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copertina libro

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Discussione: Hardy, Thomas - Tess dei d'Urbervilles

  1. #1
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    Predefinito Hardy, Thomas - Tess dei d'Urbervilles

    Tess è una giovane di rara bellezza e dalla umili origini che, un giorno, apprende dalla propria famiglia di essere imparentata con l’aristocratica casata dei D’Urbervilles. Spinta dalla sua stessa famiglia, Tess va presso i suoi illustri parenti e conosce in tal modo il cugino Alec, individuo piuttosto amorale che inizia a farle la corte. Dopo essere tornata dalla sua famiglia, Tess partorisce il figlio avuto da Alec, ma il bimbo muore poco dopo.
    Tess va a lavorare presso una fattoria nella quale ha modo di conoscere un altro giovane, Angel Clare e, in breve, i due si innamorano e sposano. Tuttavia, Tess non ha ancora rivelato il suo passato al marito e lo fa proprio durante la notte delle sue nozze; purtroppo Angel non è in grado di perdonarla e parte per l’estero. Tess è così costretta a lavorare di nuovo e duramente nei campi, fino a quando le capita di incontrare ancora una volta Alec e, ancora una volta, cede a quello che sembra essere l’unico modo per sopravvivere. Tess accetta infatti di tornare a essere l’amante di Alec e di vivere con lui, fino a quando tornerà Angel ormai deciso a perdonarla. A questo punto, però, Tess è troppo provata dalle sue vicissitudini e, un giorno, arriva a pugnalare a morte Alec.
    Angel scappa con lei verso una nuova vita, ma la polizia li trova e a Tess non resta che vedersi compiere fino in fondo il suo drammatico destino.


    E' un libro molto realistico e affascinante , è impossibile non prendere le parti dell'orgogliosa quanto sfortunata Tess! Bello, molto bello , mi è piaciuto un sacco!

  2. #2
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    Un romanzo di una tragicità sconvolgente, la storia della distruzione della vita di Tess, bello ma eccessivo.
    Bellissima la fotografia del film che ne ha tratto Polanski, i luoghi sono stupendi

  3. #3
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    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    Un romanzo di una tragicità sconvolgente, la storia della distruzione della vita di Tess, bello ma eccessivo.
    Bellissima la fotografia del film che ne ha tratto Polanski, i luoghi sono stupendi
    magnifica donna! adesso ti metti d'impegno e mi dici ciò che non hai letto o visto ma dove lo trovi il tempo, non è che soffri d'insonnia, vero?

    Kiss!!

  4. #4
    Motherator
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    Citazione Originariamente scritto da darida Vedi messaggio
    magnifica donna! adesso ti metti d'impegno e mi dici ciò che non hai letto o visto ma dove lo trovi il tempo, non è che soffri d'insonnia, vero?

    Kiss!!
    per fortuna ho letto tantissimo nel passato e ci sono dei periodi in cui ho visto anche tanto cinema, adesso vado più a rilento, ma la quantità credo sia anche dovuta al fatto che sono anni che non guardo più la televisione.
    Tess l'ho visto prima al cinema nel 1979 e poi subito dopo ho letto il libro.

    ti abbraccio

  5. #5
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    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    per fortuna ho letto tantissimo nel passato e ci sono dei periodi in cui ho visto anche tanto cinema, adesso vado più a rilento, ma la quantità credo sia anche dovuta al fatto che sono anni che non guardo più la televisione.
    Tess l'ho visto prima al cinema nel 1979 e poi subito dopo ho letto il libro.

    ti abbraccio
    Si, devo dire che anch'io sono messa piuttosto bene, ho sempre letto molto ed ho iniziato presto...ma tu mi batti.In passato, parlo di quando avevo i marmocchi piccoli, mi son presa anche una paio d'anni, o forse più, di pausa; leggevo solo i fumetti giapponesi che comprava mio figlio poi per fortuna son rinsavita
    Un tempo riuscivo a leggere più velocemente, ricordo di libri iniziati e finiti nel fine settimana, ora faccio più fatica, inoltre sono una morta di sonno.

    La televisione non la guardo più nemmeno io, i film, solo dopo averli registrati, detesto sempre più profondamente l'invasività della pubblicità

    ora sloggio e chiedo scusa per l'invasione in questo topic


  6. #6
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    Penso che sia uno dei libri più tristi che abbia mai letto, battuto solo da " Giuda l'oscuro" dello stesso autore. Tess non ha mai avuto la minima possibilità fin dall'inizio. Perfetta come protagonista del film Nastassia Kinski.

  7. #7
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    bello....ho ripreso in mano la mia copia....datata 1979 ....ma l' ho letto ben 2 anni dopo (allo scoccare dei 12 anni) mi e' piaciuto tantissimo e credo che finito il thriller che mi sto leggendo ora, torno su qualcosa di sentimentale grazie per averlo messo

  8. #8
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    Di niente.. E' piaciuto molto anche a me.. Qualcuno ha letto qualcos'altro di Hardy? Tipo "Via dalla pazza folla"?

  9. #9
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    Una storia potente, di ingenuità, amore, sopraffazione. In inglese lo stile è un po' pesante per i miei gusti. Un po' contorto nel linguaggio. Lo stesso effetto linguistico che mi ha fatto solo "Dr Jeckill e Mr Hyde".

  10. #10

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    Questo libro (che ho letto l'anno scorso) è di una sorprendente ed attuale sensibilità. Ho scoperto questo eccezionale autore letterario inglese guardando il il film: Jude l'Oscuro. Tess dei d'Ubervilles, il fim, lo vidi quando uscì nelle sale ormai, credo 31 anni fà e lo considero un cult nel suo genere, d'altra parte lo mise in scena, un Maestro come Polanski.
    Dicevo che l'anno scorso, per caso, dopo aver visto un film di Richard Winterbottom del 1994, volli leggere tutte e opere prodotte da Thomas Hardy:

    Jude the Obscure

    Il sindaco di Casterbridge

    Via dalla pazza folla

    Tess dei d'Ubervilles

    Nella mia biblioteca mancano e sarei molto interessata ad averli.

  11. #11
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    Predefinito Hardy, Thomas - Tess dei d'Urberville

    Descrizione:
    "La sedotta Tess, questa bellissima campagnola discendente da un'antica stirpe che le ha lasciato nel sangue i suoi possenti e persino crudeli fermenti, è vittima di un destino che si accanisce senza pace contro di lei che chiede pace. La bellezza che la natura le ha data per i suoi fini di procreazione è la sua rovina, il mezzo della sua distruzione e quando ella, in un momento di ribellione, uccide, finisce per uccidere se stessa, ormai vittima predestinata scelta a proprio divertimento dal Presidente degli Immortali".

    Uno dei più grandi romanzi di sempre. Hardy dipana il filo della condizione femminile, in una visione postromantica che porta alle estreme conseguenze l'oscura previsione di George Eliot (ben simboleggiata dalla protagonista del Mulino sulla Floss, Maggie Tulliver). Non più l'angelo del focolare vittoriano, ma un'esistenza contaminata dalle forze del fato, senza speranza di redenzione. Magnifico.

  12. #12
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    L'inizio del libro mi ha letteralmente folgorato, la comparsa del reverendo che comunica al padre di Tess ciò che ha scoperto sulla loro famiglia invece di rappresentare l'inizio di una lieta vicenda, come fà pensare al padre, è l'avvio alla tragedia, Hardy butta direttamente il lettore all'inizio del crollo esistenziale di Tess.
    Il personaggio di Tess è poi una delle eroine della letteratura più sconvolgenti, è l'unica a mantenere i piedi per terra quando tutta la famiglia è presa dall'orgoglio della scoperta, dalla speranza di ricchezza; Tess capisce che non si può fondare l'esistenza su dei morti, sulle tombe di famiglia ed è questo suo senso di responsabilità che la trascin sul fondo.
    Un personaggio indimenticabile, Hardy riesce benissimo a farci sentire la sua disperazione, il suo amore per Angel, la sua disperazione quando Angel la lascia, è un eroina sola contro tutto il mondo, contro la malvagità del mondo e purtroppo come tutte le cose belle ne resterà schiacciata.
    Tess è una donna che vive per poter avere un attimo di vero amore e quando alla fine lo vive, vediamo che con orgoglio se ne và verso il patibolo.
    Splendide anche le descrizioni naturalistiche di Hardy che ci trascinano più profondamente nella storia. L'unico neo che ho trovato è un eccessivo sentimentalismo in certi punti del libro soprattutto nella storia tra Tess e Angel cmq un libro che sicuramente merita di essere letto

  13. #13
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    c'ho fatto un esame di letteratura inglese all'università, devo quotarti in tutto fabiog, Hardy scriveva decisamente bene e sapeva coinvolgere. Lo rileggerò prima o poi, mi aveva lasciato un bellissimo ricordo. Dell'autore mi aveva rapito "Il braccio avvizzito".

  14. #14
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    Hardy, con questo romanzo, entra di diritto nella mia classifica personale degli autori che più preferisco. Non ho mai letto nulla di lui, quindi per me era terreno inesplorato. La povera Tess ti conquista e ti prende fin dalle prime pagine, così come Alec ti sta sugli zebedei appena si affaccia sulla scena. Ho trovato il personaggio di Angel un tantinello infantile e impulsivo. Il finale mi ha lasciato a bocca asciutta e con una sensazione addosso di dispiacere, ma resta comunque una lettura piacevolissima. Adoro il modo in cui Hardy descrive ugualmente bene le campagne inglesi e le emozioni umane.

    Voto: 5/5

  15. #15
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    Si potrebbero mettere a fuoco diversi aspetti parlando di questo romanzo: lo svolgimento della trama, romantica e triste; il carattere dei personaggi, abbastanza compatti e coerenti con se stessi fino alla fine, ma non per questo privi di attrattiva e di profondità; lo stile della narrazione, anch’esso tradizionale da alcuni punti di vista, molto innovativo da altri.

    Ho pensato però di soffermarmi su due soli punti, se vogliamo un po’ marginali, ma che mi hanno particolarmente colpito. Il primo mi è stato suggerito nientepopodimeno che dalle pagine di Wikipedia, mentre cercavo senza troppe pretese di avere qualche informazione in più sull’autore, Thomas Hardy.
    Riporto pari pari: Hardy usa una tecnica di narrazione innovativa, perché può essere definita “cinematografica”, che anticipa cioè la cinematografia. Il narratore è onnisciente: questo fa sì che i lettori di Hardy, e gli spettatori, accettino la telecamera come veritiera e trasparente, non considerandola un mezzo che li distanzia dalla storia e dai personaggi. Hardy rinuncia al mezzo verbale (monologhi, dialoghi...) per presentare il materiale in termini visivi. Usa panoramiche, dissolvenze, zoom e primi piani.

    Bene, ammetto che non ci avrei fatto caso altrimenti, ma è proprio così: quello che a un primo impatto può sembrare un approccio tradizionale (narratore onnisciente, appunto, ma anche ricchezza e “puntigliosità” nelle descrizioni “ambientali” e soprattutto la profonda corrispondenza fra natura – intesa proprio come paesaggio, clima, ecc. – e stato d’animo, una costante che si riafferma ad ogni “cambio scena” per tutta la durata del romanzo) in realtà si rivela essere un elemento di grande innovazione. Talmente intima è l’unione fra ciò che è fuori, e che ci viene presentato attraverso una serie di immagini, ora lontane ora vicine, ma sempre vivide, e ciò che è dentro – le vicende della sfortunata Tess, le proprie paure e le proprie speranze – che potremmo quasi provare a ignorare lo svolgimento dei fatti e a concentrarci solo sugli spostamenti geografici e il trascorrere delle stagioni, e riusciremmo comunque a seguire il filo della storia, in una sorta di film muto.

    Il secondo, e più importante, aspetto che mi ha colpito fa riferimento al titolo del romanzo. Di solito è Bouvard a porre particolare attenzione a questo elemento, che invece in me non ha mai destato particolare curiosità; e non lo avrebbe fatto neppure questa volta se non fosse che, fin dalle prime pagine, risulta chiaro che il destino della protagonista è indissolubilmente legato al nome che porta.
    Non credo determini alcuno spoiler raccontare quella che è la primissima scena del libro e che, oltre a incuriosire e accattivare il lettore per il suo aspetto quasi grottesco, getta le basi per tutto ciò che avverrà in seguito: il padre di Tess, di cognome Durbeyfield, scopre grazie alla rivelazione di un curato appassionato di storia, di essere l’ultimo e unico discendente dei d’Urbervilles, un’antica e nobile famiglia caduta in disgrazia, al punto che lui stesso conduce una vita miserabile appena al di sopra delle soglie dell’indigenza, ma ben lontana da quella che meriterebbe in virtù della propria stirpe d’origine. La presa di coscienza di questo contrasto stridente, inaccettabile da parte di un uomo sostanzialmente onesto ma di cultura e vedute ristrette, unito a un Fato ostile, farà sì che il tentativo di riscatto si trasformi in realtà in una serie di sfortunati eventi che coinvolgerà l’intera famiglia e in particolare la povera Tess, colpevole solo della propria bontà d’animo e della propria straordinaria bellezza.

    Se questo elemento mi ha colpito così tanto, tuttavia, è perchè “l’onta della nobiltà perduta” non si limita a essere il fattore scatenante della vicenda, ma riemerge continuamente sotto il segno di una “condanna” da cui è impossibile liberarsi. Tess è “schiava” del proprio nome, dal quale si pretende di volta in volta presunta fama, ricchezza, nobiltà d’animo o, al contrario, di cui si disprezza il retaggio aristocratico; in un modo o nell’altro, Tess è impedita a essere se stessa, una semplice Durbeyfield, una fanciulla umile, ma di rara intelligenza e onestà, che vorrebbe vivere la vita seguendo le proprie naturali inclinazioni e predisposizioni.
    Non so quanto questo aspetto, nelle intenzioni dell’autore, sia un’esplicita condanna, quanto un’amara constatazione o l’occasione di raccontare una storia infelice, ma di fatto segna le sorti della protagonista come probabilmente ha fatto per tante altre anonime creature vissute nei secoli scorsi all’ombra, se non del proprio nome, magari delle tradizioni, delle superstizioni, delle “convenances” della propria epoca.

    Un romanzo bello, triste, trascinante. Magari non un capolavoro, ma sicuramente un libro che vale la pena leggere.

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