E’ un romanzo che descrive la realtà della società svedese nei primi del novecento; attraverso diversi personaggi l’autore descrive le difficili condizioni di vita dei lavoratori, sfruttati e oppressi ma anche incapaci di avere coscienza della propria condizione. La nascita di movimenti sindacali e/o politici è molto lenta e osteggiata proprio dagli stessi lavoranti, condizionati da una mentalità retrograda, devota e puritana. Le varie figure sono quasi sempre destinate a soccombere, dando quasi l’impressione di una società composta unicamente da miserabili e vinti: tuttavia, l’io narrante (che si accinge a raccontare la sua saga familiare intorno agli anni 1970) lascia intravedere un lumicino di speranza per le generazioni future, secondo la morale della famosa favola dei musicanti di Brema, “c'è sempre qualcosa di meglio della morte”.
Nonostante sia interessante scoprire la realtà sulle prime associazioni di lavoratori e sui primi scioperi in Svezia e malgrado lo stile di scrittura di Per Olov Enquist sia scorrevole e a tratti anche divertente, mi aspettavo qualche cosa di più da questo romanzo…..forse anche condizionata dall’entusiasmo che mi aveva provocato Il medico di Corte dello stesso autore.

Voto 3/5