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Discussione: Parole stonate 8

  1. #1
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    Predefinito Parole stonate 8

    Siamo giunti all'ottavo appuntamento con le nostre parole stonate.
    Proponiamo i nostri testi di canzone preferiti o quelli che ci incuriosiscono di più, una proposta a testa e poi li commentiamo

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  • #2
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    Io sono abbastanza "datato" quindi insisto con canzoni non proprio recenti

    Il vento (FORMULA 3 - ma il testo è del mitico Mogol)

    Cara
    son le otto del mattino
    e tu ancora stai dormendo
    ho già fatto le valigie
    e adesso sto scrivendo
    questa lettera per te
    ma non so che cosa dire
    è difficile spiegare
    quel che anch'io non so capire
    ma fra poco me ne andrò
    e mai più ritornerò
    io ti lascio sola

    Ah! quando s'alza il vento
    Ah! quando s'alza il vento
    No! più fermare non si può
    dove vado non lo so
    quanto male ti farò
    non ti svegliare mai

    Cara le mie mani stan tremando
    i miei occhi stan piangendo
    a me sembra di strappare
    qualche cosa dentro me
    e vorrei gridare no!
    ma se guardo quella porta
    io la vedo già aperta
    ed ho voglia di fuggire
    di lasciare dietro me
    tutto quanto insieme a te
    di partire solo

    Ah! quando s'alza il vento
    Ah! quando s'alza il vento
    No! più fermare non si può
    dove vado non lo so
    quanto male ti farò
    non ti svegliare mai

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  • #3
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    Siccome anch'io sono "datata", come dice Ariano..anche a me viene da pescare nel passato..

    I giardini di marzo - Lucio Battisti

    Il carretto passava e quell'uomo gridava "gelati!"
    Al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti
    Io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
    Il più bello era nero e coi fiori non ancora appassiti
    All'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
    Io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli
    Poi sconfitto tornavo a giocar con la mente e i suoi tarli
    E la sera al telefono tu mi chiedevi: "perché non parli?"

    Che anno è, che giorno è?
    Questo è il tempo di vivere con te
    Le mie mani, come vedi, non tremano più
    E ho nell'anima...
    In fondo all'anima cieli immensi, e immenso amore
    E poi ancora, ancora amore, amor per te
    Fiumi azzurri e colline e praterie
    Dove corrono dolcissime le mie malinconie
    L'universo trova spazio dentro me

    Ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c'è

    I giardini di marzo si vestono di nuovi colori
    E le giovani donne in quel mese vivono nuovi amori
    Camminavi al mio fianco ad un tratto dicesti: "tu muori"
    Se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori

    Ma non una parola chiarì i miei pensieri
    Continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri

    Che anno è, che giorno è?
    Questo è il tempo di vivere con te
    Le mie mani, come vedi, non tremano più
    E ho nell'anima...
    In fondo all'anima cieli immensi, e immenso amore
    E poi ancora, ancora amore, amor per te
    Fiumi azzurri e colline e praterie
    Dove corrono dolcissime le mie malinconie
    L'universo trova spazio dentro me
    Ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c'è

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  • #4
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    Bentornato a questo sole
    nelle camere di tutto il mondo
    quando allaga letti e cuori
    che si girano per un secondo...
    Uno specchio che si invecchia
    mentre raschiano i sogni e il mento
    per ricominciar le strade
    e li coglie di fianco il vento...

    E spalle strette vanno
    nelle vie echi di luce come di candela
    camicie silenziose nel mattino
    che si spacca in due come una mela...
    Ombre di donne pigre
    s'aggiustano le calze e baciano rossetti
    si affrettano alla vita inseguite
    da un mare di capelli e di tetti...

    E tutti amore
    a dare indietro ieri
    per un altro cuore
    e un mucchio di pensieri...
    E tutti in fila
    verso il vento del duemila
    e noi
    al centro di un frammento della vita...
    della vita...
    al centro della vita...

    Sotto questo cielo muto
    una scena ferma che riprende
    e si affaccia alle finestre
    mentre tirano sospiri e tende...
    E la gente si alza insieme
    come quando c'è un gol allo stadio
    e si accendono rumori
    e notizie fresche della radio...

    Quando gli uomini
    correndo stringono le giacche ed i polmoni
    ognuno e la sua storia in macchine
    di latta che si inseguono a milioni...
    E le ragazze dei tram
    che scrivono messaggi dentro le bottiglie
    e in fondo ad un diario e sognano
    appese ai desideri e alle maniglie...

    E tutti quanti
    a risalir dal fondo
    e andare avanti
    come se iniziasse il mondo...
    E tutti accanto
    e ognuno un po' da solo
    a dire quando
    si potrà partire in volo...

    E i ragazzi
    in giacche colorate ai gusti misti
    ribelli e un po' svogliati vanno in classe
    come si entra dai dentisti...
    Gli innamorati pazzi
    che vivono il più bello degli amori
    gli occhi traboccanti cantano
    più forte dei motori...

    E tutti adesso
    incontro a un sogno
    che non è lo stesso
    ma ne abbiamo già bisogno...
    E tutti
    ci guardiamo intorno
    e ci chiediamo se
    se questo è un nuovo giorno
    o un giorno nuovo...
    un giorno nuovo...
    nuovo... un giorno nuovo

    Un giorno nuovo o un giorno nuovo - Claudio Baglioni

  • #5
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    Partiamo con le prime parole datat ... ehm, stonate

    Il vento (FORMULA 3 - ma il testo è del mitico Mogol)

    Cara
    son le otto del mattino
    e tu ancora stai dormendo
    ho già fatto le valigie
    e adesso sto scrivendo
    questa lettera per te
    ma non so che cosa dire
    è difficile spiegare
    quel che anch'io non so capire
    ma fra poco me ne andrò
    e mai più ritornerò
    io ti lascio sola

    Ah! quando s'alza il vento
    Ah! quando s'alza il vento
    No! più fermare non si può
    dove vado non lo so
    quanto male ti farò
    non ti svegliare mai

    Cara le mie mani stan tremando
    i miei occhi stan piangendo
    a me sembra di strappare
    qualche cosa dentro me
    e vorrei gridare no!
    ma se guardo quella porta
    io la vedo già aperta
    ed ho voglia di fuggire
    di lasciare dietro me
    tutto quanto insieme a te
    di partire solo

    Ah! quando s'alza il vento
    Ah! quando s'alza il vento
    No! più fermare non si può
    dove vado non lo so
    quanto male ti farò
    non ti svegliare mai

  • #6
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    L'ho scelta perché parla di una rottura sentimentale che però sembra nascere non tanto da problemi nella coppia quanto piuttosto dall'improvvisa necessità dell'uomo di "seguire la propria strada"... e mi chiedo quanto sia attuale il tema (pur essendo la canzone datata ) in un'epoca in cui l'individualismo si afferma sempre di più e infatti ci si sposa poco e si fanno sempre meno figli.

  • #7
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    Che bella canzone ... e siccome sono anch'io datata, non posso fare a meno di pensare a quell'altra ... quella che parla di un certo "vagabondo che non è altro" ... il senso è simile e forse anche il periodo, oggi per fortuna potrebbe scriverla facilmente anche una donna

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  • #8
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    Inserisco il prossimo reperto arch ... ehm, la prossima canzone

    I giardini di marzo - Lucio Battisti

    Il carretto passava e quell'uomo gridava "gelati!"
    Al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti
    Io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
    Il più bello era nero e coi fiori non ancora appassiti
    All'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
    Io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli
    Poi sconfitto tornavo a giocar con la mente e i suoi tarli
    E la sera al telefono tu mi chiedevi: "perché non parli?"

    Che anno è, che giorno è?
    Questo è il tempo di vivere con te
    Le mie mani, come vedi, non tremano più
    E ho nell'anima...
    In fondo all'anima cieli immensi, e immenso amore
    E poi ancora, ancora amore, amor per te
    Fiumi azzurri e colline e praterie
    Dove corrono dolcissime le mie malinconie
    L'universo trova spazio dentro me

    Ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c'è

    I giardini di marzo si vestono di nuovi colori
    E le giovani donne in quel mese vivono nuovi amori
    Camminavi al mio fianco ad un tratto dicesti: "tu muori"
    Se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori

    Ma non una parola chiarì i miei pensieri
    Continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri

    Che anno è, che giorno è?
    Questo è il tempo di vivere con te
    Le mie mani, come vedi, non tremano più
    E ho nell'anima...
    In fondo all'anima cieli immensi, e immenso amore
    E poi ancora, ancora amore, amor per te
    Fiumi azzurri e colline e praterie
    Dove corrono dolcissime le mie malinconie
    L'universo trova spazio dentro me
    Ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c'è

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  • #9
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    Mi piace questa canzone. Ha una melodia triste e prestava il fianco al rischio d'essere la tipica canzone italiana disperata-strappalacrime (d'altronde la stessa accoppiata Mogol-Battisti è caduta in questa trappola in canzoni come "Non è Francesca" o "Anna").
    Qui però il testo va al di là del solito lei-mi-ha-lasciato-e-io-sono-disperato.
    Intanto si parla di due momenti diversi della vita. Nel primo si fa riferimento all'infanzia, uno di quei momenti in cui uno vorrebbe concedersi qualcosa ma non ha i soldi per farlo, basterebbe fare come gli altri ragazzini e i soldi si rimedierebbero pure... Però vendere i libri non sarebbe giusto, sarebbe una mancanza di rispetto ai genitori (oltre che un rischio, ovvio). E così niente, ci si comporta da bravo bambino più per paura che per altro. E resta quel senso di frustrazione, di essere solo un gran fesso più che un bimbo onesto.
    Si passa alla giovinezza e qui la situazione è quella cliché, però più ambigua: lei fa capire che c'è stato qualcosa con un altro, però non dice neppure che vuole lasciarlo per stare con l'altro, anzi, gli dice che con il suo "aiuto" lei ne verrà sicuramente fuori. Però... però sono quelle situazioni in cui essere comprensivo significa ugualmente essere forse un po' fesso, e stavolta il protagonista proprio non se la sente.
    Sono quelle piccole ferite che ti lascia la vita, quei casi in cui qualunque scelta sembra sbagliata perché purtroppo è proprio la situazione stessa che non avrebbe dovuto verificarsi... Quelle piccole ferite che ti lasciano cicatrici nell'anima e ti fanno dire che, seppure ormai le mani "non tremano più", però al tempo stesso il "coraggio di vivere, quello, ancora non c'è".
    Ultima modifica di ariano geta; 03-21-2018 alle 10:16 PM.

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  • #10
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    Ale...reperto arch.. troppo forte...ahahahahahah

    Devo ancora commentare la prima, comunque sono molto simili, cioè sono tutte e due storie che finiscono, Il vento è magnifica, e anche molto attuale, il rapporto finisce per una motivazione, che forse ai tempi non era così comune, o almeno, probabilmente certe persone hanno sempre sentito " la sabbia che scotta sotto ai piedi" ma non si sapeva spiegare, ed era prerogativa quasi solo degli uomini, oggi per fortuna conoscere se stessi e cercare di essere individui soddisfatti è una cosa molto più capita...o almeno spero..mah.

    I giardini di marzo, bellissima poesia, triste, come dice Ariano, c'è il paragone dell'infanzia...un bimbo che non aveva coraggio di cambiare la situazione, nel suo piccolo...vendendo i libri, probabilmente era il primo dopoguerra, non c'era ancora il boom economico, nei suoi ricordi vede l'abito della madre, quasi sorpreso che i fiori fossero ancora a colori, e ricorda che a metà mese la famiglia non aveva più soldi...questo stato di cose deve aver segnato il suo essere adulto...è rimasto una persona che preferisce defilarsi, lui vorrebbe....la sua anima è grande, ma il coraggio di vivere, di rischiare, non riesce a trovarlo....nemmeno alla richiesta di aiuto della ragazza.

  • #11
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    Se continuiamo così chiameremo il prossimo 3d Ospizioforum
    I giardini di marzo ... bellissima ... testo triste, a sfondo un po' psicologico, che racconta di una persona che ha tanto amore dentro ma non può condividerlo poiché sopraffatta dai suoi complessi e dai suoi "tarli", come li chiama Battisti rendendo benissimo l'idea.

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  • #12
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    Boston - More than a feeling (1976).

    Più di una sensazione

    Ho guardato fuori questa mattina
    e il sole se n’era andato
    ho messo su della musica
    per iniziare la giornata
    mi sono perso in una canzone che conoscevo
    ho chiuso gli occhi e il tempo mi è volato
    È più di una sensazione (più di una sensazione)
    quando sento quella vecchia canzone
    che suonavano anni fa (più di una sensazione)
    inizio a sognare (più di una sensazione)
    finché non vedo Marianne andare via
    vedo Marianne andare via
    Così tante persone sono passate
    e se ne sono andate
    le loro facce diventano sfuocate
    col passare degli anni
    ma ancora quando vago con la mente
    mi tornano in mente
    chiare come il sole nel cielo estivo
    È più di una sensazione (più di una sensazione)
    quando sento quella vecchia canzone
    che suonavano anni fa (più di una sensazione)
    inizio a sognare (più di una sensazione)
    finché non vedo Marianne andare via
    vedo Marianne andare via
    Quando sono stanco
    e i miei pensieri diventano negativi
    mi rifugio nella mia musica
    dimentico la giornata
    e sogno una ragazza che conoscevo
    ho chiuso gli occhi e se n’è andata
    se n’è andata.
    È più di una sensazione (più di una sensazione)
    quando sento quella vecchia canzone
    che suonavano anni fa (più di una sensazione)
    inizio a sognare (più di una sensazione)
    finché non vedo Marianne andare via

  • #13
    Victorian lady
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    Predefinito Il vento

    Non conoscevo questa canzone, mi ha colpito.
    Lasciare una persona è una sofferenza e in questo testo le parole esprimono benissimo l'inquietudine di chi sta lasciando.
    C'è dolore ma anche sincerità in quello che scrive, la sincerità nei sentimenti è la prima cosa in un rapporto, sia nel bene che nel male.

  • #14
    Victorian lady
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    Predefinito I giardini di marzo

    Giulio Rapetti, alias Mogol, in un'intervista dichiara che questa canzone ha forti rimandi autobiografici.

    "Emerge, nei ricordi
    di adolescente timido e introverso, il grido di un gelataio,
    presso il quale si comprava il gelato per dieci lire,
    come Mogol stesso rivelò in un’intervista. Il riferimento
    uditivo rivive nella mente dell’autore in una sintesi improvvisa;
    poi, la figura della madre, ancora giovane nel
    suo abito a fiori.
    Nella seconda strofa, protagonista è ancora il ricordo,
    ora centrato sulle esperienze scolastiche, vissute con
    un senso frustrante di sconfitta. Poi il discorso si sposta
    al presente, ove fiorisce un amore felice, cantato nel
    lungo ritornello. Qui i pensieri si rasserenano, le malinconie
    diventano dolcissime. Così emergono dall’immaginazione
    cieli immensi, fiumi azzurri e colline e praterie,
    che definiscono il forte sentimento di fusione con la
    natura, colta nei suoi aspetti più positivi e ariosi. Permane,
    tuttavia, il problema di fondo: la mancanza di
    coraggio di fronte alla vita, che resta ancorata alla dimensione
    adolescenziale.
    Nella strofa successiva ritornano nuovamente i ricordi
    del passato. L’amore non è più felice ma struggente, segnato
    da un tradimento che il protagonista non riesce a
    superare. La primavera tutt’intorno, con i fiori appena
    sbocciati nei giardini di marzo, non conforta l’animo ma,
    al contrario, per contrasto diffonde tristezza. Il protagonista
    non è sereno, si sente inadeguato alla vita provandone
    una sottile paura e un amaro senso di esclusione.
    Il ritornello finale, con la tristezza dell’ultimo verso, accentua
    il senso di struggente malinconia".

    Stupenda la frase "Ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c'è", mi ci identifico.

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  • #15
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    Predefinito

    Terza proposta

    Bentornato a questo sole
    nelle camere di tutto il mondo
    quando allaga letti e cuori
    che si girano per un secondo...
    Uno specchio che si invecchia
    mentre raschiano i sogni e il mento
    per ricominciar le strade
    e li coglie di fianco il vento...

    E spalle strette vanno
    nelle vie echi di luce come di candela
    camicie silenziose nel mattino
    che si spacca in due come una mela...
    Ombre di donne pigre
    s'aggiustano le calze e baciano rossetti
    si affrettano alla vita inseguite
    da un mare di capelli e di tetti...

    E tutti amore
    a dare indietro ieri
    per un altro cuore
    e un mucchio di pensieri...
    E tutti in fila
    verso il vento del duemila
    e noi
    al centro di un frammento della vita...
    della vita...
    al centro della vita...

    Sotto questo cielo muto
    una scena ferma che riprende
    e si affaccia alle finestre
    mentre tirano sospiri e tende...
    E la gente si alza insieme
    come quando c'è un gol allo stadio
    e si accendono rumori
    e notizie fresche della radio...

    Quando gli uomini
    correndo stringono le giacche ed i polmoni
    ognuno e la sua storia in macchine
    di latta che si inseguono a milioni...
    E le ragazze dei tram
    che scrivono messaggi dentro le bottiglie
    e in fondo ad un diario e sognano
    appese ai desideri e alle maniglie...

    E tutti quanti
    a risalir dal fondo
    e andare avanti
    come se iniziasse il mondo...
    E tutti accanto
    e ognuno un po' da solo
    a dire quando
    si potrà partire in volo...

    E i ragazzi
    in giacche colorate ai gusti misti
    ribelli e un po' svogliati vanno in classe
    come si entra dai dentisti...
    Gli innamorati pazzi
    che vivono il più bello degli amori
    gli occhi traboccanti cantano
    più forte dei motori...

    E tutti adesso
    incontro a un sogno
    che non è lo stesso
    ma ne abbiamo già bisogno...
    E tutti
    ci guardiamo intorno
    e ci chiediamo se
    se questo è un nuovo giorno
    o un giorno nuovo...
    un giorno nuovo...
    nuovo... un giorno nuovo

    Un giorno nuovo o un giorno nuovo - Claudio Baglioni

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