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L'Idiota

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Discussione: Dostoevskij, Fedor - L'Idiota

  1. #46
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    Predefinito Dostoevskij, Fedor - L'idiota

    Non possiedo certo la capacità critica per giudicare l'opera di un grande maestro quale è Dostoevskij, secondo me il migliore che abbia mai calcato i piedi su questa terra; non di meno non posso trattenermi dal dire che "L'idiota" è un capolavoro come diversamente non ci si poteva aspettare.
    Molti critici sono concordi nel dire che il principe Myskin rappresenta "l'archetipo della bellezza morale, frammento del Cristo", naturalmente non posso che essere d'accordo ma c'è molto di più: tutti personaggi che ruotano intorno a lui "macchiette di quella che era la Russia dell'800" in larga misura sono veicolo dei 7 peccati capitali.
    Gli Epancin, con esclusione forse del padre, sono conquistati pressoché da subito dalla spontaneità e generosità del principe ma per quanto non possano riconoscergli grandi meriti, valutarlo come una persona intelligente e sensibile, e per questo onorati di poterlo considerare un amico di famiglia, nel momento in cui la figlia minore Aglaja prende in considerazione l'idea di sposarlo, si scatena un putiferio, per lo più a opera della madre che forse più di tutti le è affezionata ma ugualmente subordina la stima e l'affetto alla scalata nell'alta società, al benestare della loro protettrice per cui anche la figlia che le era affezionata alla fine rinuncerà a lui.
    Il gruppo di Terent'ev, Keller e gli altri sono una evidente esemplificazione della superbia, per loro nessun criterio di giudizio è valido se non quello della legge; tale legge non è frutto però del desiderio di giustizia, di rispetto dei desideri dell'uomo, anzi vuole sostituircisi sostenendo che nulla merita credito se non una spietata e cinica ripartizione dei beni materiali disponibili.
    Ganeka per "amore" del denaro è lesto a sciupare la possibilità di poter godere dell'amore della già citata Aglaja, così come l'anziano generale pur generosamente amico del principe è incapace di separarsi dalla bottiglia, nonostante i disagi che le sue defaillance continuano a procurare a tutta la famiglia.
    E poi certamente il temibile Rogozin determinatissimo a pagare qualunque prezzo pur di possedere la donna della quale si dice innamorato, e pronto ad uccidere qualunque rivale possa intralciare i suoi progetti.
    In mezzo a tutti questi personaggi spaventosamente e terribilmente fragili si muove il principe, l'idiota. Instancabile nel prestarsi ai bisogni di chiunque ritiene ne abbia bisogno, non per vano desiderio di gloria ma solo nell'umile tentativo di compiere volta per volta l'azione che gli sembra più giusta, seguendo il suo cuore che sinceramente si strugge nel constatare lo scarso amor proprio dei vari personaggi. Eppure egli non è affatto un superuomo, al pari del Cristo autentico, qualche volta sembra dubitare che quello che fa abbia un senso, alcune volte è stanco è per questo di tanto in tanto ricerca anch'egli (in realtà senza successo giacché è sempre ricercato da qualcuno bisognoso della sua opera, e lui incapace a non prestarsi ogni volta che la situazione lo richiede) la solitudine nella dacia di Pavlonsk che, nonostante i paesaggi suggestivi che trapelano dalle descrizioni, almeno a me ricorda un poco il ritiro di Gesù nel deserto prima dell'ingresso in Gerusalemme.
    Proprio negli ultimi capitoli emerge però, più chiaro che mai, il pessimismo, la scarsa fiducia di Dostoevskij nell'uomo per cui irriconoscente per tutto il bene e la bellezza che gratuitamente gli viene offerta, finisce puntualmente per sciupare tutto. Per assecondare i propri capricci e gli sterili progetti, rifiuta la bellezza e l'amore che gli sono offerti autocondannandosi alla miseria dello spirito.
    Gli unici rammarichi che ho a proposito di quest'opera sono due: il primo, per quanto sciocco possa essere, sono i nomi dei personaggi, così veracemente russi, difficili da pronunciare e ancora di più da ricordare, da richiedere un certo sforzo per non andare in confusione con nomi, cognomi e pure vezzeggiativi. Il secondo riguarda invece una delle frasi più celebri di sempre che l'autore mette in bocca al protagonista: "la bellezza salverà il mondo"; e tuttavia scivola tra i timidi commenti degli altri personaggi, senza che gli sia stata dedicata l'approfondimento che secondo me meritava.
    E altrettanto mi ha sorpreso l'attacco che l'autore, sempre per mano del protagonista (a testimonianza della rappresentatività di tale pensiero dell'autore), sferra contro la Chiesa Cattolica di Roma, arrivando a riconoscere nel Papa l'autentico anticristo.
    In conclusione un romanzo meraviglioso che a mio avviso ha il grande merito, pur nella sua sfiducia, di ricordarci quanto fragili siamo di fronte alle circostanze della vita e quanto la tenerezza, la compassione autentica e la gentilezza amorevole non siano frutto dell'ingenuità o di uno spirito debole ma al contrario di una grande forza d'animo e amore che è espressione e ricerca del divino.

  2. #47
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    attenzione! il thread di questo libro c'è già!!!

  3. #48
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    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    attenzione! il thread di questo libro c'è già!!!
    Mi pareva strano, ma io l'ho cercato come al solito e non l'ho trovato...

    Anche adesso che ho creato il mio thread, cercando "idiota" la ricerca non lo trova.

    Ciao e grazie, MadLuke.

  4. #49
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    lo trovi qui
    http://www.forumlibri.com/forum/picc...r-lidiota.html

    qualche mod interverrà per unirli non preoccuparti

  5. #50
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    Citazione Originariamente scritto da isola74 Vedi messaggio
    lo trovi qui
    http://www.forumlibri.com/forum/picc...r-lidiota.html

    qualche mod interverrà per unirli non preoccuparti
    Eccomi

  6. #51

    Predefinito l'idiota

    DEvo dire che l'ho letto e non l'ho capito. L'ho finito ma solo perché dovevo ed è stata una lunga fatica contro il tempo.
    Personaggi incompleti, scrittura affrettata, quasi sconclusionata.
    Ma l'ho messo in cantiere con il proposito di rileggerlo con più calma

  7. #52
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    Attenzione: questa inserita è la copertina de I Demoni.

  8. #53
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    Citazione Originariamente scritto da Kasparlo Vedi messaggio
    DEvo dire che l'ho letto e non l'ho capito. L'ho finito ma solo perché dovevo ed è stata una lunga fatica contro il tempo.
    Personaggi incompleti, scrittura affrettata, quasi sconclusionata.
    Ma l'ho messo in cantiere con il proposito di rileggerlo con più calma
    600 pagine di libro e tu dici che la scrittura è affrettata?
    Singolare davvero!!!

    L'ho finito da un po' e devo scrivere la recensione. Per ora ho letto le vostre, ma sono qui che giro e rigiro idee e non riesco a partire.
    Torno

    Francesca

  9. #54

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    ciao a tutti
    ho letto poco più di 1/4 del libro e mi sta appassionando sempe
    di più. lo trovo davvero interessante,
    anche per la varietà dei personaggi la cui personalità, indole e
    stati d animo sono descritti con una raffinatezza
    degna di uno psicologo. secondo me Dostoevskij era un profondo
    conoscitore della mente umana e delle persone in generale

  10. #55
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    Citazione Originariamente scritto da Valk Vedi messaggio
    secondo me Dostoevskij era un profondo
    conoscitore della mente umana e delle persone in generale
    Altrochè! Nessuno come lui. Ma questo avrebbe potuto farlo qualunque bravo psichiatra. La cosa che per me lo rende immenso è come ogni umana debolezza oltre a essere "capita", è anche compresa, umanamente accettata. Qualunque giudizio è sospeso e rinviato alla divina misericordia.

    Ciao, MadLuke.

  11. #56

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da MadLuke Vedi messaggio
    Altrochè! Nessuno come lui. Ma questo avrebbe potuto farlo qualunque bravo psichiatra. La cosa che per me lo rende immenso è come ogni umana debolezza oltre a essere "capita", è anche compresa, umanamente accettata. Qualunque giudizio è sospeso e rinviato alla divina misericordia.

    Ciao, MadLuke.
    verissimo MadLuke. forse Dostoevskij si dimostra comprensivo con i suoi personaggi
    perchè si rende conto che quelle debolezze sono proprie di ogni uomo e donna;
    l'unica persona a essere esente da debolezze e difetti, l'unica persona immacolata,
    innocente e pura (almeno fino al punto in cui sono arrivato), è Myskin che, poveretto,
    è un idiota e non sa stare al mondo nonostante lui creda di essere molto intelligente
    ciao!

  12. #57
    Tanny
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    Il mitico Dosto in ha tradito le aspettative, libro splendido, il personaggio del principe ha un non so che di magico

  13. #58
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    Predefinito Contiene spoiler

    Le due volte in cui ho portato a termine un grande (anche nel senso della mole) romanzo di Dostoevskij (questo e Delitto e castigo) ho avuto la sensazione quasi fisica che il mio cervello si espandesse e diventasse più elastico. La sensazione in sottofondo di non poter reggere mentalmente il groviglio di riflessioni, di dialoghi elevati e profondi, di personaggi, a partire dai nomi, l'intreccio intricatissimo, le relazioni tra le varie persone, etc. etc. viene sovrastata dalla sensazione opposta, quella di poter accogliere molto di tutto ciò dentro la testa - seppure indubbiamente sfugga qualcosa, anzi sfugga (a me) parecchio - poiché Dosto ha la capacità di esprimersi in modo, sì, ricercato ed elaborato ma, allo stesso tempo, chiaro e comprensibile e di creare con il lettore un'empatia tale da fargli accogliere in sé con facilità parole e pensieri. Ciò che mi lascia positivamente sbalordita e che mi fa riconoscere il genio è soprattutto ciò che ha già sottolineato MadLuke: la totale e naturale assenza di giudizio. Al di là della critica sociale e politica e delle sue idee in questo senso, che traspaiono - per esempio, i vari discorsi che, per bocca di Myskin, fa sulla pena di morte - l'autore non giudica mai moralmente i suoi personaggi; essi sono talmente umani, talmente veri, che sembra che lo scrittore li lasci vivere di vita propria, che la loro personalità si sviluppi autonomamente e che le varie storie vadano avanti da sole, intrecciandosi tra loro. Hanno pregi e difetti, come tutti gli esseri umani. Non ci sono cattivi e buoni (a parte Myskin , la figura di un "buono" che però non ha niente di stucchevole).
    Il titolo sembra quasi sarcastico: Myskin, certamente tra i più bei personaggi di cui abbia mai letto, possiede uno spirito superiore, un'intelligenza (non pratica) e una capacità di analisi fuori della norma, un'empatia straordinaria nei confronti degli altri, ma una cieca fiducia nel prossimo e una incredibile capacità di perdonare chiunque, persino chi attenti alla sua vita, unitamente alla sua schiettezza quasi infantile e alla totale incapacità di prendere una decisione autonoma, il tutto rafforzato dall'effetto che la sua malattia produce sugli altri, tutto ciò fa sì che venga deriso e definito "idiota", e che anche le persone che gli vogliono più bene si vergognino, in un certo senso, di lui. Vittima di questo modo di pensare è Aglaja, che si innamora di lui ma non lo ammette forse nemmeno con se stessa, perché sa che non verrebbe accettato come suo compagno ufficiale; quasi sembra rifiutare il suo stesso sentimento, e i suoi conflitti interiori sfumano in capricci esteriori in una personalità ancora inesperta e indecisa, mostrando agli occhi altrui un carattere altezzoso e apparentemente impossibile. Ben diverso è l'altro, meraviglioso, personaggio femminile, quello di Nastasja, affascinante, aggressiva, volubile fino alla follia. Vittima di un'infanzia e di una vita infelice. Anche lei, a suo modo, ama Myskin: vede in lui ciò che non ha mai visto prima, l'innocenza, la bontà, il disinteresse. Ma a lei è più adatto Rogozin, pazzo d'amore e privo di scrupoli: apparentemente pericoloso e crudele, in realtà anch'egli vittima di qualcosa, forse del suo stesso cieco sentimento. Non manca la rappresentazione dell'egoismo più squallido, incarnato dalla figura di Lebedev; la schiettezza femminile di Lizaveta, donna dal carattere difficile ma dal cuore d'oro; la sofferenza che a tratti diventa crudeltà, nella persona di Ippolit; le debolezze del (per me) simpaticissimo generale Ivolgin, e la "normalità" assoluta delle persone che Dosto stesso indica come poco significative: Ganja (opportunista ed egocentrico, per me un personaggio sgradevole), la sorella, la madre.
    Ma questo romanzo è molto di più, e certamente non posso scriverne io.
    Un capolavoro che esplora tutte le sfaccettature della società e dell'essere umano, un romanzo valido per tutte le epoche e i luoghi, dal quale traspare un pessimismo cosmico: ciò che conta nella società non è la nobiltà dell'anima e dello spirito, ma la decisione, la forza di carattere non intesa come forza interiore ma più che altro come capacità d'azione, un certo distacco nei sentimenti, la capacità di adeguarsi al mondo. La debolezza, l'incapacità di decidere, la presenza di pietà o di scrupoli diventano facilmente sinonimo di "idiozia" e, a lungo andare, possono sfociare in disgrazia o in follia.

  14. #59
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Un capolavoro che esplora tutte le sfaccettature della società e dell'essere umano, un romanzo valido per tutte le epoche e i luoghi, dal quale traspare un pessimismo cosmico: ciò che conta nella società non è la nobiltà dell'anima e dello spirito, ma la decisione, la forza di carattere non intesa come forza interiore ma più che altro come capacità d'azione, un certo distacco nei sentimenti, la capacità di adeguarsi al mondo. La debolezza, l'incapacità di decidere, la presenza di pietà o di scrupoli diventano facilmente sinonimo di "idiozia" e, a lungo andare, possono sfociare in disgrazia o in follia.
    Sbagli a scrivere che Dostoevskij esprime un pessimismo cosmico.
    Lui ritiene si, (da buon cristiano) che l'uomo per quanto animato dalle migliori intenzioni di fare il bene, infine compia il male, perché incapace di un gesto perfetto (esclusiva di Dio). Ma il suo pessimismo, per meglio dire "compassione" (nell'accezione nobile e originale del termine) è circoscritta proprio e solo all'essere umano, non al cosmo. Anzi "la bellezza salverà il mondo".

    Ciao, MadLuke.

  15. #60
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    Come molti classici russi e come molte opere di Dostoewskij, non si tratta di una lettura facile, anzi in più punti viene a dirittura la tentazione di desistere, ma l’interesse per la figura di Miskin e la curiosità di conoscere la fine della storia prevale sempre.
    Si tratta, in estrema sintesi, della storia del giovane principe Lev Nicolaevic Miskin, tornato in Russia dopo alcuni anni di cura in una clinica svizzera. Il principe, infatti, è affetto dal “Mal caduco”, ossia dall’epilessia. Questi fa da subito la conoscenza di svariati personaggi che ci accompagneranno per tutto il romanzo, ma i primi con cui viene a contatto saranno quelli che avranno un ruolo più rilevante nelle vicende che lo riguarderanno, come se l’autore avesse voluto presentarceli da subito per rendere chiara la loro importanza. Conosciamo così Robozin, arrogante, presuntuoso e un po’ rozzo, Lebedev, infido e gran tessitore di piani a discapito del prossimo e per proprio tornaconto personale, e gli Epancin, famiglia variegata e già di per sé interessante. E poi c’è la dannatamente bella Nastasia Filipovna, vera regista di questa fitta trama di avvenimenti.
    La scena si svolge tra la città di Pietroburgo e la cittadina di vacanza Pablosc, in un tempo approssimativo di un anno. Un anno ricco di eventi per il nostro principe che tutti considerano un idiota, un sempliciotto, uno stupido, un bambino. In pochi riusciranno a comprendere che, invece, egli è molto intelligente e riesce a capire le persone molto meglio di tanti altri. Solo che è troppo, assolutamente, irrimediabilmente buono e lascia che tutti si approfittino di lui; inoltre egli è certamente ingenuo poiché spesso, preso dalla volontà di agire per il meglio e di favorire gli altri, non tiene conto di come i suoi comportamenti possano essere interpretati dagli altri e che talvolta qualcuno potrebbe rimanerne ferito. Tutta la storia ruota intorno a questo, con chiarimenti e stravolgimenti fino ad un epilogo inaspettato e di certo insperato.
    Ripeto, si tratta di una lettura non facile, ma di certo interessante, che permette di riflettere sulla natura umana e sui rapporti interpersonali: vi sono, infatti, alcune frasi, alcuni comportamenti, alcune riflessioni su cui vale la pena di soffermarsi a riflettere. Nonostante la difficoltà, quindi, non posso non consigliare la lettura di questo classico.

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