presente è diverso da quello del passato e lo sarà da quello del futuro.
    La parola "incatenata" è da tenere in considerazione visto che è stata in manicomio e incatenata lo sarà stata davvero . E di certo non voleva essere ricordata solo e sempre per il suo ruolo di internata, ecco perché usa anche le parole mobile, fughe e sproni. Poi magari è stata scritta prima del suo ricovero e quindi non c'entra niente .
    Questa poesia mi ha fatto pensare pure alla famosa citazione di Fabio che lodava l'incoerenza e che ora riporto a parole mie: la coerenza è il rifugio per le menti piccole

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