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 Il povero Piero

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Discussione: Campanile, Achille - Il povero Piero

  1. #1
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    Predefinito Campanile, Achille - Il povero Piero

    Il povero Piero è un romanzo scritto da Achille Campanile nel 1959, adattato successivamente dallo stesso autore in commedia teatrale. Esilarante e tragicomico: la rassegna di stereotipi sulla morte e sui funerali è un vero spasso. Povero Piero: da vivo, scrittore misconosciuto, e da morto sballottato, trafugato, nascosto negli armadi, sballottato dalla camera al bagno e dal bagno alla camera, ricoperto da valanghe di epitaffi, necrologi, addobbi vari, nonché dai pianti e dall'escandescenze di cognati, suoceri, cugini e nipoti. Ignorato (o quasi) in vita viene pianto da amici e parenti vari.

    Le disposizioni di Piero prevedono che l'annuncio della propria morte avvenga solamente dopo i funerali. Ma la notizia trapela e i familiari sono costretti a fronteggiare le visite dei parenti più o meno addolorati, che mostrano le proprie ipocrisie di fronte alla morte di un loro caro. Si sviluppa così una storia fatta di sotterfugi, poiché la famiglia del povero Piero tenta inizialmente di nascondere la morte dello stesso, nascondendo il "cadavere" nei posti più impensati della casa, il che creerà una serie di situazioni paradossali e di equivoci.

    Vengono presentati tutti i luoghi comuni in casi del genere e sono tutti reali. Hai saputo? E’ morto il povero Piero, No, non è possibile. E’ così. Oh, povero Piero, ma come mai? E chi lo sa. E’ incredibile. Anch’io, quando me l’hanno detto, non ci credevo e ancora non riesco a convincermi..
    La vedova piange? Non devi piangere, devi essere forte.
    La vedova non piange? E’ sotto choc, poverina. E’ questo che mi spaventa, questa mancanza di sfogo. Perché poi c’è la reazione. Che tante volte è peggiore. Le lacrime sono uno sfogo.

    Un’irresistibile sequenza di dialoghi surreali, in un crescente intrecciarsi di equivoci, raccontati con una prosa d'altri tempi ricca di giochi di parole e di grandissime verità celate nei luoghi comuni, e con l’umorismo elegante di cui Campanile è stato maestro.

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    Predefinito

    Ringrazio molto Qweedy per avermi consigliato questo romanzo.
    Il povero signor Piero è morto. Da questo antefatto l'autore, con quella verve di comicità basata sulla serietà che fa venir nostalgia dei tempi andati, coglie l'occasione per osservare dall'esterno il bailame che segue al tragico evento. Innanzitutto Achille Campanile si sofferma sull'assurdità del ritenere inaspettato e incredibile un evento del tutto naturale e noto a tutti sin dalla nascita; poi guarda con sarcasmo all'ipocrisia, alla teatralità dei gesti fatti più per consuetudine che per affetto… infine, la situazione da lui descritta assume contorni assurdi e tragicomici quando il povero Piero risuscita e trova parenti, amici, congiunti e maestranze a vegliarlo, in palese contrasto con le sue ultime volontà… una danza macabra di equivoci e malintesi dalle conseguenze imprevedibili ma, al netto della comicità, assolutamente plausibili. Con questo scanzonato teatrino dell'assurdo, Achille Campanile ci mette di fronte ad una tutt'altro che comica riflessione sul nostro rapporto con la morte, sui luoghi comuni, i comportamenti di circostanza e cinicamente reali che mettono a nudo la vera natura di ogni essere umano. E ci riscopriamo, nostro malgrado, tutti simili in questo racconto e in quest'evento che, volente o nolente, prima o poi toccherà a tutti. Un romanzo che consiglio, un buon modo per riflettere su qualcosa che spaventa ed addolora, ma con cui è inevitabile avere a che fare. Tanto vale arrivare, in un certo qual modo, preparati!

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