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Discussione: 39° Poeticforum - Le poesie che amiamo

  1. #16
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    Che bella ale, un desiderio disperato.
    Sarebbe stata per me più efficace se fosse stata scritta in prima persona.
    Forse perché mi identifico in questo desiderio......
    Un richiamo appassionato.

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  • #17
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    Adoro Vivian, la poetessa bambina.
    Con infinita semplicità esprime concetti profondi, il desiderio di essere amata, di essere adorata, di risplendere, di appartenere. Di essere satellite di qualcuno, di ruotare attorno a un centro. Desiderio di appartenenza.

  • #18
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    Oh essere anche noi la luna di qualcuno!
    Noi che guardiamo
    essere guardati, luccicare
    sembrare da lontano
    la candida luna
    che non siamo.

    Alla luna

    Vivian Lamarque

    Vivian è adorabile, sono d'accordo. Quando voglio sorridere leggo le sue poesie, di una tenerezza infantile ma profonde.
    Questa in particolare l'ho sentita molto mia e molto vera, un pensiero così struggente espresso tanto bene con poche parole.

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  • #19
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    Vai con la prossima proposta

    Ti sento, Verbo, risuonare dalle punte dei rami
    dagli aghi dei pini dall'assordante
    silenzio della grande pineta
    - cattedrale che più ami - appena
    velata di nebbia come
    da diffusa nube d'incenso il tempio.

    Subito muore il rumore dei passi
    come sordi rintocchi:
    segni di vita o di morte?
    Non è tutto un vivere e insieme
    un morire? Ciò che più conta
    non è questo, non è questo:
    conta solo che siamo eterni,
    che dureremo, che sopravviveremo…

    Non so come, non so dove, ma tutto
    perdurerà: di vita in vita
    e ancora da morte a vita
    come onde sulle balze
    di un fiume senza fine.

    Morte necessaria come la vita,
    morte come interstizio
    tra le vocali e le consonanti del Verbo,
    morte, impulso a sempre nuove forme.

    David Maria Turoldo

  • #20
    Victorian lady
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    Vita e morte camminano insieme in questa poesia verso un'unica dimensione, l'eternità.
    Penso si debba avere fede per entrare in quest'ottica.
    Ci sono luoghi, persone, profumi, suoni, che ti fanno vibrare, emozionare, che ti fanno sentire viva quando ti senti morta interiormente.
    Non sono credente ma quando entro in una chiesa gotica, con un profumo d'incenso e un silenzio che avvolge, come la cattedrale o il tempio descritti nella prima strofa, sento di essere tornata all'origine della mia esistenza, come una sensazione di rinascita.
    Questa sensazione la provo in diverse situazioni, quando entro in contatto con un qualcosa di indefinibile e che mi fa sentire in pace con me stessa.
    Forse toccano delle corde interiori legate a momenti vissuti e che in quel preciso momento inconsapevolmente riemergono.

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  • #21
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    Non è una poesia molto adatta a questo periodo ferragostano, forse ho sbagliato a proporla ora.

    Una silenziosa camminata insieme a un amico in una pineta nei dintorni di Bressanone, nell’agosto del 1988, appena dopo la diagnosi di cancro, diventa una riflessione profonda immersa nella percezione della presenza di Dio. Questi versi, dai Canti ultimi, sono un inno alla vita e alla morte considerate come due preziose facce di una stessa medaglia. E' la presenza della morte a dare senso alla vita, a dare la dolcezza e la grazia necessarie a rendere il nostro cammino esperienza e non passaggio. Qualcosa di noi sopravvive, da morte a vita: "non so dove, non so come, ma tutto perdurerà."

    David Maria Turoldo (1916- 1992), di famiglia poverissima, prete dei Servi di Maria, laureato in filosofia, testimone della poesia religiosa italiana contemporanea, ebbe qualche problema con le gerarchie ecclesiastiche per il suo pensiero troppo "liberale" nel concedere spazio alla coscienza. Fu uno dei principali sostenitori del progetto Nomadelfia, il villaggio "con la fraternità come unica legge" fondato da don Zeno Saltini nell’ex campo di concentramento di Fossoli (Carpi) per accogliere gli orfani di guerra.

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  • #22
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    Inserisco la prossima poesia, commenterò appena possibile...

    Amore, oggi il tuo nome

    Amore, oggi il tuo nome
    al mio labbro è sfuggito
    come al piede l'ultimo gradino...
    ora è sparsa l'acqua della vita
    e tutta la lunga scala
    è da ricominciare.
    T'ho barattato, amore, con parole.
    Buio miele che odori
    dentro diafani vasi
    sotto mille e seicento anni di lava -
    ti riconoscerò dall'immortale
    silenzio.

    Cristina Campo

  • #23
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    In attesa di leggere la biografia di questa poetessa, che piano piano sto scoprendo e di cui mi sto innamorando sempre di più, ho scelto questa poesia, breve e semplice ma che è arrivata dritta al mio cuore, in subbuglio proprio forse come il suo quando scrisse questi versi.
    Sembra che la poetessa si sforzi di dimenticare l'amato ma non riesce a controllare il suo inconscio che emerge facendole pronunciare il nome di lui all'improvviso, facendola inciampare in un gradino perché le emozioni la sovrastano facendole perdere la concentrazione nei gesti più banali.
    Ma ecco che lei si riappropria di se stessa e razionalmente si ripete che da tutto quello che ha vissuto fino a quel momento, da quel mare di emozioni, deve riemergere e iniziare daccapo, in che modo? sublimando questo suo amore impossibile attraverso le parole, attraverso la poesia.
    La poesia come strumento salvifico, catartico.
    Il "buio miele" per me è l'amore a lei vietato, proibito, la dolcezza che non potrà mai assaporare ma che non dimenticherà nonostante gli anni, nonostante la distanza, nonostante il non potersi parlare, vedere, scrivere, nonostante il muro di silenzio definito immortale (che bel termine).
    A volte quando una persona di cui si è innamorati si allontana, lascia alle sue spalle un silenzio assordante, un ossimoro che non saprei spiegare meglio.
    A volte gli amori non vissuti vengono sublimati all'ennesima potenza.
    Chissà se questa poesia è dedicata a Mario Luzi, di cui ho letto che è stata segretamente innamorata, ma poco importa saperlo perché l'emozione che mi trasmette è a prescindere dal sapere a chi fosse rivolta, la mia è semplicemente una curiosità romantica.
    Per Cristina Campo poi la poesia è piena di simbolismi che rimandano alla fiaba, in una prima fase della sua vita, e al trascendente, nella seconda e ultima fase della sua vita dove è molto forte la ricerca spirituale che la porterà alla conversione attraverso la liturgia della messa latina prima e bizantina poi, passando per la mistica zen.
    Il visibile non è mai solo visibile ma è parte di un secondo mondo, quello invisibile, discorso che mi interessa molto e che desidero approfondire attraverso il libro che racconta questa sua anima così complessa e inquieta.

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  • #24
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    Molto intensa e dolce, un amore finito, disperso come l'acqua, e tutta la vita è da ricominciare.
    Mi piace da matti l'ultimo verso "ti riconoscerò dall'immortale silenzio": come dire, non ti dimenticherò mai.

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  • #25
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    Turoldo: Bello avere questa fede, vedere la morte in fin dei conti come una non-morte. Attendere l'approssimarsi della fine con serenità, per quanto possibile. La morte quasi come rinascita dell'anima.

    Cristina Campo: Non conoscevo questa poetessa nemmeno per nome, mi piace il suo modo di scrivere e la cripticità che riscontro negli ultimi versi è compensata dal suono dolce delle parole. L'amore è finito ma la poetessa continua a chiamarlo così, come a dire che forse il sentimento in fondo non morirà mai.

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  • #26
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