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Il mare non bagna Napoli

Mostra risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Ortese, Anna Maria - Il mare non bagna Napoli

  1. #1
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    Predefinito Ortese, Anna Maria - Il mare non bagna Napoli

    Una raccolta di racconti che penetra nel dramma della miseria e squallore di Napoli dopo la seconda guerra mondiale. La narrazione è molto cruda e la realtà è descritta senza apparente partecipazione emotiva, tanto che la Ortese, con la pubblicazione di questo romanzo nel 1953, è stata accusata di “antinapoletanità” e, nonostante avesse vissuto e lavorato in questa città, sentita quasi come “sua”, per anni (collaborò alla rivista “Sud” con vari intellettuali partenopei), non ha fatto più ritorno a Napoli. La stessa autrice ha sentito la necessità, con la ripubblicazione del libro nel 1994, di far meglio comprendere il significato della sua opera, sottolineando come la stessa rappresenti non una “misura” del reale, incomprensibile e allucinante, ma la sofferenza della sua anima e la “intollerabilità” di fronte al “male oscuro di vivere”, una sorta di “nevrosi” che riconosce appartenere a se stessa.
    Il primo dei racconti, Un paio di occhiali, è quello che mi è piaciuto di più perché molto toccante e con un profondo valore simbolico: mettere gli occhiali significa vedere il vero aspetto delle cose, che a volte si presentano molto più angosciose di come immaginate e percepite attraverso il velo onirico di una grave miopia. Rimane impressa nella mente la figura di Eugenia, questa tenera bambina che vorrebbe rimanere estranea all’orrore della realtà e gettare i tanto desiderati occhiali per continuare a vivere nel suo mondo fatto di fantasia e sogni.
    Altri racconti sono ben scritti ma veramente molto molto duri: in particolare mi ha molto colpito La città involontaria, giustamente paragonato ad una sorta di discesa agli Inferi, in cui l’autrice descrive, quasi come un reportage giornalistico, la “visita” ad un palazzone/città abitato da circa tremila persone in cui la vita raggiunge l’apice del degrado umano nei piani inferiori.
    Il tanto contestato capitolo/romanzo, Il silenzio della ragione, descrive la quotidianità di alcuni intellettuali napoletani, o comunque presenti nella vita della città, che un tempo rappresentavano la voce della ribellione e della protesta del popolo, e che ora vengono dipinti come assorbiti nella realtà di Napoli, “soffocati dalle sue braccia smisurate”.

  2. #2
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    Io ho letto proprio l'edizione in cui la Ortese, in prefazione, "giustifica" il suo libro dalle accuse di antinapoletanità ed effettivamente va detto che non mi sembra che traspaia un sentimento negativo nei confronti della città, piuttosto una certa apatia, una freddezza che credo siano volontarie, come si capisce dalle ultime pagine in cui si fa ancora più vivo il distacco tra la "plebe" e la annoiata "borghesia".
    Ho preferito la prima parte del libro, quella con i racconti brevi: alcune pagine sono crude ma molto descrittive (non bisogna dimenticare che parla della Napoli del dopoguerra, e che il dopoguerra in Italia è stato un po' così duro dappertutto); la seconda parte mi è sembrata lenta, a tratti con una prosa non troppo fluida.
    Voto: sufficiente.

  3. #3
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    io Anna Maria Ortese l'ho amata in modo viscerale ed ho trovato questi racconti stupendi, soprattutto quello degli occhiali, così amaro da farti stringere il cuore

  4. #4
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    Julia me ne parla sempre benissimo ma non ho ancora avuto modo di leggerla.

  5. #5
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    Se non fosse per l'ultimo racconto, questa raccolta sarebbe deliziosa...
    l'ultima storia è invece un po' ostica da affrontare e in più
    è lunga mezzo libro!!!
    Risultato: se non vi addormentate prima, si fa molta fatica ad arrivare alla fine!
    I primi quattro scorci di Napoli e della sua gente sono bellissimi quadretti di vita
    quotidiana, scorci in cui le azioni di tutti i giorni si mischiano ai sentimenti più semplici, più puri,
    più istintivi della gente comune.
    Visto che gli altri sono stati più o meno citati, menzionerò il racconto "Interno familiare":
    qui la Ortese ci fa conoscere Anastasia Finizio, donna che avrebbe dovuto essere già
    maritata ma è ancora nubile e, pur mantenendo un comportamento "rispettabile" agli occhi
    della società, vive dentro di sè un tumulto di sentimenti nella "speranza di ritornare giovane e donna".
    Quattro storie che consiglio di leggere, peccato poi per la lunga appendice...

  6. #6
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    Non ho letto il libro, ma mi è capitato di assistere allo spettacolo, surreale e suggestivo, che Paolo Poli ne ha tratto.

  7. #7
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    Citazione Originariamente scritto da Lollina Vedi messaggio
    Non ho letto il libro, ma mi è capitato di assistere allo spettacolo, surreale e suggestivo, che Paolo Poli ne ha tratto.
    anche io l'ho visto, un grande Paolo Poli, ma non ho trovato la "mia" Ortese, tanto che mi aveva lasciato perplessa, ma poi ho capito che questa era la lettura dell'artista, come è naturale che sia

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