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copertina libro

Orlando furioso

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Discussione: Ariosto, Ludovico - Orlando furioso

  1. #1
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    Predefinito Ariosto, Ludovico - Orlando furioso

    Obbligata a leggerlo per un esame all'università, ho amato immediatamente questo capolavoro, allo stesso tempo ironico, aulico, magnificente, "basso", romantico, cinico, volgare... Ariosto è un genio.

    Adoro quest'ottava e ve la riporto:

    Molti consigli de le donne sono
    meglio improviso, ch'a pensarvi, usciti;
    che questo è speziale e proprio dono
    fra tanti e tanti lor dal cielo largiti.
    Ma può mal quel degli uomini esser buono,
    che maturo discorso non aiti,
    ove non s'abbia a ruminarvi sopra
    speso alcun tempo e molto studio ed opra.

    Ultima modifica di ilselacontessa; 07-20-2008 alle 07:16 PM.

  2. #2
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    Citazione Originariamente scritto da ilselacontessa Vedi messaggio
    ho amato immediatamente questo capolavoro, allo stesso tempo ironico, aulico, magnificente, "basso", romantico, cinico, volgare... Ariosto è un genio.
    Quoto. Meriterebbe riportare tutto il primo canto, un capolavoro dell'entrelacement .

    Ma i canti stupendi si sprecano: quelli sull'assedio di Parigi, i castelli di Atlante, le follie di Orlando, Astolfo sula Luna... lungo ma bellissimo

  3. #3
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    Citazione Originariamente scritto da Masetto Vedi messaggio
    un capolavoro dell'entrelacement
    Io mi sono sempre chiesta: ma come fa 'sto pazzo a riprendere personaggi che ha lasciato anche parecchi canti prima, senza sbavature??? Il lettore ne rimane spiazzato!

  4. #4
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    beh, aveva preso appunti. Si disegnava gli schemini con le freccette: Marfisa sta qua, Ruggero sta là, Rinaldo l'avevo lasciato a sto punto etc...

  5. #5
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    Citazione Originariamente scritto da Masetto Vedi messaggio
    beh, aveva preso appunti. Si disegnava gli schemini con le freccette: Marfisa sta qua, Ruggero sta là, Rinaldo l'avevo lasciato a sto punto etc...

  6. #6
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    Anche a me l'Orlando furioso è piaciuto molto, quando l'abbiamo affrontato a scuola!
    Italo Calvino in persona, grande "fan" dell'Ariosto ne ha pure curato una riedizione in prosa: anche quella è pura follia!! Fantastico...

  7. #7
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    non è facile commentare un'opera di questo tipo dove tutto è stato già detto, dove i personaggi fanno parte dell'immaginario, dove a scuola si studiava sin dalle medie.
    Sicuramente non di facile lettura, ha dei personaggi stupendi, Orlando sopra tutti.
    E' un'opera a cui si fa spesso riferimento e che ha ispirato molti scrittori. E' una di quelle opere su cui ci si fa le penne di scrittori ma anche di lettori.
    A me piace il prologo, che ho dovuto imparare a memoria insieme ad altri canti e che così inizia:

    « Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
    le cortesie, l'audaci imprese io canto... »

  8. #8
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    Io invece mi sono sempre commossa a leggere il passo in cui si narra della follia di Orlando: troppo angosciante il modo in cui cerca di negare a se stesso l'evidenza che Angelica appartiene a un altro!

  9. #9
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    Citazione Originariamente scritto da Elena.90 Vedi messaggio
    Io invece mi sono sempre commossa a leggere il passo in cui si narra della follia di Orlando: troppo angosciante il modo in cui cerca di negare a se stesso l'evidenza che Angelica appartiene a un altro!


    100
    Lo strano corso che tenne il cavallo
    del Saracin pel bosco senza via,
    fece ch'Orlando andò duo giorni in fallo,
    né lo trovò, né poté averne spia.
    Giunse ad un rivo che parea cristallo,
    ne le cui sponde un bel pratel fioria,
    di nativo color vago e dipinto,
    e di molti e belli arbori distinto.

    101
    Il merigge facea grato l'orezzo
    al duro armento ed al pastore ignudo;
    sì che né Orlando sentia alcun ribrezzo,
    che la corazza avea, l'elmo e lo scudo.
    Quivi egli entrò per riposarvi in mezzo;
    e v'ebbe travaglioso albergo e crudo,
    e più che dir si possa empio soggiorno,
    quell'infelice e sfortunato giorno.

    102
    Volgendosi ivi intorno, vide scritti
    molti arbuscelli in su l'ombrosa riva.
    Tosto che fermi v'ebbe gli occhi e fitti,
    fu certo esser di man de la sua diva.
    Questo era un di quei lochi già descritti,
    ove sovente con Medor veniva
    da casa del pastore indi vicina
    la bella donna del Catai regina.

    103
    Angelica e Medor con cento nodi
    legati insieme, e in cento lochi vede.
    Quante lettere son, tanti son chiodi
    coi quali Amore il cor gli punge e fiede.
    Va col pensier cercando in mille modi
    non creder quel ch'al suo dispetto crede:
    ch'altra Angelica sia, creder si sforza,
    ch'abbia scritto il suo nome in quella scorza.

    104
    Poi dice: - Conosco io pur queste note:
    di tal'io n'ho tante vedute e lette.
    Finger questo Medoro ella si puote:
    forse ch'a me questo cognome mette. -
    Con tali opinion dal ver remote
    usando fraude a sé medesmo, stette
    ne la speranza il malcontento Orlando,
    che si seppe a se stesso ir procacciando.

    105
    Ma sempre più raccende e più rinuova,
    quanto spenger più cerca, il rio sospetto:
    come l'incauto augel che si ritrova
    in ragna o in visco aver dato di petto,
    quanto più batte l'ale e più si prova
    di disbrigar, più vi si lega stretto.
    Orlando viene ove s'incurva il monte
    a guisa d'arco in su la chiara fonte.

    106
    Aveano in su l'entrata il luogo adorno
    coi piedi storti edere e viti erranti.
    Quivi soleano al più cocente giorno
    stare abbracciati i duo felici amanti.
    V'aveano i nomi lor dentro e d'intorno,
    più che in altro dei luoghi circostanti,
    scritti, qual con carbone e qual con gesso,
    e qual con punte di coltelli impresso.

    107
    Il mesto conte a piè quivi discese;
    e vide in su l'entrata de la grotta
    parole assai, che di sua man distese
    Medoro avea, che parean scritte allotta.
    Del gran piacer che ne la grotta prese,
    questa sentenza in versi avea ridotta.
    Che fosse culta in suo linguaggio io penso;
    ed era ne la nostra tale il senso:

    108
    - Liete piante, verdi erbe, limpide acque,
    spelunca opaca e di fredde ombre grata,
    dove la bella Angelica che nacque
    di Galafron, da molti invano amata,
    spesso ne le mie braccia nuda giacque;
    de la commodità che qui m'è data,
    io povero Medor ricompensarvi
    d'altro non posso, che d'ognor lodarvi:

    109
    e di pregare ogni signore amante,
    e cavallieri e damigelle, e ognuna
    persona, o paesana o viandante,
    che qui sua volontà meni o Fortuna;
    ch'all'erbe, all'ombre, all'antro, al rio, alle piante
    dica: benigno abbiate e sole e luna,
    e de le ninfe il coro, che proveggia
    che non conduca a voi pastor mai greggia. -

    110
    Era scritto in arabico, che 'l conte
    intendea così ben come latino:
    fra molte lingue e molte ch'avea pronte,
    prontissima avea quella il paladino;
    e gli schivò più volte e danni ed onte,
    che si trovò tra il popul saracino:
    ma non si vanti, se già n'ebbe frutto;
    ch'un danno or n'ha, che può scontargli il tutto.

    111
    Tre volte e quattro e sei lesse lo scritto
    quello infelice, e pur cercando invano
    che non vi fosse quel che v'era scritto;
    e sempre lo vedea più chiaro e piano:
    ed ogni volta in mezzo il petto afflitto
    stringersi il cor sentia con fredda mano.
    Rimase al fin con gli occhi e con la mente
    fissi nel sasso, al sasso indifferente.

    112
    Fu allora per uscir del sentimento
    sì tutto in preda del dolor si lassa.
    Credete a chi n'ha fatto esperimento,
    che questo è 'l duol che tutti gli altri passa.
    Caduto gli era sopra il petto il mento,
    la fronte priva di baldanza e bassa;
    né poté aver (che 'l duol l'occupò tanto)
    alle querele voce, o umore al pianto.

    113
    L'impetuosa doglia entro rimase,
    che volea tutta uscir con troppa fretta.
    Così veggiàn restar l'acqua nel vase,
    che largo il ventre e la bocca abbia stretta;
    che nel voltar che si fa in su la base,
    l'umor che vorria uscir, tanto s'affretta,
    e ne l'angusta via tanto s'intrica,
    ch'a goccia a goccia fuore esce a fatica.

    114
    Poi ritorna in sé alquanto, e pensa come
    possa esser che non sia la cosa vera:
    che voglia alcun così infamare il nome
    de la sua donna e crede e brama e spera,
    o gravar lui d'insopportabil some
    tanto di gelosia, che se ne pera;
    ed abbia quel, sia chi si voglia stato,
    molto la man di lei bene imitato.

  10. #10
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    Grazie Masetto!!

  11. #11
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    Letto integralmente per l'esame di Letteratura Italiana, sono rimasta piacevolmente colpita dalla complessità degli intrecci di questo capolavoro! Impagabili i personaggi e l'onnipresente narratore con quel suo pizzico d'ironia!

  12. #12
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    L'ho letto anni fa per la scuola, molto bello anche se un pò complicato

  13. #13

    Predefinito OrlandoFurioso

    ..anche io adoro il poema Orlando Furioso.. gli intrecci delle storie sono straordinari e considerando la similitudine di molti nomi (Bradamarte e Brandimarte) e di molte scene, concordo sul fatto che è.. un'opera da pazzi!
    Ma d'altronde, il genio si trova nella follia a volte!

  14. #14

    Predefinito

    Affascinanti le due apparizioni del mago Atlante... in particolare nella prima gli eroi sono rinchiusi in un castello, e ognuno deve rincorrere i suoi sogni... molto pesante da leggere ma con intermezzi divertenti (come il capitolo sulle donne) e altri tragici (come quello del sacrificio di Zerbino e Isabella)
    Da leggere con qualche mese di tempo
    7/10

  15. #15
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    Un vero capolavoro della letteratura italiana. Sicuramente il più grande poema del Rinascimento italiano, persino superiore a "La Gerusalemme liberata", che ha un entralcement piccolo e debole rispetto a quello del capolavoro d'Ariosto.
    Che altro c'è da dire? Ho dato un bel 4 a questo capolavoro (e difficilmente mi vedrete darlo ad altri libri) e lo considero quasi uno speccio dell'Umanesimo e del Rinascimento, come la Divina commedia lo era per il Medioevo.

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