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Discussione: 226° MG - Fosca di Igino Ugo Tarchetti

  1. #31
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    Citazione Originariamente scritto da Ondine Vedi messaggio
    Adesso ho una curiosità folle di finire.
    Oggi pomeriggio mi dedico alla lettura a manetta!
    Direi che tutte noi abbiamo accelerato nel finale, per la curiosità!

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  • #32
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    Citazione Originariamente scritto da Ondine Vedi messaggio
    Che differenza tra le due lettere, quella di Fosca e quella di Clara!
    Quella di Fosca la adoro, c'è dentro tutto il suo tormento, c'è passione, dolore e una profonda consapevolezza, una fine intelligenza.
    Quella di Clara non ha la stessa potenza emotiva, non mi coinvolge, non mi suscita nessuna emozione, è una lettera d'amore canonica, con tutti i crismi convenzionali.
    Sinceramente non empatizzo con Clara, è che non mi piacciono le persone che non sono sincere, nel bene e nel male.
    Ami disperatamente Giorgio? Scegli: o lo dici a tuo marito o smetti la relazione clandestina.
    Sono molto drastica in queste cose.
    Credo che la lettera di Clara sia più razionale, mentre quella di Fosca più drammatica e passionale. Clara si è lasciata andare all'innamoramento per Giorgio, godendo in quei mesi dei singoli momenti ma senza nulla chiedere di più, consapevole di non poter fare affidamento su Giorgio. Infatti nel momento in cui c'è un problema, non prende neppure in considerazione di poter chiedere aiuto a Giorgio, sa di non potersi appoggiare a lui, perciò si rimbocca le maniche e si fa carico dei problemi familiari.
    Io empatizzo con Clara, ma comprendo anche Fosca. Fosca gioca il tutto per tutto su Giorgio, la sua personalità la porta a drammatizzare ogni situazione. Ai giorni nostri, potrebbe essere definita una "stalker".

    Credo che questo libro possa essere adatto a un quiz psicologico: se ti identifichi con A hai queste caratteristiche, se simpatizzi per B invece hai queste altre, se simpatizzi per C ...
    Sono curiosa di sentire per chi parteggia l'unico uomo che partecipa al GDL.

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  • #33
    The bell jar
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    Predefinito Commento finale

    Non conoscevo la Scapigliatura, o perlomeno non la ricordavo.
    Questo romanzo affronta temi che mi interessano molto: l’amore vissuto in modo viscerale, il delirio, la sublimazione che però non conforta ma che, in questo caso fa ammalare, tutte caratteristiche queste di Fosca, il personaggio più interessante della storia.
    Giorgio è un uomo che apparentemente si lascia condurre dagli eventi ma, dietro questo apparente vittimismo, secondo me c’è una condotta atta a provocare gli eventi stessi, consciamente, come lui stesso cita Lottai contro me stesso, contro la mia natura codarda che si ribellava ad un sagrifizio che io stesso avevo provocato.
    Giorgio rifugge da qualsiasi tipo di convenzione sociale e si mette alla prova per avvalorare questa tesi su se stesso: conquista una donna sposata, facendo leva sulla sua naturale predisposizione al senso di pietà, che Giorgio capisce con uno sguardo, e quando Clara alla fine lo lascia, il piedistallo su cui l’aveva posta crolla.
    Giorgio si compiace della diversità della sua storia d’amore clandestina, così diversa dalle comuni storie d’amore, e quando è lontano da Clara i suoi pensieri sulla loro storia assumono un contorno filosofeggiante, come se Giorgio traesse più piacere nel ricordo dei bei momenti passati insieme più che nel viverli nel momento presente.
    Giorgio vive per essere oggetto d’amore, quando non lo è più la donna amata fino a quel momento diventa la donna da disprezzare.
    Abbandonato da Clara Giorgio cerca consolazione in Fosca, donna fino a quel momento disprezzata per la sua bruttezza e che l’uomo piano piano condusse a sé per puro narcisismo ed egoismo, dicendole bugie che giustificava a se stesso come segno di pietà, l’unico sprazzo di sincerità che ho visto nell’uomo nei confronti di Fosca è stato durante il discorso che i due hanno avuto di fronte al caminetto la notte passata nella stanza della padrona della taverna che li ha ospitati.
    Fosca mi è piaciuta molto, attraverso le sue lettere la sua condotta, a prima vista senza logica, assume per me invece una logica drammatica, verso cui non posso che provare una profonda commozione.
    Fosca ama senza riserve, è trasparente, non c’è malvagità in lei, chiede solamente di essere amata, anche se porta questo suo bisogno d’amore all’eccesso, ma sono sempre e solo richieste, non fa nulla per nuocere l’amato.
    Giorgio dal canto suo più volte ha l’opportunità di disilluderla, consigliato saggiamente anche dal medico che vedo un po’ come la sua coscienza, ma non lo fa, preferisce continuare ad affondare in quella situazione in cui da solo si è imbarcato, dapprima per vanità e dopo per inerzia, perché non ha carattere.
    Un’ultima nota: i capelli di Fosca, simbolo del suo fascino, simbolo della sua acuta intelligenza e nello stesso tempo di disordine mentale, di libertà emotiva, soprattutto sessuale (quando sono sciolti e scapigliati), il suo mistero è racchiuso nei suoi capelli perché tramite i suoi capelli esprime le sue emozioni.
    Credo, e qui concludo (non riesco a concludere perché mi ha preso molto), che Giorgio rifiuti Fosca non tanto per la sua bruttezza ma perché capisce che lui e lei in realtà sono molto simili, sventurati ed infelici, Giorgio rincorre la felicità ma nello stesso tempo ne ha paura, insomma è un personaggio ancora alla ricerca di se stesso, non ha la stessa consapevolezza di Fosca.

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  • #34
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    Vi ho letto con molto piacere ... un vero gruppo da "salotto intelligente"

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