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I giganti della montagna

Mostra risultati da 1 a 9 di 9

Discussione: Pirandello, Luigi - I giganti della montagna

  1. #1
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    Predefinito Pirandello, Luigi - I giganti della montagna

    Una genialata di Pirandello (l'ennesima): il dramma che ha sconvolto il tradizionale modo di fare teatro. Pieno di simboli e messaggi (più o meno velati) al regime fascista del tempo.

    La protagonista -Ilse- ha ispirato il mio nickname: simbolo del mito dell'arte. Mito fallito a causa dell'impossibilità di fare dell'arte un alimento per TUTTI.


    "Sempre, con la luna, tutto comincia a farsi di sogno sulla terra, come se la vita se n'andasse e ne rimanesse una larva malinconica nel ricordo. Escono allora i sogni, e quelli appassionati pigliano qualche volta la risoluzione di passarsi una corda attorno al collo e appendersi a un albero immaginario."
    Ultima modifica di ilselacontessa; 07-20-2008 alle 07:26 PM.

  2. #2
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    Manca il commento personale sul libro!

  3. #3
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    Citazione Originariamente scritto da Fabio Vedi messaggio
    Manca il commento personale sul libro!
    Guarda bene! Il commento c'è!

  4. #4
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    Citazione Originariamente scritto da ilselacontessa Vedi messaggio
    Guarda bene! Il commento c'è!
    Spiritosa

    Questo dramma l'ho letto ma lo ricordo poco... mi sa che dovrò rileggerlo

  5. #5
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    Citazione Originariamente scritto da Masetto Vedi messaggio
    mi sa che dovrò rileggerlo
    Rileggilo, ti prego!!! Merita!!!

  6. #6
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    L'ho riletto. Tutt'altro che un capolavoro secondo me: il mago Cotrone dice troppe sciocchezze, del tipo: << Potevo essere anche io, forse, un grand'uomo. Mi sono dimesso. Dimesso da tutto: decoro, onore, dignità, virtù, cose tutte che le bestie, per grazia di Dio, ignorano nella loro beata innocenza. Liberata da tutti questi impaccci, ecco che l'anima ci resta grande come l'aria, piena di sole o di nuvole, aperta a tutti i lampi, abbandonata a tutti i venti, superflua e misteriosa materia di prodigi che ci solleva e disperde in favolose lontananze. [...] Con la divina prerogativa dei fanciulli che prendono sul serio i loro giochi, la meraviglia ch'è in noi la rovesciamo sulle cose con cui giochiamo, e ce ne lasciamo incantare. Non è più un gioco, ma una realtà meravigliosa in cui viviamo, alienati da tutto, fino agli eccessi della demenza >>. Questo discorso ricorda la conclusione di Uno, nessuno e centomila ed è altrettanto sbagliato: chi rinuncia a "decoro, onore, dignità, virtù" si avvicina davvero alle bestie, mentre l'orgoglio e la dignità dell'uomo stanno nell'essere riuscito a creare società civili che si sostengono, per quanto possono, sulle virtù. Fossimo vissuti sempre "alienati da tutto, fino agli eccessi della demenza" staremmo ancora nelle caverne.
    Ma anche se lo si prende meno alla lettera, questo discorso è spia della tendenza di tanti letterati ad isolarsi dalla realtà, a vivere nella loro "torre d'avorio" del bello, fregandosene degli altri: il disimpegno tipico di Pirandello e di tutto il ventennio fascista.

    Tuttavia, se considerata solo come apologia dell'arte, è un'opera molto bella secondo me. Parole come << Voi attori date corpo ai fantasmi perchè vivano - e vivono! >> e << Ci vogliono i poeti per dar coerenza ai sogni >>, l'idea dei sogni che vivono una vita indipendente nella villa, l'avvicinarsi dei Giganti alla fine, sono assai suggestive.

    Secondo quanto disse il figlio di Pirandello, l'opera si sarebbe dovuta concludere così: i Giganti, interessati solo alle imprese materiali, rifiutano di assistere alla rappresentazione della favola, per cui la compagnia della Contessa si volge al popolo. Ma quest'ultimo la riprova ed addirittura uccide Ilse, il che vuol rappresentare "la tragedia della morte dell'arte nella società moderna".

    (Mi sono chiesto alla fine cosa potrebbero simboleggiare i Giganti. Essendo separati dal popolo e tutti tesi ad attività "costruttive" ma puramente materiali, forse rappresentano gli intellettuali che non si interessano all'arte...)

  7. #7
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    Citazione Originariamente scritto da Masetto Vedi messaggio
    L'ho riletto. Tutt'altro che un capolavoro secondo me: il mago Cotrone dice troppe sciocchezze, del tipo: << Potevo essere anche io, forse, un grand'uomo. Mi sono dimesso. Dimesso da tutto: decoro, onore, dignità, virtù, cose tutte che le bestie, per grazia di Dio, ignorano nella loro beata innocenza. Liberata da tutti questi impaccci, ecco che l'anima ci resta grande come l'aria, piena di sole o di nuvole, aperta a tutti i lampi, abbandonata a tutti i venti, superflua e misteriosa materia di prodigi che ci solleva e disperde in favolose lontananze. [...] Con la divina prerogativa dei fanciulli che prendono sul serio i loro giochi, la meraviglia ch'è in noi la rovesciamo sulle cose con cui giochiamo, e ce ne lasciamo incantare. Non è più un gioco, ma una realtà meravigliosa in cui viviamo, alienati da tutto, fino agli eccessi della demenza >>. Questo discorso ricorda la conclusione di Uno, nessuno e centomila ed è altrettanto sbagliato: chi rinuncia a "decoro, onore, dignità, virtù" si avvicina davvero alle bestie, mentre l'orgoglio e la dignità dell'uomo stanno nell'essere riuscito a creare società civili che si sostengono, per quanto possono, sulle virtù. Fossimo vissuti sempre "alienati da tutto, fino agli eccessi della demenza" staremmo ancora nelle caverne.
    Ma anche se lo si prende meno alla lettera, questo discorso è spia della tendenza di tanti letterati ad isolarsi dalla realtà, a vivere nella loro "torre d'avorio" del bello, fregandosene degli altri: il disimpegno tipico di Pirandello e di tutto il ventennio fascista.

    Tuttavia, se considerata solo come apologia dell'arte, è un'opera molto bella secondo me. Parole come << Voi attori date corpo ai fantasmi perchè vivano - e vivono! >> e << Ci vogliono i poeti per dar coerenza ai sogni >>, l'idea dei sogni che vivono una vita indipendente nella villa, l'avvicinarsi dei Giganti alla fine, sono assai suggestive.

    Secondo quanto disse il figlio di Pirandello, l'opera si sarebbe dovuta concludere così: i Giganti, interessati solo alle imprese materiali, rifiutano di assistere alla rappresentazione della favola, per cui la compagnia della Contessa si volge al popolo. Ma quest'ultimo la riprova ed addirittura uccide Ilse, il che vuol rappresentare "la tragedia della morte dell'arte nella società moderna".

    (Mi sono chiesto alla fine cosa potrebbero simboleggiare i Giganti. Essendo separati dal popolo e tutti tesi ad attività "costruttive" ma puramente materiali, forse rappresentano gli intellettuali che non si interessano all'arte...)

    L'obiettivo di Pirandello era proprio quello di parlare del fallimento del mito dell'arte, simboleggiato appunto dalla compagnia della contessa e da Ilse stessa. Arte che non viene compresa e apprezzata se non da una cerchia ristretta di persone (cosa che aveva capito Cotrone: perciò si rifugia alla villa della scalogna e continua a recitare con e per la sua compagnia).
    Non sta a noi giudicare se i Giganti siano o no un capolavoro. Nel nostro piccolo possiamo solo esprimere le nostre opinioni in seguito alla lettura. Certo è che tutte le opere di Pirandello sono una spia della società che lo circonda e sono una reazione contro quella stessa società.
    Quello di Pirandello, comunque, non può definirsi disimpegno, anzi!!!
    I giganti rappresentano non tanto gli intellettuali disinteressati all'arte, quanto il pubblico che non ha le capacità e le qualità per comprendere l'arte. Alcuni critici, poi, hanno voluto individuare in questi rozzi personaggi una nota polemica contro il regime fascista: i giganti, cioè, con la loro forza bruta e la loro rozzezza rappresenterebbero l'uomo dalle stesse qualità, tanto esaltato dal regime.

  8. #8
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    Citazione Originariamente scritto da ilselacontessa Vedi messaggio
    Non sta a noi giudicare se i Giganti siano o no un capolavoro. Nel nostro piccolo possiamo solo esprimere le nostre opinioni in seguito alla lettura.
    Ed esprimere un'opinione non è già dare un giudizio?

    Citazione Originariamente scritto da ilselacontessa Vedi messaggio
    Quello di Pirandello, comunque, non può definirsi disimpegno, anzi!!!
    In politica sì: di quella se n'è sempre disinteressato, il che è una colpa secondo me (di cui sono colpevolissimo anch'io cmq ...)

    Citazione Originariamente scritto da ilselacontessa Vedi messaggio
    Alcuni critici, poi, hanno voluto individuare in questi rozzi personaggi una nota polemica contro il regime fascista: i giganti, cioè, con la loro forza bruta e la loro rozzezza rappresenterebbero l'uomo dalle stesse qualità, tanto esaltato dal regime.
    E' una possibilità. Ci avevo pensato anch'io. Cmq sarebbe un'allusione molto larvata...

  9. #9
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    Che Pirandello sia uno dei miei autori italiani preferiti è fuori di ogni dubbio, anche se mi mancano ancora diverse sue opere da leggere (per fortuna ).
    Forse in passato avrei accettato il giudizio di Masetto su Cotrone ma attualmente non sono d'accordo con lui perché mi sono dimessa e alienata anche io quasi da tutto, malgrado ancora non possa dire di essere ritornata a quello stato di beata ignoranza a cui tanto anelo per essere serena e vivere senza alcuna preoccupazione.
    La storia l'ho trovata un po' confusa (sarà anche che l'ho letta con poca concentrazione e in un periodo per me difficile più del solito), sarebbe di certo stato meglio vederla rappresentata a teatro, ma il dialogo tra Ilse e il conte è stato stupendo , da solo vale tutta l'opera.
    Ve lo riporto:

    IL CONTE Ma avrai più paura, sola, fuori: su almeno sarai con me.
    ILSE Ho paura proprio di te, caro, solo di te, lo vuoi capire?
    IL CONTE ( restando) Di me? Perché?
    ILSE Perché ti conosco. E ti vedo. Mi segui come un mendicante.
    IL CONTE Non dovrei starti vicino?
    ILSE Ma non così! guardandomi così! Mi sento tutta, non so, come appiccicata; sì, sì, da questa tua mollezza di timidità supplichevole. L'hai negli occhi, nelle mani.
    IL CONTE ( mortificato) Perché ti amo...
    ILSE Grazie caro! Tu hai la specialità di pensarci, sempre nei luoghi dove non dovresti, o quando più mi sento morta. Il meno che posso fare è scapparmene. Mi metterei a gridare come una pazza. Oh! bada che è un'orribile usura la tua.
    IL CONTE Usura?
    ILSE Usura. Usura. Ti vuoi riprendere in me tutto quello che hai perduto?
    IL CONTE Ilse! Come puoi pensare una cosa simile?
    ILSE Ah! sì! Ora obbligami anche a chiedertene scusa.
    IL CONTE Io? Ma che dici? Non ho perduto nulla io, non penso d'aver perduto nulla, se ho ancora te. La chiami usura questa?
    ILSE Orribile. Insopportabile. Mi cerchi sempre negli occhi. Non posso soffrirlo!
    IL CONTE Ti sento lontana: ti vorrei richiamare -
    ILSE - sempre a una cosa -
    IL CONTE ( offeso) - no! a quella che fosti un giorno per me -
    ILSE - ah, un giorno! quando? mi sai dire in quale altra vita? Ma davvero puoi vederla ancora in me quella che fui?
    IL CONTE E non sei ancora, sempre, la mia Ilse?
    ILSE Non riconosco più nemmeno la mia voce. Parlo, e la mia voce, non so, quella degli altri, tutti i rumori, li sento come se nell'aria, non so, non so, si fosse fatta una sordità, per cui tutte le parole mi diventano crudeli. Rispàrmiamele, per carità!
    IL CONTE ( dopo una pausa) Dunque è vero.
    ILSE Che è vero?
    IL CONTE Che sono solo. Non mi ami più.
    ILSE Ma come non ti amo più, sciocco, che dici? Se non mi so più vedere senza di te? Io ti dico, caro, di
    non pretenderlo: perché lo sai, Dio mio, lo sai come m'è solo possibile: quando non ci pensi nemmeno. Bisogna sentirlo, caro, senza pensarci. Via, via, sii ragionevole.
    IL CONTE Eh lo so che non dovrei mai pensare a me.
    ILSE Dici che vuoi il bene degli altri!
    IL CONTE Ma il mio anche, qualche volta! Se avessi potuto immaginare...
    ILSE Io non so più nemmeno rimpiangere nulla.
    IL CONTE No, dico che il tuo sentimento...
    ILSE Ma è lo stesso, sempre lo stesso!
    IL CONTE No, non è vero. Prima...
    ILSE Sei proprio sicuro di prima? che il mio sentimento sarebbe durato in quelle altre condizioni? Così almeno dura, come può. Ma non vedi dove siamo? È un miracolo se, a toccarci, non ci sentiamo mancare sotto le mani perfino la certezza del nostro stesso corpo.
    IL CONTE È ben per questo.
    ILSE Che, per questo?
    IL CONTE Che vorrei almeno sentirti vicina.
    ILSE E non sono qua con te?
    IL CONTE Sarà il momento. Mi sento veramente smarrito. Non so più dove siamo né dove si va.
    ILSE Non si può più tornare indietro.
    IL CONTE E non vedo più avanti una via.
    ILSE Quest'uomo qua dice che inventa la verità...
    IL CONTE Eh sì, facile, la inventa, lui...
    ILSE La verità dei sogni, dice, più vera di noi stessi.
    IL CONTE Altro che sogni!
    ILSE E davvero non c'è sogno, guarda, più assurdo di questa verità: che noi siamo qua stanotte, e che questo sia vero. Se ci pensi, se ci lasciamo prendere, è la pazzia.
    IL CONTE Ho paura che ci siamo lasciati prendere già da un pezzo noi. Cammina cammina, ci siamo arrivati. Penso quando scendemmo per l'ultima volta la scala del nostro palazzo, ossequiati. Avevo in braccio la poverina. Tu non ci pensi mai, io sempre. Con tutto quel pelo bianco di seta!
    ILSE Se dovessimo pensare a tutto quello che s'è perduto!
    Ultima modifica di Minerva6; 05-15-2018 alle 10:44 PM.

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