Si tratta di un'antologia di racconti. Ecco la trama del racconto più lungo, che dà il titolo alla raccolta:
"Haim trova lavoro nella pizzeria Kamikaze, due giorni dopo essersi suicidato. È l'aldilà dei suicidi e sembra "Francoforte sputata". C'è un pub niente male che si chiama Bar A dove ci sono parecchie ragazze sole. Certo, alcune hanno cicatrici sui polsi, o la pelle molliccia degli annegati, però non è detto che non ci stiano... C'è pure Kurt Cobain dei Nirvana che rompe le scatole a tutti lagnandosi e declamando le sue canzoni. Ad Haim accade anche di finire in un posto pieno zeppo di arabi, suicidi per le note ragioni, e il suo amico Ari chiede al barista Nasser, che ha la faccia disintegrata come un puzzle non finito: "È vero che prima dell'attentato vi promettono che settanta vergini fiche e ninfomani vi aspetteranno nell'aldilà?".

Quel che mi ha più colpito di questo libro è la grande capacità dell'autore di imbastire, spesso in poche pagine, storie surreali che lasciano veramente il segno, pervase da un umorismo nero che lascia spesso un sorriso amaro sulla bocca del lettore (nella fattispecie me e mio marito, almeno!). Il tema della morte, del suicidio e dell'addestramento militare sono infatti centrali in questi racconti, ma trattati con un linguaggio semplice, diretto ed ironico, che fa trasparire un velo di speranza.
Per concludere, Keret permette di conoscere incidentalmente un lato poco convenzionale della società israeliana, in particolare il mondo giovanile ed i suoi rapporti con gli arabi. Insomma, è stata una lettura fresca e interessante!