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A Sud del confine, a Ovest del sole

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Discussione: Murakami, H. - A Sud del confine, a Ovest del sole

  1. #1
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    Post Murakami, H. - A Sud del confine, a Ovest del sole

    Il titolo del romanzo è preso in prestito da un blues di Nat King Cole: in effetti la musica è il filo che lega la trama esile della storia d'amore tra Hajime e Shimamoto, entrambi figli unici. Ma "ad Ovest del sole" sono anche le coordinate di una geografia dell'anima: è il luogo impossibile e continuamente inseguito dove essere finalmente "interi", completi, dove la percezione di sé coincida con quello che vedono gli altri, dove ogni minimo soffio di vento non rischi di mandarci in pezzi.
    Per Hajime, il cui nome in giapponese significa "Inizio", questo luogo immaginato coincide, per tutti gli anni della giovinezza, con Shimamoto, la ragazzina con cui aveva stretto amicizia a dodici anni, insieme alla quale aveva scoperto la musica jazz e i primi segni dell'attrazione per l'altro sesso. Poi Shimamoto era andata via. Hajime continua a pensare a lei, ma la vita va avanti e lo porta, a 37 anni, ad essere quel che si dice un uomo realizzato: una moglie e due figlie che ama, due locali jazz di successo.
    Ed è proprio nel suo locale che, in una sera di pioggia, riappare Shimamoto. E le convinzioni di Hajime vanno in frantumi: chi è lui veramente? L'uomo di 37 anni che investe in borsa e accompagna le figlie a scuola o il ragazzino di 12 anni che, quella volta che Shimamoto gli prese la mano, aveva sentito che "in quel palmo era racchiuso, come in una minuscola vetrinetta, tutto quello che c'era da sapere sulla vita"?
    E' un romanzo che non si rivela alla prima lettura, che va lasciato decantare perchè riveli il proprio senso: che è una riflessione sul conflitto tra realtà e sogno, sulla fatica di ricominciare e doversi ricostruire continuamente, che è il ritmo stesso della nostra vita.

  2. #2
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    Inserito in wishlist....jazz e Giappone, due paroline magiche per me!

  3. #3
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    mah...
    personalmente l'ho trovato il meno riuscito tra i libri di Murakami..

  4. #4
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    Murakami non spiega un tubo neanche in questo libro. Lui scrive, divinamente, ma non da eccessive spiegazioni. Lascia spazio all'immaginazione del lettore. E lascia anche un po' perplessi, perchè ora che ho appena chiuso questo libro mi sto chiedendo 'e quindi?' Dove vuole arrivare Murakami con questo finale a sorpresa?
    In ogni caso, ho trovato questo libro, incantevole, affascinante...sublime.
    4/5

  5. #5
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    A me Murakami di solito piace. Ma questo è "uno di quei libri che proprio boh".
    Non so se è un'opera profondissima e io non l'ho capita, o veramente è un libro "boh". Non ho colto bene dove voglia andare a parare, la parte più "boh" è il finale. Scrittura eccessivamente fredda, dialoghi che non mi hanno molto colpita. Alcune idee sono abbozzate bene, prende bene, [spoiler:] me lo sono divorato nella speranza di capire la storia di Shimamoto e ora sono molto arrabbiata.
    Pensare che avevo iniziato con Norwegian Wood e pensavo che Murakami fosse un grande. Non ho ancora letto niente all'altezza di quello, confido in Kafka sulla spiaggia, poi ci rinuncio -.-

  6. #6
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    Finito ieri e devo dire che a me è piaciuto. Scorrevole e coinvolgente, racconta il difficile rapporto con se stesso del protagonista che si trova a dover scegliere tra la sua vita di tutti i giorni che ha un equilibrio perfetto ma che non lo entusiasma più e il passato che gli fa provare nuovamente emozioni sopite e un brivido che lo scuote. Sono emozioni reali o sono soltanto rievocate dal ricordo dell'adolescenza? Tutti questi pensieri gli rendono difficile continuare in modo indifferente a vivere la quotidianità con la famiglia e dovrà prendere una decisione che sembra ovvia e già presa ma....... Da leggere, lo consiglio.

  7. #7
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    Wow... non ci ho capito (quasi) niente e sono felice...
    Inizio appena a conoscere Murakami e mi prende sempre più. Una storia interessante, piena per me di spunti riflessivi sul significato e l'indirizzo che diamo alla nostra vita. Una storia insolita, ovviamente, ma molto reale secondo me. Murakami riesce, discostandosi dal reale, a descriverlo meglio di come fanno altri, io compreso, quando descrivono la realtà esattamente com'è.
    Un romanzo molto bello; naturalmente sconsigliato per chi da un romanzo vuole tutte le risposte. Murakami non dà risposte o soluzioni, lascia il lettore scavare dentro di sé e trovare la sua risposta, e questo libro mi ha fatto scavare parecchio...
    Sicuramente entra nella mia lista "da rileggere piano piano"

  8. #8
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    Non so perché, ma quando penso ai libri ambientati in Giappone, mi viene sempre in mente l’immagine della pioggia scrosciante. E infatti in molti libri di Muracami la pioggia viene citata frequentemente, anche in questo. E’ nelle sere di pioggia che, solitamente, in uno dei locali gestiti dal trentasettenne Hajyme, ricompare Shimamoto, la sua antica compagna di scuola che Hajyme non vede da quando entrambi avevano dodici anni e che non è mai riuscito a dimenticare. E’ con Shimamoto, infatti, che Hajyme ha provato il legame più vero ed importante, quello di due amici che passavano i pomeriggi ad ascoltare dischi, quello della prima, innocente, stretta di mano. Nonostante gli amori, i dolori, la bella vita, Hajyme non ha mai scordato Shimamoto e, pur essendo apparentemente soddisfatto della vita che ha, non può far a meno di pensare a come sarebbe potuto essere con lei. Quando la rivede, Hajyme capisce che, nonostante i suoi misteri, neanche Shimamoto lo ha mai dimenticato. Non sarà facile, però, riuscire a recuperare ciò che sembrava perduto.
    Questo libro mi è piaciuto, senza se e senza ma. E’ certamente lento per i canoni occidentali, ma è il meno lento ed il più “occidentale” tra i libri giapponesi che io abbia letto. Hajyme è un ragazzo normale, non troppo brillante, ma nemmeno un inetto; Shimamoto è… è raffinata, ma eterea… è un personaggio enigmatico, da scoprire. Ma ciò che ho apprezzato maggiormente in questo libro è l’interrogativo che pone fra le righe: quanto le nostre scelte condizionano la nostra vita? Una domanda apparentemente semplice, ma la risposta è tutt’altro che scontata.
    Lettura consigliata, dunque, a chi ha già letto qualcosa di Muracami, ma anche a chi non lo conosce: questo è uno dei suoi libri meno visionari.

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