In sintesi
Siamo nei bassifondi di Manhattam negli anni cinquanta con Josephine Flannigan detta Joe, una tossica uscita dal giro da due anni. Niente si sa del padre, trascurata dalla madre se ne va via di casa occupandosi della sorella più piccola, Shelley. Droga e prostituzione per tirare avanti. Alloggia alla Sweedmore, una pensione femminile in una stanza dalle dimensioni “di una scatola di scarpe”. Due vecchie poltrone di seconda mano, un tavolo, un tavolino da salotto, un vecchio fonografo e bagno in comune con altre ragazze. Uscita da poco di galera senza un soldo. Frega portafogli, fuma l’erba che tanto non da dipendenza. Sposata e separata da suo marito Monte che l’aveva iniziata alla droga. Accetta l’incarico da parte dei genitori Nelson, di ritrovare la loro figlia Nadine scomparsa, anch’essa caduta in un brutto giro. Vista l’ultima volta con Jerry McFall, un losco figuro come suol dirsi. Mille dollari subito e mille al suo ritrovamento. Inizia il tourbillon della ricerca a partire dalla scuola che frequentava e dai locali in cui poteva essere stata: il “Rose”, il “Royale”, il “Red Roster” con tutta la fauna di sbandati, ballerine, prostitute, papponi che ci girano intorno. Ricerca dura, difficile, qualche momento di debolezza. Ma poi continua la ricerca con i soliti intoppi che si trovano in ogni noir che si rispetti. Jerry McFall viene trovato ucciso e pare che la famiglia Nelson non esista. Dunque una trappola per incastrarla…

Stile secco senza tante sbavature, giusta dose di psicologia, colpi finali a sorpresa ma solo un riecheggiamento di Hammet, Thompson e Chandler…Me l'hanno prestato tempo fa, e l'ho trovato veramente scritto bene. Da leggere, lo consiglio!