Erano diversi anni che non leggevo un libro della Deledda e farlo è stato come ritornare a casa e ritrovare vecchi profumi, gesti e paesaggi.
Questo è un libro al femminile. Tre donne e mezza lo dominano infatti dall’inizio alla fine relegando gli uomini in secondo piano. Tre e mezza perché Paschedda Mura muore dopo poche pagine, ma proprio la sua morte riaccende vecchi progetti di matrimonio e rianima mai sopite speranze di miglioramenti economici.
Agostina, Nina e Annarosa sono tre donne di età diverse e con caratteri diversi, ma tutte e tre molto forti anche nei loro silenzi e nella loro rassegnazione.
Agostina è la matriarca della famiglia Marini e benché invalida dal suo posto accanto al focolare controlla e regola la vita di tutti come una regina. E proprio come una regina ha anche lei il suo scettro, una canna con cui rianima il fuoco, scaccia i cani e le galline e colpisce le gambe dei bambini impertinenti. Una donna incapace di morire in pace senza aver sistemato prima le “questioni” di famiglia.
Nina è la nuora, una donna rimasta troppo presto vedova e con figli e rassegnata a dover vivere una vita di solitudine perché questo è quello che il “mondo” si aspetta da lei. Eppure un giorno questa donna sempre così ligia ai suoi doveri e inappuntabile nel comportamento commette l’impudenza di alzare lo sguardo da terra per posarlo sul viso di un uomo. Il primo problema è che quell’uomo non è un uomo qualsiasi, ma l’uomo che dovrebbe sposare la figliastra. Il secondo è che quell’uomo risponde al suo sguardo.
Annarosa è la più giovane delle tre donne ed è quella su cui sono riposte tutte le speranze della famiglia. O meglio non su di lei, ma sul suo matrimonio. E per questo i suoi veri sentimenti non sono importanti per gli altri, anzi diventano un problema.
A “risolvere” la situazione o meglio a farla precipitare sarà paradossalmente l’uomo più passivo di tutto il libro, ma anche l’unica persona davvero sincera. E proprio la sincerità che domina la sua vita lo fa apparire agli occhi degli altri strambo, pazzo. Ma la sua indifferenza e apatia sono dopotutto solo un modo per sottrarsi al controllo altrui.
Bello consigliato