Il titolo di questo breve romanzo, il penultimo del grande scrittore, è preso da un incisione di un trittico di Albrecht Durer: Il cavaliere, la morte e il diavolo. Solo che nel romanzo il Diavolo viene "lasciato fuori", perchè "era talmente stanco da lasciar tutto agli uomini, che sapevano fare meglio di lui".

La storia è ambientata in un imprecisato paese dell'Italia settentrionale e narra di un Vice Commissario di polizia, dai modi isolati e appartati, che deve indagare sulla morte di un noto avvocato, tale Sandoz. Arriva subito ad individuare il colpevole, grazie ad indizi anche palesi. Naturalmente il Vice non ha prove concrete, è aiutato solo dalle confidenze con alcuni personaggi. Non può avere alcun aiuto dal commissario capo, succube del potere e indirizzato ad indagare solo sulla falsa pista di un organizzazione terroristica rivoluzionaria chiamata “i figli dell’ottantanove”. Così, stoicamente, combatte in solitudine la sua battaglia contro la malattia che lo affligge e contro degli avversari più forti di lui.

Ho letto questo libro molti anni fa, ricordo di averlo trovato un giallo insolito, una storia dove l'allegoria del cavaliere che ha accanto la morte si rspecchia nel suo protagonista che combatte contro una malattia incurabile. Un po' cupo, credo non bello come gli altri suoi romanzi, ma comunque un libro da leggere, visto che siamo di fronte ad un Grande.