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Discussione: 38° Poeticforum - Le poesie che amiamo

  1. #31
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    Citazione Originariamente scritto da HOTWIRELESS Vedi messaggio
    infatti...
    mi piacerebbe moltissimo sapere
    la sua interpretazione di Clochard,
    figura non rara nei paesi dell'Est

    Caro Hot,sinceramente non mi piace il senso di colpa che è visibile nei versi.
    Io ai miei figli dico sempre: “Vivere male è facile , per vivere bene dobbiamo lavorare sodo”. Sono convinta, che clochard attraversa diverse fasi, più precisamente le due principali: dalla vergogna all'indifferenza. Li guardo con pietà, ma non con rispetto. E non mi piace la loro pigrizia e la loro spavalderia. Attorno a voi, forse nelle vostre famiglie lavorano persone che non si permettono di diventare clochard.
    P.S. L'hai vestito bene, lui indossa cose di marca

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  • #32
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    Citazione Originariamente scritto da shvets olga Vedi messaggio
    Caro Hot,sinceramente non mi piace il senso di colpa che è visibile nei versi.
    Io ai miei figli dico sempre: “Vivere male è facile , per vivere bene dobbiamo lavorare sodo”. Sono convinta, che clochard attraversa diverse fasi, più precisamente le due principali: dalla vergogna all'indifferenza. Li guardo con pietà, ma non con rispetto. E non mi piace la loro pigrizia e la loro spavalderia. Attorno a voi, forse nelle vostre famiglie lavorano persone che non si permettono di diventare clochard.
    P.S. L'hai vestito bene, lui indossa cose di marca

    cara Holga
    rispetto i tuoi commenti, che trovo in parte anche condivisibili, tuttavia ti vorrei agevolare una chiave di lettura alternativa.
    per questo provo a mettere in evidenza alcune metafore e simbolismi.
    1) salutare con un ringhio significa trasmettere qualcosa, quindi avere un’opinione ma anche una certa volontà di comunicarla. comunicare disappunto può sottintendere un certo livello di partecipazione.
    2) una cuffia che poteva essere norvegese è invece tibetana, dove esistono filosofie religiose molto particolari nella considerazione della parte che ha l’uomo nella natura. da quelle parti è normale l’esistenza di santoni eremiti che vivono tra la gente in maniera molto simile ai clochard.
    3) l’elmo degli Spartani alle Termopili: chi erano gli Spartani? perché sono considerati eroici? rifiuto della vita? o combattere per essa?
    4) le ciocche di capelli che, quasi fossero persone, anelano all’aria pulita da respirare liberamente.
    5) gli occhiali da intellettuale, non fanno persona che se ne infischia di tutto. e le parti rotte indicano un combattere non solo per il cibo, ma pure per le idee.
    6) l’ultima cena non figura a caso: ogni volta cercare di cambiare in meglio per tutti, ogni volta subire il tradimento, ma ogni volta risorgere.
    7) cose di marca, dici? ciò che le collega al consumismo non funziona più: sono utili solo alla pari di tutti gli altri stracci da cui ora sono indistinguibili.
    continuo, Olga? no, credo che rileggendo ora tu stessa vedrai forse tutto in maniera un po’ diversa…
    vergogna? indifferenza?
    questa è una lotta contro un sistema che ti vuole zombie, combattuta da dentro, mostrando che l’essenziale è ciò che nessuno oramai nemmeno più vede, plagiato a gettare nei rifiuti.
    e ciò che si è indotti dal sistema a rottamare è proprio quello che ha valore: cose e persone.
    la sua compassione è in realtà disappunto, perché si rende conto che la gente si è arresa; ecco perché il grugnito: lui vede in me ciò che non ho ancora compreso di essere...



    *
    Ultima modifica di HOTWIRELESS; 06-14-2018 alle 01:10 PM.

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  • #33
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    Caro Hot, penso e ripenso, già caos di pensieri nella mia testa e proverò a descriverlo.
    Tu fai una passeggiata, incontri un clochard, il suo sguardo, il suo sorriso e questo genera una tempesta di emozioni dentro di te: divento uno zombi con un algoritmo di vita programmato di un sistema, ma lui,cresciuto nella musica dei Beatles (gli occhiali di John Lennon), aveva viaggiato molto (un consunto Gore-Tex) è riuscito a lasciare tutto e ad opporsi alla società dei consumi. Hai concentrato i risultati culturali e scientifici in un clochard e nella loro forma decadente, facendo di lui uno simbolo della liberta e resistenza ( spartano delle tue Termopili)ю È tutto per niente? È possibile che tutto invano? Se simbolo liberta e resistenza finsce sul lettiera di cartoni, ma per vivere ha preparato il carrello e aspeta Robe gettate da tutti quegli zombie (per averli, devi lavorare). Magari ho tradotto e capito male.
    Caro Hot, rispondi, per favore, cosa ti impedisce di lasciare tutto, trovare una lettiera di cartoni, appoggiare le spalle al muro e "salutare" con un sorriso assente la gente? (Domanda seria).
    Scusate per gli errori.

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  • #34
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    In attesa della risposta di Hot, vorrei dire la mia impressione. Da un lato lo sguardo del poeta verso il clochard è uno sguardo di empatia, si sente il rispetto di chi riconosce nell'altro un essere umano, che per scelta o per necessità si trova al di fuori del ciclo produttivo. Inoltre si intuisce il dubbio che tutto il nostro lavorare, per poter poi comprare e avere, ci privi di qualcosa di importante, di essenziale.

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  • #35
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    @ carissima Holga

    La vita è un gioco di compromessi, scelti e/o subiti in percentuali variabili per ciascuno di noi.
    Paradossalmente, man mano che prendi coscienza, può succedere che più lo accetti e più può venirti al contempo di rifiutarlo: un castello di carte che elevi sempre più, pezzo per pezzo.
    Ma senza fondamenta rischia il crollo in ogni istante.
    Allora diventi sempre più omologato, più succube nel convincimento che questo sia essere liberi, più operoso perché ciò ti renderebbe artefice della tua esistenza.
    Ma nell’intimo, la distanza tra questa esistenza e il tuo istinto libero cresce e cresce, purtroppo sovente in modo inconscio, fino a manifestare punti di dissociazione che ognuno manifesta e gestisce a modo proprio.
    C’è quello che rimuove del tutto, quello che diventa uno schizofrenico frustrato abbonato allo psichiatra, quello che si dà alla carriera con arrivismo privo di scrupoli, quello che fa il cittadino modello e poi magari nel chiuso del suo privato dipendente da farmaci, alcol, pornografia…, chi si dà alla meditazione, e via così;
    chi si mette da parte facendo il clochard, chi tenta di scrivere poesie…
    C’è una radice comune, problematiche che emergono osservando bene tutte le varie categorie.
    ma le persone non sono tutte uguali, e le vivono e affrontano (anche non affrontarle è affrontarle) in mille maniere personali.
    Potevo sicuramente guardare il clochard con l’occhio omologato del benpensante, additandolo secondo il più becero politically correct come madre di tutti i fallimenti e esempio deleterio da stigmatizzare; o con quello di colui che intende ribellione al sistema solo salire eroicamente sulle barricate e farsi sparare addosso…
    Ho preferito, essendo io solo più che un minuscolo poeta, usare le mie risorse, per mettere in rilievo aspetti romantici e simbolici che tali personaggi comunque racchiudono in sé; perché credo che più della sconfitta, spesso alla base dell’immobilismo rassegnato e servile, essi debbano essere interpretati in modo da stimolare in noi la speranza e il desiderio di rivalsa, di rivincita. Tenendo sveglio ciò che resta del nostro istinto, che teniamo sotto la brace affinché non sia la società stessa a esiliarci rendendoci clochard nostro malgrado.
    Perché non faccio anch’io il clochard? Perché non mi chiedi parimenti perché non mollo tutto per diventare padre Tereso di Calcutta? o perché non vado a gambizzare certi politici e industriali? o non mi butto col costume alare fino al giorno che mi spiaccico?
    Nella precedente risposta scrissi “…ciò che non ho ancora compreso di essere…”. Ebbene non è proprio esatto.
    E’ ciò che non voglio (/non vogliamo) prendere atto di poter essere diventato (/i) …
    E se ancora mi sento di sperare, è per la mia capacità di trarre le interpretazioni simboliche che leggi in Clochard: essere che paradossalmente non definirei simbolo della sconfitta, ma della capacità di sopravvivere -con le risorse del sistema- sempre e comunque. Nella speranza e col proposito che un giorno…
    Certo meno rassegnato e inerte lui sui cartoni, della maggioranza degli altri sui letti dell’Ikea.

    Ultima modifica di HOTWIRELESS; 06-15-2018 alle 06:59 PM.

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  • #36
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    ps) di suo sono forse solo gli occhiali...


  • #37
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    Vado a dormire (Alfonsina Storni)

    Denti di fiori, cuffia di rugiada,
    mani d'erba, tu, tenera nutrice,
    rabboccami le lenzuola di terra
    e la trapunta di muschio cardato.
    Vado a dormire, nutrice mia, addormentami.
    Mettimi una lampada al capezzale;
    una costellazione, quella che ti piace;
    tutte sono buone;
    abbassala un poco.
    Lasciami sola:
    senti i germogli spuntare...
    ti culla un piede celestiale da lassù
    e un uccello intona il suo canto
    affinché dimentichi... grazie.
    Ah, un favore:
    se chiama ancora al telefono
    digli di non insistere, sono uscita...

    Una morte dolce, una decisione certamente ponderata e presa, paradossalmente, con razionalità, come fosse l'unica soluzione possibile. E forse lo era.
    Trovo questa poesia struggente e commovente ma al tempo stesso rasserenante. Bellissima.

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  • #38
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    Eccovi in ritardissimo la prossima poesia

    Le tre parole più strane

    Quando pronuncio la parola Futuro
    la prima sillaba va già nel passato.

    Quando pronuncio la parola Silenzio,
    lo distruggo.

    Quando pronuncio la parola Niente,
    creo qualcosa che non entra in alcun nulla.


    Wislawa Szymborska

  • #39
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    All'improvviso mi è venuto in mente che questa poesia è una riflessione sulla morte ( se mettere insieme queste parole)

    FUTURO SILENZIO NIENTE

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  • #40
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    A me fa pensare a come con le parole tendiamo a concettualizzare ogni cosa, come se i concetti ci aiutassero ad avere il controllo su noi stessi e su ciò che ci circonda ma alla fine la poetessa si arrende all'imprevedibilità della vita.
    Mi crea un brivido di fredda consapevolezza sulla mia impotenza di controllo.
    Forse è un invito a vivere più in modo zen, senza troppa ansia anticipatoria (mio grande problema che sto cercando di gestire).

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  • #41
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    Le tre parole più strane sono le parole che pronunciate negano il proprio significato, se pronuncio la parola silenzio rompo il silenzio, se pronuncio la parola niente riempio il nulla, se pronuncio la parola futuro sono già nel passato.
    Curiosa poesia breve, diversa dalle altre della Wislawa, che coglie i limiti del linguaggio, parole che pronunciate annullano ciò che dicono. Mi piace l'interpretazione di Ondine, sull'impotenza del controllo. Cerchiamo di usare le parole per delimitare la realtà, per averla sotto controllo, ma non basta, il confine in cui incaselliamo le parole non è sufficiente a contenerne il significato.
    Non mi piace molto come poesia, però è molto bizzarra.

  • #42
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    Sì. Concordo con qweedy: bizzarra. È il termine giusto per questo breve componimento... condivido il contenuto ma non apprezzo la forma...

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  • #43
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    A me ha colpito perché ha espresso con molta semplicità concetti a cui forse pochi altri avevano pensato. Il suono non è particolarmente "poetico" (non mi vengono altre parole) ma anch'io sono rimasta colpita dal contenuto.

  • The Following User Says Thank You to alessandra For This Useful Post:


  • #44
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    francamente, sono paradossi triti e ritriti in filosofia, matematica e pubblicazioni di appassionati...
    merito indubbio dell'autrice averli selezionati in funzione di un messaggio aderente alla sua sensibilità.
    certo che poteva almeno distinguersi mettendoli in poesia, come ci si attende dai poeti.
    concetti poetici non sono condizione sufficiente per elevare un componimento a poesia.


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  • #45
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    Ed eccoci arrivati al piacevole intervallo con la rubrica "poeti forumlibrosi"


    Cala la sera
    sopra la via
    e il grande portone
    il crepuscolo
    avvolge...

    Cala la sera
    sopra gli uomini
    e le cose
    e le divise
    e invade il cortile
    di foglie ingiallito...

    Cala la sera
    sopra via Zongo
    e al numero dodici
    una bandiera
    viene riposta...

    (maclaus)

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