La storia ruota intorno alla improvvisa sparizione di un uomo di successo. La totale assenza di tracce e di plausibili giustificazioni per questa fuga lascia sgomenti i vari personaggi che entrano in scena e che sono legati per ragioni diverse allo scomparso: moglie, fratello, nipote, amanti e soci in affari più o meno loschi. L’idea che il fuggitivo abbia deliberatamente abbandonato la sua vita, stanco degli impegni, delle responsabilità, dei soliti legami affettivi per ricostruirsi un’anonima e lontana altra vita emerge sin dall’inizio come unica ipotesi plausibile; lo sconcerto deriva dall’incredulità condita da ammirazione che egli sia riuscito realmente a realizzare questo sogno, che gli altri riconoscono per se stessi come realtà utopistica. La storia, infatti, si allontana sempre più dall’oggetto della ricerca e si indirizza su un’analisi introspettiva degli altri protagonisti, mettendone in luce tutte le frustrazioni, le paure e inettitudini. Emergono figure squallide, decadenti fisicamente e moralmente, eternamente combattute tra il loro essere e quello che avrebbero desiderato essere. Sicuramente la visione dell’essere umano è molto pessimistica e, forse, solo alla fine l'autore lascia intravedere uno spiraglio di luce, una tenue possibilità di comunicazione fra gli uomini e, quindi, anche di un riscatto sociale. Nonostante i toni negativi, a volte cinici e disfattisti ma a volte anche ironici, è veramente un bel romanzo che scava molto nell’intimità dell’animo umano.