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Non parlare con la bocca piena

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Discussione: Francini, Chiara - Non parlare con la bocca piena

  1. #1
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    Predefinito Francini, Chiara - Non parlare con la bocca piena

    Una storia di lacrime e risate, dentisti e caramelle, nonne, zie e amiche tatuate, cuori e nostalgia.
    "Al terzo giro dell'isolato Chiara si rende conto di aver scelto probabilmente il momento peggiore, con la luce più bella di Roma, per lasciare. Del resto non esiste un'ora perfetta per la fuga perfetta. Da bambina le bastava il tempo di una mela - i bocconi piccoli - per raggiungere la sua cameretta partendo da scuola. Quanto sarebbe stato più facile adesso arrivare in quella casa a piedi, a undici anni, con le bucce verdi ancora tra i denti..."
    Bello sapere che si può tornare. Che a ogni passo falso, nella vita, i genitori sono pronti a riabbracciarti con un calore che gli anni non hanno mai attutito né tanto meno spento. Per Chiara, questo calore profuma di caffè e canta sulle note della Vedova allegra. Perché i suoi genitori sono così, loro che l’hanno tirata su in amorosa allegria, le hanno costruito attorno un mondo da fiaba e hanno trattato la vita come una partita a tombola a Natale: leggera. Chiara ha appena lasciato Federico, il loro nido e i gatti. Il suo essere una donna fallica le ha impedito di portare avanti pure questa storia. E sì che stavolta si era impegnata. Ora il dolore le morde il cuore. Anche le donne come lei soffrono. Ma niente, non ce la fa, ed eccola a suonare il citofono a papà, a trascinarsi su per le scale i due trolley, ad addolcire la vita masticando Galatine per consolarsi un po’. Come le hanno insegnato fin da piccola. Meno male che, a casa dei suoi, Chiara ritrova tutto com’era, la cameretta rosa da principessa, l’albero di Natale acceso a ogni stagione, le riviste anni Novanta, gli amici di famiglia chiassosi e colorati. E naturalmente la matura armonia d’amore fra i suoi genitori. Un amore che ha superato tante prove, un amore coraggioso e per nulla convenzionale, un amore disinteressato e forte che ha sconfitto i pregiudizi, spesso con il fendente di una risata. Ma anche un amore buffo e capace di curare le ferite della vita (pure quelle che non si rimarginano perfettamente e lasciano la cicatrice). Una vera scuola d’amore, da cui Chiara avrà ancora molto da imparare.


    Chiara ha trentacinque anni, fa la dentista, è "nata per merito dell'amore libero" ed ha due padri, Giancarlo e Angelo, che non potrebbero essere più diversi, ma che sono ugualmente speciali. Chiara ha anche un gruppo di amici bislacchi e un ragazzo, un bellissimo, dolcissimo e buffissimo principe azzurro biondo che però lei ha appena lasciato perché non le dà la passione, il brivido, il rosso di cui ora ha bisogno. Quando arriva coi due trolley e una montagna di dubbi a casa dei suoi è un sollievo essere accolta con una tazza di caffè, una citazione di Shakespeare e potersi tuffare sul divano ingurgitando galatine per addolcire il dolore. E i dubbi, Chiara, dovrà chiarirseli tra un Falafel e uno sbaglio, una puntata da Nino e un fraintendimento, e dovrà fare i conti con le paure improvvise e soverchianti a cui la vita non ci prepara, perché non si è mai preparati a perdere chi amiamo.
    Un libro originalissimo, scritto con uno stile assolutamente particolare al quale, per la verità, ho fatto fatica ad abituarmi. E' soprattutto questo che mi fa essere titubante nel consigliarlo perché, se dovessi basarmi solo sulla trama, lo consiglierei ad occhi chiusi. Tuttavia… perché non provarci? Magari voi questa prosa così barocca non la troverete un ostacolo che – intendiamoci – non sarebbe poi così insormontabile!

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