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Il Conte di Montecristo

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Mostra risultati da 76 a 87 di 87

Discussione: Dumas, Alexandre - Il Conte di Montecristo

  1. #76
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    Attenzione: spoiler sparsi.

    Ho letto questo libro perché tutti ne parlavano un gran bene e pensavo fosse un peccato mortale non conoscere questo grande classico. La lettura è stata una delusione completa.
    Inizialmente devo ammettere vibravo di indignazione e frustrazione, per me che sono un fanatico della giustizia, leggere capitolo dopo capitolo della rovina del protagonista; era a dir poco frustrante. Volevo abbandonare la lettura tanto mi innervosiva, ma questo chiaramente è mio malgrado un elogio dell'abilità narrativa di Dumas.

    Il problema è che dopo i primi capitoli tutto diventa davvero banale, e per questo lo considero al più un libro d'avventura per ragazzi. Ci ho messo poco a capire che per quanto il protagonista fosse scrupoloso nell'architettare ogni volta i suoi piani, poi 1) sarebbe sorto un imprevisto che li avrebbe stravolti e 2) l'imprevisto comunque gli avrebbe semplificato il lavoro (es. non viene seppellito vivo bensì gettato in acqua).
    Inoltre è di una lentezza esasperante, in cui lo stile sussiegoso dell'autore, pur comprensibilissimo in virtù della patria e dell'epoca dell'autore, non offrono niente più che "gorgheggi nozionistici", aforismi e citazioni a profusione.
    La digressione sul soggiorno a Roma è smodatamente eccessiva, scritta solo al fine di tirarla per la lunga in attesa che l'azione si sposti una volta per tutte a Parigi dove si sviluppa la parte più importante della trama.

    In questa ultima parte l'ennesima banalità: il protagonista, questo modesto uomo di mare, pure cordiale e sveglio, ma senza particolari talenti se non quello per la navigazione, si scopre improvvisamente che nel lasso di dieci anni è diventato un chimico, biologo, poliglotta, storico, esperto d'arte, di letteratura, psicologo, economista, politologo, schermidore, tiratore, trasformista e sa il cielo cos'altro. Tutte cose che neanche a chiudersi in casa a studiare notte e giorno ci si riuscirebbe, ma lui va oltre: tutte queste conoscenze le ha accumulate mentre viaggiava attraverso l'Europa, Grecia, Turchia e Oriente!!
    In poche parole posso dire che se pensate che Tom Cruise in "Mission: Impossible" sia un'americanata, vi assicuro non avete visto nulla. Peccato per Dumas, fosse vissuto negli anni '90 avrebbe fatto una fortuna immensa come sceneggiatore di film d'azione.

    In cosa si rivela consistere poi la fantomatica vendetta, dopo che il protagonista ha trascorso ben 14 anni 14 in una segreta dimenticata da Dio?
    1) l'accidioso che semplicemente non si era opposto alla rovina del protagonista, dopo una vita di alti e bassi finisce casualmente ucciso nel corso di una rapina... E vabe'.
    2) il rivale in amore dopo aver vissuto una vita nell'agio, rispettato dalla moglie e amato dal figlio, affronta qualche giorno di pubblica vergogna e poi si suicida (pochi giorni di vergogna vs. 14 anni in prigione, dove devo firmare?);
    3) il magistrato arrivista dopo una vita di successi professionali e una famiglia che lo rispetta, diventa pazzo per la perdita dei familiari (quindi non avrà mai modo di riflettere realmente sui torti commessi);
    4) l'ex compagno di marina, il peggiore di tutti, dopo una vita nella ricchezza e potere più completo, dopo l'estorsione della dichiarazione di pentimento, da vecchio si trova povero... Tutto qua?

    Cioè, dopo 10 anni di preparativi, tutto qua? Per quanto mi riguarda è la vendetta più mal riuscita nella storia dell'umanità. Con tutti i mezzi che aveva a disposizione il conte, non faceva prima e meglio a sequestrarli tutti e chiuderli a sua volta qualche anno in una segreta?

    I personaggi sono di inconsistente spessore psicologico, infantilmente divisi e "buoni e cattivi". Sarà pure che io dopo aver letto Dostoevskij e Tolstoj difficilmente riesco a considerare seriamente un altro autore, ma Dumas rivela ampiamente di intendersene molto più di oppiacei che di animo umano.

    Infine le riflessioni del protagonista che solo negli ultimi capitoli abbandona in parte la dimensione avventurosa per addentrarsi in quella delle riflessioni e speculazioni filosofiche e teologiche. In questo ricorda non poco il nostrano Manzoni co "I promessi sposi" (altra storia di giovani la cui vita viene stravolta proprio quando sulla soglia della felicità), con la differenza che se non altro in Manzoni la "lente del Cristianesimo" viene adoperata per leggere la vita e le gesta di ogni personaggio, dall'inizio alla fine. Ne "Il conte di Montecristo" sa molto più di riflessione postuma appiccicata in coda.
    E poi la considerazione finale, quello che Manzoni chiama "il sugo di tutta la storia", quale sarebbe? Tenetevi forte: "attendere e sperare", che la Divina Provvidenza vede e provvede!
    Che sciocchezza immane, come se davvero ci fosse un conte di Montecristo a riparare a tutte le ingiustizie del mondo. Come se non sapessimo tutti di tante persone che muoiono corrotte e ricche, e tante altre che muoio sotto il peso delle loro sventure, nella miseria nonostante non avessero fatto del male a nessuno.
    D'altronde questa è anche la dottrina cristiana, quella parte della dottrina almeno, per cui il Cristianesimo è stato da sempre considerato "la religione dei vinti", l'antitesi dello stoicismo greco. Non possiamo quindi fare una colpa a Dumas che questo insegnamento si limita a riproporlo.

    Ciao, MadLuke.

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  • #77
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    Predefinito Davvero splendido e avvicente

    E' impressionante come Dumas riesca, nonostante la mole del libro, a tenere incollato il lettore dalla prima all'ultima pagina. Non è un susseguirsi di pagine ma di emozioni ininterrotte per una storia stupenda con personaggi affascinanti. Assolutamente da non perdere perchè lascia davvero il segno.

  • #78
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    Per certi versi questo è il romanzo, in quanto racchiude in poco più di 1000 pagine tutti i pregi e tutti i difetti che un libro può avere.

    Il nocciolo, è arcinoto, è il senso della vendetta, ma, attorno al tema principale, girano diversi elettroni per niente secondari: la crescita dell’individuo, il male, il bene, per citarne solo alcuni. E, ancora, ciascuno di questi elettroni è terreno fertile per la nascita di altri, in un quasi infinito crescendo di morali e spunti di conversazione.

    Qualcuno ha detto che lo si può trovare prolisso perché, in realtà, non si vede l’ora di arrivare a scioglierne la trama. Una trama complessa che però Dumas tiene sempre dritta e senza scivolamenti di sorta.

    Senz’altro alcune parti sono un po’ forzate; il Conte di Montecristo può apparire, per certi versi, come una sorta di Rambo ante litteram e strappare di conseguenza qualche sorriso non proprio letterario.

    Nonostante tutti questi difetti, che sono il primo a riconoscere, amo questo romanzo, come potrei amare una donna nella sua perfetta imperfezione.

  • #79

    Predefinito Davvero eccezionale ma occhio alle edizioni

    Appena finito di leggerlo.. tutto di un fiato.. non ho fatto altro perchè sentivo sempre il bisogno di dover tornare presto dal mio Dantes.

    Per chi deve ancora munirsi di libro, date un occhio alle edizioni. Molte sono ridotte, tradotte in maniera non eccelsa. Io personalmente ho letto l'edizione einaudi ed è una versione integrale (capitolo 35 intitolato la mazzolata : è una spia che ci si trova davvero dinanzi a una edizione integrale) e sinceramente ben fatta. Ve la consiglio.

  • #80
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    Ho letto l'edizione integrale,beh...io mi sono innamorata,mi sono innamorata delle segrete del castel d'if,di cui sentivo l'umidità sulla pelle e il ripugnante odore,di Faria e del suo genio che purtroppo non è servito a salvarlo, di Dantès e della sua vendetta,divina e implacabile.
    Mi sono emozionata sempre piu a ogni pagina e mentre edmond soffriva io soffrivo.
    Un romanzo stupendo,un capolavoro.

  • #81
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    é assolutamente uno dei miei libri preferiti. Avvincente e magico. Me lo sono mangiato in pochi giorni e più di una volta. Personaggi unici e storia raccontata e articolata con maestria...Non si può non innamorarsi del Conte. I temi della vendetta e della rassegnazione, dell'amore e della disperazione, della solitudine e della crescita affrontati in modo unico e profondo. Da leggere assolutamente!

  • #82
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    Consiglio a tutti l'anime di maeda.

  • #83

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    Bellissimo libro, pieno di dettagli. L'ho letto anni fa e ricordo che passavo i pomeriggi a leggere e fantasticare sulla trama.
    Prossimamente lo rileggerò e scommetto che mi trasmetterà le stesse contrastanti sensazioni della prima lettura.

  • #84
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    Ho scovato questa discussione e non posso fare a meno di scrivere alcune, seppur insignificanti, righe su quello che giudico un libro da leggere assolutamente, seuppur non sia perfetto, per il mio modestissimo parere.
    La storia è, nel complesso, avvincente ed interessante, e farà provare la disperazione dello sfortunato protagonista, l' odio per chi lo ha ingiustamente condannato, ma anche la compassione per le persone , talvolta della stessa famiglia di chi ha portato Edmond al carcere, e soprattutto l' ammirazione per la figura del conte.
    I personaggi sembrano delineati secondo la dicotomia buono/cattivo, anche se in realtà ho notato diverse sfumature caratteriali, un ottimo esempio è Edmond, che addirittura si pente per la sua vendetta e per la convinzione di essere strumento divino, cose di cui, quando viene presentato, sembrano essere sicuro.
    Al di là dei messaggi, già da altri descritti e su cui non mi soffermo, che Dumas vuole trasmettere al lettore, ritengo che il libro sia veramente bello ed interessante, la sua mole poi non risulta essere problematica, anzi è insufficiente, anche se riconosco che qualche cesura poteva essere fatta, e che Dumas si sia dilungato forse un po' troppo su avvenimenti e personaggi che sì, direttamente o indirettamente, delineano meglio la figura del Conte, ma su cui si poteva anche sorvolare (ma forse è meglio che non lo abbia fatto!).

  • #85
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    Cosa si può dire di questo capolavoro che non ne riduca il pregio e la bellezza? Non lo so, davvero: l’unica cosa che so è che credevo di trovarmi davanti ad un classico oscuro, ostico, impegnativo, che mi avrebbe portato via molti giorni difficili, invece ho scoperto un’opera di una piacevolezza sconcertante che ho divorato in tre giorni e che annovero ora fra i miei libri preferiti. Siamo di fronte ad un capolavoro, l’ho già scritto, perché non c’è fra queste tante pagine una che avrei voluto saltare, non c’è stato neanche un momento, durante la lettura, nel quale ho pensato:”Va beh, quando finisce questo passaggio?”, semplicemente ho cominciato a leggere e non ho più smesso.
    Edmond Dantès, il Conte di Montecristo, il protagonista di questo libro, è un uomo tradito, un buono, un giovane che aveva davanti a sé un futuro radioso, la promessa di diventare comandante di un bastimento, l’amore di un padre e della donna amata. Proprio nel giorno più bello, quello nel quale l’avrebbe sposata, è stato arrestato e rinchiuso in una prigione isolata e terribile per colpa dell’invidia e dell’ambizione di coloro che credeva amici e che avrebbero dovuto tutelarlo. Ha desiderato morire, ha conosciuto il dolore più oscuro, ma nel momento più tetro ha incontrato un uomo, un abbate creduto pazzo e rinchiuso ingiustamente, che l’ha salvato infondendogli speranza, ricchezza e conoscenza. L’uomo che è uscito dalla prigione era un uomo diverso, pronto a vendicarsi di chi gli aveva provocato tanta sofferenza. Per farlo ha atteso, ha lavorato su di sé e sul destino, lo ha modificato pazientemente secondo il suo volere e, soprattutto, guidato dal volere di Dio. Il risultato di questo piano è stato ben più grande di quanto sperasse, perché l’attesa e la speranza hanno in parte modificato i suoi propositi e corretto i suoi errori.
    La lettura di questo romanzo è un’esperienza avvincente ed entusiasmante, i personaggi sono caratterizzati in modo superbo, gioie e tribolazioni non mancano… che dire ancora? Se non l’avete ancora fatto, leggetelo! Io lo rifarò.

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  • #86
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    Opera mastodontica già a partire dalla sua mole, con tuttavia uno stile scorrevole e facilmente comprensibile. Dumas non usa mai un linguaggio troppo arzigogolato o pieno di digressioni e riferimenti inutili, è anzi molto concreto e diretto. È stata una lettura piacevole, ho invidiato all’autore la grande capacità di aver messo in piedi intrecci così complessi ma gestiti sempre in maniera esemplare, talmente bene che è sembrato naturale quando alla fine sono andati a convergere in un’unica grande vicenda che ha concluso il racconto.
    Al contrario di molti, io non ho trovato una divisione così netta in buoni e cattivi, a parte per pochissimi personaggi. Diciamocelo: Edmond aveva tutte le ragioni di questo mondo per sentirsi tradito e umiliato, però con la sua vendetta si è spinto anche troppo oltre, in qualche caso superando di parecchio il livello di squallore a cui erano arrivati i suoi nemici in gioventù.
    Mi è piaciuta tantissimo la storia d’amore di Maximilien e Valentine, così come il rapporto tra lei e il nonno paralitico: non è il genere con cui mi trovo meglio, ma quest’amore così puro e un po’ timoroso è stato dolcissimo da leggere.

  • #87
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    Guardatevi l'anime di questo romanzo...è fantastico!

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