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Libri recensiti su forumlibri di questo autore:

Mostra risultati da 1 a 5 di 5

Discussione: Vargas, Fred - La "Madame" in giallo

  1. #1

    Predefinito Vargas, Fred - La "Madame" in giallo

    Fred Vargas, pseudonimo di Frédérique Audouin-Rouzeau (Parigi, 7 giugno 1957), è una scrittrice francese.

    Nata da madre chimica e da padre surrealista, Fred è il diminutivo di Frédérique; Vargas, è lo pseudonimo usato da sua sorella gemella, Joëlle (Jo Vargas), pittrice contemporanea che a sua volta lo ha mutuato dal cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza.

    È ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (CNRS), ed esperta in medievistica. Ha lavorato a lungo sui meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all'uomo.

    Autrice anche di sceneggiature per la televisione, come scrittrice è specializzata in letteratura poliziesca e scrive le prime stesure dei suoi romanzi in ventuno giorni durante il periodo di vacanza che si concede annualmente.[1]

    Fred Vargas ha avuto un ruolo importante nella campagna per la difesa di Cesare Battisti, ex-terrorista italiano ricercato dalla giustizia italiana e francese per crimini commessi negli anni di piombo. Sul rapporto che la lega al Battisti e sulle sue motivazioni, la Vargas ha scritto un libro nel 2004, La Vérité sur Cesare Battisti[1], ancora inedito in Italia.


    Vargas ricerca innanzi tutto la precisione e la "sonorità" delle parole. Poi sviluppa i suoi personaggi. Atipici, logorati dalla vita, ma sempre là, pronti a battersi. Fred Vargas ama dipingerli con cura, tanto fisicamente che psicologicamente. Offre loro un vissuto, un passato, e una consistenza, che rendono credibili i loro intrecci.

    I suoi romanzi sono senz'altro atipici nel panorama "giallo" francese poiché l'azione si svolge essenzialmente in Francia (principalmente a Parigi) e non contiene che pochissime pagine di sangue e di sesso. Dalle sue opere sono stati tratti alcuni film per la televisione.


    Nei romanzi della Vargas ricorrono spesso gli stessi personaggi:

    Marc Vandoosler, conosciuto anche come san Marco: colf di giorno, storico medievista di notte
    Lucien Devernois, conosciuto anche come san Luca: storico, specializzato nella prima guerra mondiale
    Matthias Delamarre, conosciuto anche come san Matteo: storico, specializzato in preistoria
    Questi tre personaggi, soprannominati gli Evangelisti vivono nella stessa casa, la topaia di rue Chasle a Parigi, con Vandoosler il vecchio, zio e padrino di Marc Vandoosler
    Armand Vandoosler: ex poliziotto, epicureo e osservatore. Zio di Marc. Detto "Vandoosler il Vecchio".
    Ludwig Kelweihler, conosciuto anche come Louis e anche come il Tedesco: ex poliziotto ed ex dipendente del ministero degli Interni francese, con una rete nazionale di informatori. Possiede un rospo di nome Bufo (come il genere animale)
    Jean-Baptiste Adamsberg: "spalatore di nuvole", è commissario di polizia del 13° arrondissement di Parigi, uomo lento, riflessivo, che, alle prese con casi intricati e apparentemente irrisolvibili, sembra brancolare nel buio finché non viene folgorato da una delle sue intuizioni geniali (in genere durante una delle sue camminate riflessive), lontane dal rigore della "classica" logica dell'investigatore, che lo conducono alla soluzione.
    Adrien Danglard: vice di Adamsberg, metodico, colto, sovrappeso, separato - anzi, abbandonato - dalla moglie, padre affettuoso e responsabile di cinque figli (due coppie di gemelli e uno non suo) e forte bevitore. Compensa le scarse attrattive fisiche con una sofisticata eleganza. Uomo dalle apparentemente inesauribili conoscenze storiche e scientifiche, è il contrappeso, quanto a logica e metodo polizieschi, del caos in cui si dibatte Adamsberg.
    Camille: storica non-fidanzata di Adamsberg. Musicista, compositrice, esperta di riparazioni idrauliche e camionista alla bisogna.


    BIBLIGRAFIA:

    1991 - L'uomo dei cerchi azzurri (L'Homme aux cercles bleus) [uscito in Italia nel 2007]
    1995 - Chi è morto alzi la mano (Debout les morts) [uscito in Italia nel 2002]
    1996 - Un po' più in là sulla destra (Un peu plus loin sur la droite) [Uscito in Italia nel 2008]
    1997 - Io sono il Tenebroso (Sans feu ni lieu) [Uscito in Italia nel 2000]
    1999 - L'uomo a rovescio (L'Homme à l'envers) [Uscito in Italia nel 2006]
    2001 - Parti in fretta e non tornare (Pars vite et reviens tard) [Uscito in Italia nel 2004]
    2004 - Sotto i venti di Nettuno (Sous les vents de Neptune) [Uscito in Italia nel 2005]
    2006 - Nei boschi eterni (Dans les bois éternels) [Uscito in Italia nel 2007]
    2008 - Un luogo incerto (Un lieu incertain) [Pubblicazione prevista in Italia nell'aprile 2009]

    (Testo tratto ovviamente da Wikipedia)



    Consiglio personale? Leggetela, leggetela, leggetela!

    Storie mozzafiato e ambientazioni degne di nota..Provare per credere..^^

  2. #2
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    Predefinito Un luogo incerto

    Se sai come recensire un nuovo libro... eccone uno fresco fresco che deve ancora uscire in Italia

    Editore Viviane HAMY / giugno 2008 (Edizione il lingua originale)

    A seguito di uno stage a Londra, il Commissario Adamsberg si imbatte in una macabra scoperta : diverse paia di scarpe con tanto di piedi all’interno, si trovano dinanzi al suggestivo cimitero gotico di Highgate.
    Al rientro in patria, il Commissariato di Parigi viene allertato per una strage al limite dell’assurdo in una casa alle porte della Capitale : un uomo è stato fatto a pezzettini e le parti del cadavere sparsi come un mosaico in tutto il salotto.
    Una rocambolesca storia porterà il Commissario Adamsberg ad un viaggio in Serbia alla scoperta di vecchie leggende sui vampiri, alle prese fra l’altro con la scoperta di essere padre di uno sbandato il cui profilo sembra coincidere con quello del serial killer. Danglard, nel suo piccolo, si scopre innamorato e faticherà non poco a togliere dai guai il suo capo.

    Pur non essendo un capolavoro, va detto che la storia rimane piacevolissima, scopriamo nuove sfaccettature di Adamsberg e di Danglard, nuovi personaggi che inevitabilmente incontreremo di nuovo. Per chi piace la serie dello stralunato commissario, non si puo’ fare a meno di questo episodio. Lo spalatore di nuvole è tornato.
    ALCERES

  3. #3
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    Ho appena finito di leggere "Nei boschi eterni", magnifico!!!
    Ne ho letti altri 4 di Fred Vargas e mi sono piaciuti tutti moltissimo.
    Alla fine del libro c'era una nota del traduttore che spiegava che nella traduzione si perdono parecchie cose come doppi sensi e certe sfumature di parole e citazioni che solo un francese riesce a cogliere.
    Peccato!!

  4. #4
    Reef Member
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    Voglio riportare l'articolo che ha scritto Baricco in una sua rubrica su Repubblica "Una certa idea di mondo" dove ogni domenica parla di uno dei 50 libri che più gli sono piaciuti negli ultimi 10 anni.
    E' un'articolo magnifico ed esprime pienamente quello che penso anch'io sulla Vargas


    Una certa idea di mondo: I gialli di Adamsberg e la gioia di leggere

    "Non vado matto per i gialli, odio i thriller. Lo dico serenamente e senza nessuna fierezza particolare. Semplicemente non fanno per me. Mi dà fastidio fisico trovarmi nella condizione, cara a molti, di divorare un libro per sapere come va a finire. Io trovo già abbastanza inelegante che i libri "vadano a finire", figuriamoci se mi piace farmi tenere sulla graticola da uno che ci mette cinquecento pagine per dirmi il nome di chi ha tritato il parroco. Devo anche dire che non riesco ad apprezzare la prodezza: fare arrivare un lettore alla fine di un thriller è come far arrivare uno che ha fame alla fine del tubo delle Pringles. Sai che roba. Fategli finire un piatto di broccoli bolliti a merenda, e ne riparliamo. In generale penso che la ragione per cui vai avanti a leggere, nei libri, non dovrebbe essere che vuoi arrivare in qualche posto, ma che vuoi rimanere in quel posto lì. Non ho letto Il Giovane Holden o Cent' anni di solitudine per sapere come andavano a finire: mi andava di stare in quella luce, o leggerezza, o precisione, o follia, più tempo possibile. E' un paesaggio, la scrittura, non va a finire da nessuna parte, è lì e basta. Respirarlo è quello che si può fare. E la trama?, dice. La trama non conta niente? Certo che conta, per carità, dei libri che non raccontavano niente ci siamo liberati anni fa, per favore non torniamo indietro. Però immaginate di stare seduti su una sedia a dondolo a godervi un paesaggio, nell' aria pulita del mattino. Ora provate per un attimo a smettere di dondolarvi. Non è la stessa cosa vero? La trama, in un bel libro, è il dondolio della sedia. E il vento che ridisegna l' erba di quel campo, il passare delle nuvole che saltuariamente cala ombre passeggere sui colori. Forse quel volo d' uccello, e in alcuni casi il rumore di un treno che passa lontano. La trama è quel che si muove nel paesaggio della scrittura, rendendola vivente. E' l' increspatura sul pelo dell' acqua: è così importante che, in modo impreciso, la chiamiamo mare. Capite allora che per uno che la pensa così i thriller siano un dispetto. Quando sono scritti coi piedi, un' offesa. Una certa gratitudine la nutro solo per quelli che si perdono per strada: quelli che nel loro procedere verso il nome dell' assassino si attardano a vagabondare un po' , collezionando mondo intorno. Come un cacciatore che si perda a contemplare la campagna, o i cespugli di more. L' esempio classico, nell' ambito dei polizieschi, è Maigret: adoro come invece di cercare l' assassino si limiti spesso ad aspettarlo, ricostruendo semplicemente il mondo intorno a lui. Così io leggo e sto a Parigi, annuso portinerie, sfioro letti sfatti, sorseggio Armagnac e prendo il vento sui ponti: il nome del colpevole mi è a ogni pagina più indifferente (talvolta anche a lui, Maigret). Se arrivo alla fine è giusto perché in qualche modo resta il desiderio di mettere i pezzi a posto, ma così, per completezza, come raddrizzare il quadro sulla parete. Nulla di più. L' ho detto, se siete dei giallisti non fate tanto conto sui miei soldi. Resta solo da capire come mai allora si stia parlando di Fred Vargas, oggi, in questa pagina. La riposta più semplice è: lei scrive così bene. Posso tranquillamente distrarmi dall' intreccio, che mi accorgo potrebbe essere mozzafiato, e godermi il panorama: quei dialoghi perfetti, la comicità elegante, gli aggettivi scelti con cura, il ritmo della frase, l' assoluta assenza di soluzioni banali. Mi succedeva anche con Chandler: lo leggevo solo per lo humor impareggiabile, e per il sound fumoso e guascone: mai capito niente dell' intreccio. Io leggo i libri di Vargas perché non mi ricordo che sono thriller, tanto sono scritti bene. E metto nello "scrivere bene" anche una capacità di inventare personaggi, e tenerli su, che posso solo invidiare. No, dico, ma cos' è Adamsberg? Il suo modo di amare Camille, i due orologi, la cattiveria intermittente. Uno la cui risposta preferita è: "non so". Mi fa impazzire quella sua arte del tempo vuoto, il talento nello strappare parentesi di nulla alle sue giornate: chi è capace di quel vuoto, lo sa usare, ed è il suo caso. E il suo vice, Danglard? Io me lo sognavo da anni, poi l' ho trovato lì, ma ero sicuro che da qualche parte c' era. Non è tanto per i suoi cinque figli, o per i litri di bianchetto chi si scola, o perché qualsiasi grande personaggio ha bisogno di una spalla: è quel suo modo di sapere le cose, tutte, e qualsiasi, in ogni momento. Irreale, naturalmente: ma che ci stanno a fare i libri se non correggere il reale? E il tenente Betancourt, l' enorme donnone che può tutto? Io entrerei nella polizia, pur di aver a che fare con una così. Non so, Vargas li trova da qualche parte dell' immaginazione, dove riposa una qualche correzione della realtà, e nel restituirli sulla pagina ci vendica della modestia delle nostre giornate. Non saprei come chiamare un simile esercizio (letteratura?), ma sono lieto che esista, che qualcuno lo esegua così bene, e che io me lo possa godere quando proprio ne ho le tasche piene (bene, ho salvato dall' estinzione un' espressione italiana che aveva le ore contate)."
    ALESSANDRO BARICCO

  5. #5
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    Dopo Chi è morto alzi la mano e L'uomo dei cerchi azzurri, cosa leggo? Preferirei gli evangelisti Forse dovrei andare in ordine

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