Riporto un articolo che ho torvato su internet ove è ben spiegato e commentato questo libro:

"Questo libro è in pratica una raccolta diarticoli dello scrittore cileno Luis Sepúlveda, apparsi sulle maggiori testate europee dopo l’arresto di Augusto Pinochet a Londra, nell’ottobre 1998.
Il mandato di cattura internazionale emesso dal giudice spagnolo Baltasar Garzon, che trovò il dittatore cileno nella capitale britannica, suscitò speranze di giustizia tra le vittime delle violenze del regime, sopravvissute alle torture dei militari.

Sepúlveda scrive da testimone, e non inventa è uno scrittore indignato, carico di valori, che afferma con limpidezza di scrivere perché “credo nella forza militante della parola”; è soprattutto un uomo che porta ancora sulla propria pelle non solo i segni delle violenze subite, ma il ricordo bruciante dei compagni caduti.
Accanto alle sue storie personali, alla cronaca delle torture e degli omicidi efferati, si trovano, nella raccolta “Il generale e il giudice”, piccoli frammenti, come l’incontro tra lo scrittore e suo figlio Carlitos, o il ricordo affettuoso del pescatore cubano Goyito, amico di Ernest Hemingway nelle battute di pesca nel mar dei Caraibi.
È comunque l’esercizio della memoria, quello che Sepúlveda compie è l’invito a restare sempre attenti e a non abbassare mai la guardia, di fronte alle strane parabole della storia, alle sue deformazioni orribili. È una preghiera, laica e sentita, a resistere e combattere, anche se si è destinati alla sconfitta, contro ogni ingiustizia."

Mi sono avvicinta a questo libro sperando di capire un po' di più delle vicende Cilene attorno agli anni della dittatura, non ho ottenuto proprio questo risultato dal punto storico e cornologico, ma gli articoli riportati sono veramente toccanti e di grande impatto emotivo soprattutto quello in cui parla del figlio, li traspare in mainera sconcertante quanto l'uomo possa diventare crudele con i suoi simili.
Si legge senza interruzioni è come rimanerne rapiti.