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I giganti della montagna

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Discussione: Pirandello, Luigi - I giganti della montagna

  1. #1
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    Predefinito Pirandello, Luigi - I giganti della montagna

    Una genialata di Pirandello (l'ennesima): il dramma che ha sconvolto il tradizionale modo di fare teatro. Pieno di simboli e messaggi (più o meno velati) al regime fascista del tempo.

    La protagonista -Ilse- ha ispirato il mio nickname: simbolo del mito dell'arte. Mito fallito a causa dell'impossibilità di fare dell'arte un alimento per TUTTI.


    "Sempre, con la luna, tutto comincia a farsi di sogno sulla terra, come se la vita se n'andasse e ne rimanesse una larva malinconica nel ricordo. Escono allora i sogni, e quelli appassionati pigliano qualche volta la risoluzione di passarsi una corda attorno al collo e appendersi a un albero immaginario."
    Ultima modifica di ilselacontessa; 07-20-2008 alle 07:26 PM.

  2. #2
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    Manca il commento personale sul libro!

  3. #3
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    Citazione Originariamente scritto da Fabio Vedi messaggio
    Manca il commento personale sul libro!
    Guarda bene! Il commento c'è!

  4. #4
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    Citazione Originariamente scritto da ilselacontessa Vedi messaggio
    Guarda bene! Il commento c'è!
    Spiritosa

    Questo dramma l'ho letto ma lo ricordo poco... mi sa che dovrò rileggerlo

  5. #5
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    Citazione Originariamente scritto da Masetto Vedi messaggio
    mi sa che dovrò rileggerlo
    Rileggilo, ti prego!!! Merita!!!

  6. #6
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    L'ho riletto. Tutt'altro che un capolavoro secondo me: il mago Cotrone dice troppe sciocchezze, del tipo: << Potevo essere anche io, forse, un grand'uomo. Mi sono dimesso. Dimesso da tutto: decoro, onore, dignità, virtù, cose tutte che le bestie, per grazia di Dio, ignorano nella loro beata innocenza. Liberata da tutti questi impaccci, ecco che l'anima ci resta grande come l'aria, piena di sole o di nuvole, aperta a tutti i lampi, abbandonata a tutti i venti, superflua e misteriosa materia di prodigi che ci solleva e disperde in favolose lontananze. [...] Con la divina prerogativa dei fanciulli che prendono sul serio i loro giochi, la meraviglia ch'è in noi la rovesciamo sulle cose con cui giochiamo, e ce ne lasciamo incantare. Non è più un gioco, ma una realtà meravigliosa in cui viviamo, alienati da tutto, fino agli eccessi della demenza >>. Questo discorso ricorda la conclusione di Uno, nessuno e centomila ed è altrettanto sbagliato: chi rinuncia a "decoro, onore, dignità, virtù" si avvicina davvero alle bestie, mentre l'orgoglio e la dignità dell'uomo stanno nell'essere riuscito a creare società civili che si sostengono, per quanto possono, sulle virtù. Fossimo vissuti sempre "alienati da tutto, fino agli eccessi della demenza" staremmo ancora nelle caverne.
    Ma anche se lo si prende meno alla lettera, questo discorso è spia della tendenza di tanti letterati ad isolarsi dalla realtà, a vivere nella loro "torre d'avorio" del bello, fregandosene degli altri: il disimpegno tipico di Pirandello e di tutto il ventennio fascista.

    Tuttavia, se considerata solo come apologia dell'arte, è un'opera molto bella secondo me. Parole come << Voi attori date corpo ai fantasmi perchè vivano - e vivono! >> e << Ci vogliono i poeti per dar coerenza ai sogni >>, l'idea dei sogni che vivono una vita indipendente nella villa, l'avvicinarsi dei Giganti alla fine, sono assai suggestive.

    Secondo quanto disse il figlio di Pirandello, l'opera si sarebbe dovuta concludere così: i Giganti, interessati solo alle imprese materiali, rifiutano di assistere alla rappresentazione della favola, per cui la compagnia della Contessa si volge al popolo. Ma quest'ultimo la riprova ed addirittura uccide Ilse, il che vuol rappresentare "la tragedia della morte dell'arte nella società moderna".

    (Mi sono chiesto alla fine cosa potrebbero simboleggiare i Giganti. Essendo separati dal popolo e tutti tesi ad attività "costruttive" ma puramente materiali, forse rappresentano gli intellettuali che non si interessano all'arte...)

  7. #7
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    Citazione Originariamente scritto da Masetto Vedi messaggio
    L'ho riletto. Tutt'altro che un capolavoro secondo me: il mago Cotrone dice troppe sciocchezze, del tipo: << Potevo essere anche io, forse, un grand'uomo. Mi sono dimesso. Dimesso da tutto: decoro, onore, dignità, virtù, cose tutte che le bestie, per grazia di Dio, ignorano nella loro beata innocenza. Liberata da tutti questi impaccci, ecco che l'anima ci resta grande come l'aria, piena di sole o di nuvole, aperta a tutti i lampi, abbandonata a tutti i venti, superflua e misteriosa materia di prodigi che ci solleva e disperde in favolose lontananze. [...] Con la divina prerogativa dei fanciulli che prendono sul serio i loro giochi, la meraviglia ch'è in noi la rovesciamo sulle cose con cui giochiamo, e ce ne lasciamo incantare. Non è più un gioco, ma una realtà meravigliosa in cui viviamo, alienati da tutto, fino agli eccessi della demenza >>. Questo discorso ricorda la conclusione di Uno, nessuno e centomila ed è altrettanto sbagliato: chi rinuncia a "decoro, onore, dignità, virtù" si avvicina davvero alle bestie, mentre l'orgoglio e la dignità dell'uomo stanno nell'essere riuscito a creare società civili che si sostengono, per quanto possono, sulle virtù. Fossimo vissuti sempre "alienati da tutto, fino agli eccessi della demenza" staremmo ancora nelle caverne.
    Ma anche se lo si prende meno alla lettera, questo discorso è spia della tendenza di tanti letterati ad isolarsi dalla realtà, a vivere nella loro "torre d'avorio" del bello, fregandosene degli altri: il disimpegno tipico di Pirandello e di tutto il ventennio fascista.

    Tuttavia, se considerata solo come apologia dell'arte, è un'opera molto bella secondo me. Parole come << Voi attori date corpo ai fantasmi perchè vivano - e vivono! >> e << Ci vogliono i poeti per dar coerenza ai sogni >>, l'idea dei sogni che vivono una vita indipendente nella villa, l'avvicinarsi dei Giganti alla fine, sono assai suggestive.

    Secondo quanto disse il figlio di Pirandello, l'opera si sarebbe dovuta concludere così: i Giganti, interessati solo alle imprese materiali, rifiutano di assistere alla rappresentazione della favola, per cui la compagnia della Contessa si volge al popolo. Ma quest'ultimo la riprova ed addirittura uccide Ilse, il che vuol rappresentare "la tragedia della morte dell'arte nella società moderna".

    (Mi sono chiesto alla fine cosa potrebbero simboleggiare i Giganti. Essendo separati dal popolo e tutti tesi ad attività "costruttive" ma puramente materiali, forse rappresentano gli intellettuali che non si interessano all'arte...)

    L'obiettivo di Pirandello era proprio quello di parlare del fallimento del mito dell'arte, simboleggiato appunto dalla compagnia della contessa e da Ilse stessa. Arte che non viene compresa e apprezzata se non da una cerchia ristretta di persone (cosa che aveva capito Cotrone: perciò si rifugia alla villa della scalogna e continua a recitare con e per la sua compagnia).
    Non sta a noi giudicare se i Giganti siano o no un capolavoro. Nel nostro piccolo possiamo solo esprimere le nostre opinioni in seguito alla lettura. Certo è che tutte le opere di Pirandello sono una spia della società che lo circonda e sono una reazione contro quella stessa società.
    Quello di Pirandello, comunque, non può definirsi disimpegno, anzi!!!
    I giganti rappresentano non tanto gli intellettuali disinteressati all'arte, quanto il pubblico che non ha le capacità e le qualità per comprendere l'arte. Alcuni critici, poi, hanno voluto individuare in questi rozzi personaggi una nota polemica contro il regime fascista: i giganti, cioè, con la loro forza bruta e la loro rozzezza rappresenterebbero l'uomo dalle stesse qualità, tanto esaltato dal regime.

  8. #8
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    Citazione Originariamente scritto da ilselacontessa Vedi messaggio
    Non sta a noi giudicare se i Giganti siano o no un capolavoro. Nel nostro piccolo possiamo solo esprimere le nostre opinioni in seguito alla lettura.
    Ed esprimere un'opinione non è già dare un giudizio?

    Citazione Originariamente scritto da ilselacontessa Vedi messaggio
    Quello di Pirandello, comunque, non può definirsi disimpegno, anzi!!!
    In politica sì: di quella se n'è sempre disinteressato, il che è una colpa secondo me (di cui sono colpevolissimo anch'io cmq ...)

    Citazione Originariamente scritto da ilselacontessa Vedi messaggio
    Alcuni critici, poi, hanno voluto individuare in questi rozzi personaggi una nota polemica contro il regime fascista: i giganti, cioè, con la loro forza bruta e la loro rozzezza rappresenterebbero l'uomo dalle stesse qualità, tanto esaltato dal regime.
    E' una possibilità. Ci avevo pensato anch'io. Cmq sarebbe un'allusione molto larvata...

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