Guerriero, Leila - Suicidi in capo al mondo

RosaT.

Leghorn Member
Questa volta per recensire questo libro cambio modo, riporto di seguito interamente la quarta di copertina, un po' perchè mi piace ed un po' perchè in poche frasi racconta il libro ed io non ci sarei riuscita così bene.​

Trama:

"Las Heras, una cittadina in capo al mondo dove gli alberi si sbattono come stracci al vento.
Siamo nella Patagonia argentina, ma lontano dalle rotte turistiche. Una regione dove la gente era abituata a vivere con poco, trasformatasi in “terra promessa” per via di un clamoroso boom petrolifero.
Siamo a un soffio dall’anno 2000. Tutti si preparano ad accoglierlo con feste, balli, fiumi di alcol, fuochi d’artificio. Ma il 31 dicembre 1999, per la comunità del paese, è un giorno da incubo. Juan Gutiérrez – ventisette anni, famiglia di solide tradizioni – si toglie la vita.
Il fatto è che Juan è il dodicesimo suicida – secondo alcuni il ventesimo – in una manciata di mesi.
C’è chi parla di sette sataniche, altri danno la colpa ai “troppi indios sepolti in zona”.
Cosa si cela, veramente, dietro questo baratro?
Leila Guerriero parte da Buenos Aires per Las Heras, e indaga. Domanda, domanda, domanda.
Ma dalla polvere, dal vento e dal deserto non arrivano risposte chiare.
Arriva invece la voce – anzi, un coro di voci – dei giovanissimi suicidi, e delle persone vicine alle loro speranze, ai loro sogni. La voce di Mónica, che si dipingeva le unghie di nero e sul muro uomini incappucciati, streghe, teschi. La voce di Carolina, che prima di mangiare una mela e chiudersi in camera per sempre, accompagna il figlio di tre anni all’asilo.
O la vitalissima testimonianza di Pedro, regina del deserto e insegnante di inglese, di Naty, tenutaria del bordello, di Ricciolo, il più bravo DJ della Patagonia.
Con il ritmo di un thriller, Leila Guerriero ci conduce ai margini del Grande Vuoto, in un luogo assoluto dove “il tempo è un fiume di pietra e ciò che conta è drammaticamente altrove”.
Come non pensare a mille non luoghi molto più vicini a noi?"


Questo è il libro del quale sono riuscita a vedere la presentazione alla Fiera di Torino.

La lettura fin dal principio ti catapiulta in atmosfere e luoghi inusuali per noi abituati a vivere nella tecnologia e nelle comodità ...

Per me, che ho avuto la fortuna di vedere una piccola parte della sconfinata Patagonia ovviamente la più turistica, leggere questo libro è stato come tornare un po' là; perchè in forma minore riepetto a Las Heras anche nei lughi da me visitati si percepiscono queste atmosfere "strane"

Inizialmente il libro è difficile da seguire a causa dei salti temporali con cui l'autrice costruisce questa inchiesta, ma poi le vicende degli abitatnti della città coinvolgono a tutto tundo il lettore.
Traspare benissimo quanto l'autrice non ami la Patagonia soprattutto per le condizioni metereologiche ... vento freddo ecc.

Se avete voglia di volare lontano ... lo consiglio !!!
 
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