Ibsen, Henrik - Spettri

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Gengangere è il titolo originale di Spettri, uno dei drammi più significativi del teatro di Ibsen: uno dei testi che più fortuna ha avuto in ogni paese, e soprattutto in Italia, dove è stato a lungo rappresentato. Ibsen lo scrisse a Sorrento e a Roma nell’estate del 1881, cioè dopo Casa di bambola. Vi narrò le vicende di Helene Alving, una delle numerose figure femminili del suo teatro, che vivono passionalmente la loro esistenza. E Spettri è ancora una volta il dramma di una donna che non ha saputo sin dalla giovinezza ribellarsi alla menzogna. Si è sposata senza trasporto, ha tenuto celata agli occhi degli altri, in un segreto terribile, la corruzione del consorte: ed ora sconta nella maturità il peccato di non aver abbracciato, a suo tempo, la verità. Nell’etica di Ibsen chi non si batte per la verità contro l’ipocrisia è destinato a cadere: e a una sorta di fato inarrestabile lo colpisce, insieme ai propri congiunti, che pagano lo scotto di quella iniziale debolezza.

"I peccati dei padri ricadono sui figli". E' questo il corollario della diagnosi che un eminente medico francese fa al giovane Oswald Alving. La diagnosi è sifilide e il giovane, sebbene provato, potrebbe anche capirla, consapevole di aver compiuto una vita dissoluta. Però quella sentenza riguardante i propri avi no, quella gli risulta proprio incomprensibile: suo padre era un sant'uomo, filantropo e venerato da anni in paese. Tornato a casa, in Norvegia, proprio per il decennale della morte del padre, però, il giovane si ritrova, suo malgrado, a scoprire una realtà ben diversa da quella che gli era sempre stata raccontata…
Un'opera teatrale che Ibsen scrisse due anni dopo la più celebre Casa di bambola e che richiama lo stesso filone concettuale: chi non si ribella ad un destino già scritto, poi dovrà pagarne le conseguenze insieme a chi gli è più caro. E' ciò che accade ad Helene, la madre di Oswald e moglie del defunto donnaiolo Alving, che per non essersi ribellata ad una decisione non sua vivrà una vita di sofferenze trascinando con sé anche il figlio.
Devo dire di aver apprezzato molto quest'opera, ben più di Casa di bambola: la trovo più lineare sia nell'esposizione che nella consequenzialità dei concetti. Si legge in pochissimo tempo e non risente, nello stile, del passare dei secoli… inoltre fa riflettere su temi e comportamenti tutt'altro che datati o superati. Dunque… consigliato.
 
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