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copertina libro

Narciso e Boccadoro

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Discussione: Hesse, Hermann - Narciso e Boccadoro

  1. #46
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    Beh, direi che i riferimenti al fatto che tra i due protagonisti ci fosse una vera e proprio attrazione oltre che una amicizia direi che è palese. Se non sbaglio si fanno riferimenti ad amori tra uomini all'interno della scuola. Simili rapporti omosessuali, anche se in maniera più velata, si ritrovano anche ne "Il giuoco delle perle di vetro"; anche in quel romanzo le conclusioni in merito al tipo di amicizia vengono lasciate al lettore pur non dando possibilità di sbagliare.

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  • #47

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    bellissima lettura...la scuola me lo ha fatto conoscere e da poco l'ho riletto con un forte desiderio di ripercorrere una vita con Narciso e Boccadoro! consigliatisssimo

  • #48
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    Ricordo di averlo letto a 16 anni...pertanto, molto tempo è trascorso...ma ricordo che mi era piaciuto davvero tanto.

  • #49

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    Bellissimo libro! L'ho letto l'estate scorsa =)

  • #50

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    Mi mancano 20 pagine per finire di leggerlo.
    Che dire???Bellissimo libro,bellissima storia,che intreccia le figure di due personaggi completamente diversi,ma praticamente inseparabili (perchè dopo il lungo peregrinare di Boccadoro i due si rincontrano).
    In comune con Siddharta (che pure ho letto),questo libro,ha la caratteristica di essere un romanzo di formazione.
    Ve lo consiglio!!

  • #51
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    Sinceramente non mi è piaciuto più di tanto. La prima parte sì, ma quando Narciso lascia il collegio l'ho trovato un po' noioso. Ad un certo punto ho lasciato perdere, non riuscivo più ad andare avanti!

  • #52
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    La storia di un'amicizia straordinaria, che sfiora legami profondi che vanno oltre la normale amicizia, dal senso di fratellanza all'amore.
    Narciso, l'austero intellettuale, è un personaggio che mi ha colpito molto: la sua presenza fisica si limita alla parte iniziale e a quella finale del romanzo, eppure, anche nel corso di tutte le peregrinazioni dell'amico Boccadoro, la figura di Narciso è pur sempre presente, anche se solo in un ricordo appena accennato, anche quando non esplicitato.
    Ho trovato splendido il momento in cui Boccadoro, per convincere il maestro di scultura a prenderlo come suo assistente, decide di disegnare proprio la figura del suo più caro amico.
    La prima volta che lo lessi, ricordo che inciampai un pochino nello stile, trovandolo per i miei gusti un po' prolisso e "ostico", ma ad una rilettura più matura, sono riuscita ad apprezzare molto di più la maestria di Hesse.
    Interessante anche la descrizione degli orrori della peste, che nonostante sia piuttosto cruda e veritiera, viene riferita quasi en-passant dalla freschezza di un Boccadoro che, pur spaventato e profondamente colpito da ciò che lo circonda, sembra viverlo con una naturalezza sorprendente.
    L'unica cosa che non mi ha convinto sono le psicologie dei personaggi femminili: se non fosse per Agnese, che è forse l'unica figura femminile che si distacca dalle altre, le restanti figure femminili mi sono sembrate appiattite su un unico modello. Certamente questo è dovuto anche al fatto che loro non avrebbero dovuto avere nessun ruolo attivo nella vicenda, ma solo un ruolo di contorno, ma ecco, questa è l'unica cosa che mi ha lasciata un po' perplessa.
    Per il resto, è un romanzo che ho molto apprezzato.

  • #53
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    E' un romanzo sconvolgente, di grande delicatezza e al tempo stesso intensità.
    Narciso è un giovane e dotato monaco, votato alla fede e alla ricerca spirituale, Boccadoro è dapprima suo allievo e grande ammiratore, per la sua indubbia cultura e carisma, e sceglie tuttavia di perseguire la verità in maniera opposta rispetto al suo mentore, ossia tramite la ricerca del piacere dei sensi.
    A dispetto del titolo, l'opera è palesemente incentrato sulle vicende di Boccadoro, proprio perché tra i due è quello la cui natura lo porta vivere le esperienze più varie e drammatiche. Proprio il susseguirsi così rapido dei piaceri cui si offre, nonostante la soddisfazione che gli arreca, gli rende ineluttabile la constatazione che per quanto piacere egli possa accumulare, o per quanto possa amare o essere amato, questo non gli risparmierà mai una sottile vena di malinconia esistenziale, il male di vivere, la resa finale d fronte all'evidenza che il tempo passa incurante di ognuno di noi, che qualunque piacere, così come qualunque dolore, lieve o grave che sia non è altro che effimero (credo di ravvisare in questa considerazione l'influsso che le grandi religioni indiane hanno avuto sull'autore durante il suo soggiorno in India). E tuttavia nel corso delle sue peregrinazioni impara che non tutto è stato vano, realizza che ogni suo gesto, ogni tentativo di avvicinarsi all'arte o alle donne, è stato un passo in più nell'avvicinamento spirituale (nonostante egli abbia ripudiato Dio e la fede) a quella madre che ricorda solo vagamente e non ha mai conosciuto. Ancora più importante del dare il senso alla propria vita, si rivela quindi per lui l'attribuzione del senso alla morte, cui è ormai certo costituirà il ricongiungimento cercato per una vita intera.
    Il monaco Narciso rappresenta la perfetta antitesi dell'amico artista, tanto dedito alla contemplazione quanto lo era al piacere il secondo. Nella sua costante laboriosità, nella cultura e nelle scienze, in definitiva nello scoprire per vie astratte l'armonia divina in ogni aspetto del creato.

    Personalmente mi sono riconosciuto in modo diverso in entrambi i personaggi, in Boccadoro per lo struggimento con cui avverte la domanda di senso dentro di sé, e con Narciso per la via con la quale persegue la risposta, o per lo meno in maggior misura, giacché io certo non sono un monaco. E più di tutto mi ha dato soddisfazione l'ultimo periodo dell'ultimo capitolo, quando Boccadoro rivolge la fatidica domanda all'amico fraterno. Per la provocazione che gli lancia, per la condi-visione della morte e non ultimo per il modo in cui si rendono uno compagno di vita per l'altro, amici.

  • #54
    Scimmia ballerina
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    Predefinito Eros e logos, natura e spirito, Boccadoro e Narciso: due facce della stessa medaglia.

    Boccadoro e Narciso rappresentano il dissidio dell'uomo tra mente e corpo. Ognuno di noi cerca un integrazione e un compromesso tra natura e spirito, tra Eros e logos, tra Boccadoro e Narciso.
    Boccadoro si lascia guidare dai sensi, dal corpo, dal venter.
    Narciso dalla mente, dall'ascesi, dal filosofeggiare.
    Qual è la giusta via di mezzo tra questi due estremi?

    Non è il nostro compito quello di avvicinarci, così come non si avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra méta non è di trasformarci l'uno nell'altro, ma di conoscerci l'un l'altro e d'imparar a vedere ed a rispettare nell'altro ciò ch'egli è: il nostro opposto e il nostro complemento.

  • #55

    Predefinito Un classico meraviglioso

    Un libro stupendo che consiglio a tutti, un classico da avere che veramente lascia il segno.L'azione e la contemplazione, la passione e l'ascesi, l'arte, la spiritualità insieme alla filosofia e alla psicologia si inseriscono in questo magnifico disegno letterario, opera di un genio. Tutti siamo stati nella vita dei Narciso o dei Boccadoro, due facce quindi della stessa medaglia, due aspetti dell'umano che insieme dipingono la Vita.

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  • #56
    Ananke
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    Hesse è un'autore difficile da interpretare, spesso criticato o osannato, mi trovo in difficoltà a commentare o a dare un giudizio ai suoi scritti...
    Questo libro non mi ha convinto, era partito bene, le prime 70 pagine mi sono piaciute e il personaggio di Narciso l'ho trovato subito interessante. Peccato che dopo vengono narrate solo le avventure di Boccadoro (mi sono sembrate avventure erotiche in stile "decamerotico"!), che ho trovato in parte noiose e ripetitive. Ma è soprattutto nel personaggio di Boccadoro che non riuscivo a identificarmi e con il suo modo di vivere. Questo libro l'ho trovato molto simile a Siddharta (romanzo che ho preferito a questo), lo stile di scrittura delicato e favolistico è lo stesso.
    Tra il filosofico e lo sdolcinato questo libro mi lascia il dubbio del suo valore letterario. Kitsch.

    Voto: 3

  • #57
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    Il libro inizia in un monastero e termina nello stesso monastero. E la storia di un bellissimo ragazzino (Boccadoro) predestinato (per volontà del padre) alla vita claustrale. Nel suo volonteroso percorso incontra un maestro con solo qualche anno più di lui(Narciso), ma con doti notevoli di carattere e di sapienza anche lui votato (ma per volontà sua) alla vita monacale ma, proprio per le sue notevoli qualità, destinato a posizioni di comando. Nasce tra i due, del tutto opposti come carattere, una sincera amicizia e Narciso apre gli occhi a Boccadoro e lo rende consapevole che il suo posto non è nel monastero ma fuori, nel mondo. Così egli fugge dal monastero ed inizia una vita piena, avventurosa, con alti e bassi, ma sempre come gli detta il suo carattere, il suo temperamento e il suo talento. Stella polare di questa sua esistenza è il rapporto con l’altro sesso. E’ un bellissimo ed affascinate ragazzo ed ama tutte le donne che incontra, zingare, contadine, damigelle, non certamente in modo platonico ma, a modo suo, in modo molto rispettoso. Nel rapporto con l’altro sesso egli dona tutto se stesso, tutta la sua prorompente sensualità, ma altrettanto riceve dalle donne che lo adorano. In questo suo atteggiamento forse cerca anche il grande amore che gli ha donato la madre ma solo nei primissimi anni di vita prima di essere allontanata da lui per vicessitudini familiari. Durante questo suo percorso scopre la sua vera vocazione (che l’amico Narciso aveva da tempo intuito) che è la rappresentazione artistica, come disegnatore e intagliatore del legno, di ciò che ribolle nel suo animo. E qui ci sono pagine molto interessanti (almeno per me) sulla natura dell’arte, sulla sua funzione nel mondo, nel rapporto tra l’artista e le sue opere, sui momenti del lavoro che non sempre possono essere ispiratissimi. Ma anche dopo queste esperienze Boccadoro non sa rinunciare alla sua vita VERA di vagabondo. L’amico Narciso si rende conto che nonostante la distanza siderale tra la sua vita e quella dell’amico tutti e due, seppur in modo opposto, hanno cercato di raggiungere la divinità e arriva perfino a dubitare che il suo modo di vivere sia stato quello giusto.
    Il libro è scritto molto bene, non certamente in modo complicato, ma in modo abbastanza lineare e riposante per il lettore e questa per me è una qualità, tanto che ho letto senza fatica anche le riflessioni filosofiche, che generalmente non amo, ma che in questo testo ci stanno. L’autore, tedesco di nascita e svizzero di adozione, è stato premiato con il Nobel nel 1946 e ritengo che il premio sia meritato anche se non si può escludere che, in quel periodo, ci fossero autori altrettanto meritevoli. Se la vita mi donerà il tempo forse leggerò qualche altra opera di questo autore.
    Ultima modifica di Grantenca; 07-04-2018 alle 06:18 PM.

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