Scendendo con altre migliaia di persone le scale della Torre nord del World Trade Center, Keith Neudecker riesce a mettersi in salvo pochi minuti prima del crollo. Ha i vestiti impregnati di sangue e di cenere, la faccia cosparsa di frammenti di vetro, e negli occhi immagini che non potrà mai dimenticare. All'esterno la strada ha perso il suo aspetto familiare e le cose mostrano il volto impassibile che avrebbero in un mondo privo di sguardi umani. È l'America dell'Undici settembre, catapultata da un giorno all'altro nel nuovo secolo e nella paura. Quel mattino Keith ritorna nella casa che ha lasciato un anno prima, da sua moglie Lianne e suo figlio Justin. Quando si presenta alla porta, sembra un uomo "fatto di fumo". Lianne lo riaccoglie in casa senza domande, perché nulla di ciò che accade intorno a loro pare avere risposta. Non ci sarebbe nemmeno motivo di provare paura, né di chiedersi cosa succederà in futuro, perché "il futuro era questo, il futuro c'è appena stato". Don DeLillo sceglie di raccontare questo futuro seguendo due frecce del tempo. La prima converge verso l'Undici settembre ed è la storia di Hammad e dei suoi diciotto compagni, la preparazione dell'attentato dalla Germania alla Florida, dai simulatori di volo alle cabine degli aerei. La seconda si allontana dal momento della tragedia ed è la storia di Keith e della sua famiglia.



Questo libro dalle forti emozioni mi ha lasciato dentro un profondo senso di angoscia, un pò come tutti i romanzi o i film sulla tragedia dell'11 settembre, che da un lato mi attira e dall'altro mi sgomenta.
Le forti emozioni che il romanzo è in grado di suscitare non derivano da colpi di scena o da una narrazione sincopata, bensì dal linguaggio estremamente arido e razionale usato da DeLillo, che, con poche parole, riesce a rendere in maniera molto efficace lo stato d'animo dei protagonisti, innanzitutto di Keith, il sopravvissuto, e del senso di vuoto che lo pervade, poi della moglie Lianne, forse ancora più provata del marito dall'elaborazione della tragedia, del figlio Justin, che si convince di una versione dei fatti diversa dalla realtà, e del terrorista Hassad, assurdamente normale nell'avvicinarsi al momento dell'attentato.
Ma quel che rimane dentro è il costante smarrimento provato da tutti i personaggi dopo gli eventi dell'11 settembre, il cambiamento delle abitudini quotidiane, il rifugio in qualcosa che consenta di proseguire la propria vita, in un modo o nell'altro.

E' il primo libro che ho letto di DeLillo e mi ha molto colpita per la profondità della sua penna. Sicuramente ne leggerò altri prima o poi!

Questo intanto è estremamente triste, ma fortemente consigliato! Voto 4/5