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Discussione: XCV G.d.L. - Musica di Yukio Mishima

  1. #16
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    Finito!

    “Forse stava per arrivare l’attimo che aspettavo, forse nella luce del crepuscolo sarei riuscito finalmente ad afferrare la coda della bellissima volpe bianca”

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  • #17
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    caspita queedy che velocità!
    Io sono a pagina 90, non so ,ma il fatto di assistere il cugino e reagire così mi disturba.

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  • #18
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    Citazione Originariamente scritto da gamine2612 Vedi messaggio
    caspita queedy che velocità!
    Io sono a pagina 90, non so ,ma il fatto di assistere il cugino e reagire così mi disturba.
    E' molto scorrevole come stile di scrittura. Io ho trovato disturbante la protagonista fin dall'inizio nel suo modo di porsi seduttivo e manipolatorio nei confronti dello psicanalista.

    “Nel mondo del sesso non c’è un’unica felicità per tutti”

    “Ho spesso riflettuto sul fatto che nel lavoro di psicoanalista c’è una grande contraddizione, che consiste nel trattare razionalmente qualcosa di assolutamente indefinibile e impalpabile: la mente umana”

    “Fra il vento del mare, le voci allegre e chiassose della gente e il verde delle onde gonfie, l’infelicità riconosceva l’infelicità, la malattia fiutava la malattia.”

    “La pura sacralità e la totale oscenità si somigliano molto”

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  • #19
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    Predefinito pagina 92

    io lo trovo molto interessante dal punto di vista psicologico, i comportamenti della protagonista a volte sono sconcertanti ed inaspettati, ad esempio mi ha stupito la dedizione nei confronti del cugino fidanzato malato che lei odiava e che invece ha accudito fino all'ultimo

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  • #20
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    Predefinito capitolo 22

    Mi sta piacendo anche l'alternarsi di racconti dei suoi sogni che fa Reiko, delle lettere che scrive allo psicoterapeuta, trovo che sia una tecnica di scrittura che porta un ritmo quasi sincopato nella lettura, quasi jazz...

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  • #21
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    Eccomi, iniziato ieri, ho letto una quarantina di pagine.
    Riprendo e confermo alcune impressioni già scritte:
    stile scorrevole, la suddivisione in capitoli quasi tutti della stessa lunghezza, rende la lettura facile;
    niente di "spaventosamente" giapponese rispetto ad altri autori già citati, come Marukami, tranne forse questo accenno alla donna "volpe";
    la protagonista è antipaticissima
    si delinea già delle prime pagine come un thriller piscologico.

    ben scritto, ben strutturato, personaggi ok...
    ma
    io lo sto trovando un po' freddino, non mi appassiona la storia, un po' asettico come a quanto pare deve essere lo studio in cui si svolgono i colloqui terapeutici.
    Non mi sta coinvolgendo anche se si legge bene.

    Vediamo come evolvono queste mie sensazioni nel proseguire della lettura.

    Fra l'altro, particolare inquietante, Mishima è morto suicida adesso vado a leggermi un po' la sua bibliografia.

    Francesca

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  • #22
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    Ieri sera ho finito di leggerlo e devo dire che mi è piaciuto, l'ho trovato originale, ben scritto, pieno di spunti di riflessione, scorrevole e sincero. Detto questo approfondirò il commento man mano.

  • #23
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    Sto procedendo, sono arrivata al momento in cui Reiko racconta dell'incontro con il fratello da ragazzina quando era in collegio.
    Mi accorgo che sto vivendo quasi un'esperienza di "meta lettura" se si può dire così.
    In pratica il protagonista mi sta trasmettendo la sua deformazione professionale di analizzare psicologicamente qualsiasi moto umano, pensiero, parola sia propria che delle persone intorno a sé.
    Così mi sorprendo ad analizzare il mio stato d'animo durante la lettura.
    Da un lato man mano che procedo il senso di inquietudine aumenta, perché tutte le volte che sembra di essere arrivati al nodo cruciale, che può sciogliere il mistero di questa incapacità di Reiko di sentire la musica, una svolta inattesa mostra che la ragione ultima non solo è lontana, ma proprio nemmeno di vede....
    Nello stesso tempo questo senso di panico è sempre assolutamente sotto controllo, perché il protagonista lo tiene sotto controllo per sé, razionalmente, tassello dopo tassello e anche i suoi scoraggiamenti non hanno mai niente di scomposto.
    Mishima è un maestro nel trasmettere al lettore proprio capacità di controllo razionale sull'irrazionalità dei sentimenti: il protagonista si sorprende a provare tutta una gamma di reazioni impulsive e intuitive, ma grazie alla sua analisi, le riporta subito sotto controllo. Così anche a me come lettore capita di vivere lo stesso meccanismo.
    Interessante la parte in cui viene analizzata la differenza psicologica fra l'impotenza maschile e la frigidità femminile.
    Non ci avevo mai pensato, ma questa analisi mi ha anche fatto notare come lo stesso disturbo abbia due nomi diversi se riferito all'uomo o alla donna, due nomi che già dicono molto sui retaggi culturali che pesano sulla sessualità. Nell'uomo l'incapacità di provare piacere durante l'atto sessuale è legata ad un'idea di mancanza di "potenza", di incapacità di esprimere il proprio "potere" sul partner. Nella donna invece si associa alla sua incapacità di essere passionale, di rimanere fredda e indifferente a qualcosa che prima di tutto deve subire. Ovvio che quindi questo disturbo deve avere origini psicologiche diverse.

    Devo dire che questa è una delle esperienze di lettura più incredibile che abbia fatto, perché non mi coinvolge a livello sentimentale, ma a livello quasi cerebrale.
    Vado avanti molto incuriosita.

    Francesca

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  • #24
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    Francesca che bella analisi che stai facendo.
    Io non sono in grado di essere così appassionata nel parlare di questo libro.
    Mi è piaciuto abbastanza ma non sono riuscita ad entrare così nella storia. Mi aspettavo una lettura più ostica essendo un autore giapponese, invece è uno stile scorrevole che si fa leggere bene e questo è un aspetto sicuramente positivo. I temi trattati sono interessanti, nella lettura si possono trovare spunti di riflessione, la storia non so se mi ha convinta fino in fondo e non sono riuscita a simpatizzare con i protagonisti, la stessa Reiko mi ha confuso per gran parte del libro. Non sono mai riuscita ad entrare in empatia con lei, nemmeno alla fine quando finalmente tutti i nodi vengono al pettine: solo molta tristezza per questa ragazza e la sua storia.

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  • #25
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    finito oggi, lo avevo lasciato un po' da parte solo per motivi di tempo.Non mi è dispiaciuto in quanto lo stile è godibile e fluido.
    Tuttavia mi sono posta domande se effettivamente dal punto di vista medico potesse essere attendibile o se la fantasia dello scrittore abbia prevalso.
    La protagonista non è riuscita a piacermi, a volte mi ha lasciato perplessa.

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  • #26
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    Finito ormai anche da un bel po', scusate il ritardo, ma in fondo a volte le recensioni a freddo sono anche meglio, perché le sensazioni generali della lettura hanno il tempo di sedimentarsi e rimangono le più preziose e durature.
    Innanzitutto, come avevo detto in un mio precedente intervento, sono andata davvero a leggermi la biografia di Mishima e mi ha sorpreso molto. Avevo letto nel IV di copertina che era morto suicida, ma non mi aspettavo che il suo fosse stato un suicidio "di denuncia" da setta combattente.
    Nel libro mi è sembrato di ritrovare quella razionalità che nella pazzia deve aver portato Mishima al suicido. Ma mi ha sorpreso comunque, perché il protagonista è comunque un uomo che si pone domande, che non pensa di avere chiara qualsiasi risposta, che rimane più volte spiazzato dal dubbio e dall’incertezza. E questo mi sembra che non si accordi con un autore che sente così tanta sicurezza nelle sue convinzioni da scegliere il suicido come forma estrema per proclamarle al mondo.
    Il libro comunque mi è piaciuto più per l’argomento in sé e per la rivelazione e la risoluzione del caso di Reiko, per come l’intrigo psicologico si svela a mano a mano, fra intuizioni e passi indietro, vicoli ciechi e strade maestre percorse dal dottor Kazunori per arrivare alla soluzione: sembra che paziente e dottore giochino una partita a scacchi alla pari. Questo mi ha sorpreso perché mi ha fatto pensare a quanto in una terapia psicologica lo stesso psicologo sia costretto quasi ad impastarsi delle stesse fobie del proprio paziente. In effetti questo mi ha portato ha farmi la stessa domanda di Gamine, cioè se dal punto di vista medico il libro possa essere considerato attendibile.
    Fra i pochi autori giapponesi che ho letto (Yoshimoto, Murakami...) Mishima mi è sembrato il meno "strambo", anche se qualche pizzico di esotismo alla giapponese, di quelli che almeno me, solida lettrice occidentale, lascia spiazzato, ce l'ho trovato, per esempio nella figura della donna volpe.
    Sarei veramente curiosa di leggere altro di questo autore, per continuare un po’ la saga giapponese. C’è qualcuno a cui andrebbe?

    Francesca

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