E’ un’intensa raccolta di episodi autobiografici con un alto valore simbolico: attraverso i diversi racconti Wiesel ripercorre la sua vita di sopravvissuto puntando l’attenzione su eventi e personaggi che hanno contributo alla sua formazione come scrittore e, soprattutto, come uomo.
L’esperienza nei campi di sterminio rappresenta lo sfondo su cui si svolge la sua esperienza passata e presente, che lo ha portato ad assumere il ruolo di un uomo senza patria, un ebreo errante impegnato nella difesa della memoria di uno degli eventi più drammatici della storia dell’umanità. Sono pagine molto toccanti che ripercorrono la sua infanzia e i valori trasmessi dai suoi maestri o, comunque, da diverse figure di ebrei incontrati nel tempo.
Le descrizioni sono molto lucide con considerazioni profonde sulle inevitabili crisi di valori e fede che colpiscono gli uomini sottoposti a crudeltà e orrori inaccettabili ed incomprensibili.
E proprio con l’incapacità di comprendere e dare risposte alle innumerevoli domande che ruotano intorno alla tragedia dell’Olocausto che si conclude questo libro: le considerazioni finali forniscono molti spunti di riflessione sulle reali colpe di quanto accaduto e disdegnano ogni forma di risposta univoca e risolutiva. Le varie teorie filosofiche, psicologiche o semplicemente economiche non possono in alcun modo essere la soluzione giustificatoria di fatti ed eventi che non hanno alcuna spiegazione razionale.