Attraverso quali meccanismi, con quali tecniche, con che segni le forme narrative della comunicazione visuale riescono a catturare la nostra attenzione e a ottenere il loro scopo, veicolando efficacemente e infallibilmente il loro messaggio? Spaziando dalla politica all’arredo urbano, dal cyberspazio ai videoclip, dall’arte alla pubblicità, dalle merci al corpo, Massimo Canevacci sviluppa in queste pagine una riflessione sulla comunicazione visuale da un punto di vista antropologico, indagando le nuove merci visuali con le stesse modalità generalmente riservate all’uomo e focalizzando una dimensione strategica in cui si concentrano potere e conflitto, tradizione e mutamento, omologazione e sincretismo.

L'ho conosciuto come libro di testo per un esame universitario, ma è stato il libro che mi ha fatto avvicinare a quella bellissima scienza che è l'antropologia, la scienza che studia l'uomo dal punto di vista sociale, culturale, fisico e dei suoi comportamenti nella società.
In questo testo in particolare si affrontano varie espressioni della comunicazione visuale, dalla pubblicità ai film, dagli striscioni allo stadio all'utilizzo del corpo nelle performance, dove emerge il corpo dell'attore, un vero bodyscape etnodrammaturgico, un ethnobody e un cyberbody.

Le merci-visuali sono per “essenza” fantasmatiche. Rispetto alle merci tradizionali, questa fantasmagoria è diversa e per analizzarla occorre partire dalla nozione di feticismo.

• il feticismo metodologico : approccio alle forme comunicative delle cose-animate che ne dissolve il carattere mercificato attraverso lo slittamento semiotico dei codici in esse incorporato. L'interpretazione è al tempo stesso distruzione. Esso è la caratteristica primaria del metodo di decodifica.

Non svelo troppo, per chi è interessato all'argomento consiglio la lettura. Interessantissimo!