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copertina libro

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Pagina 1 di 2 12 UltimoUltimo
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Discussione: Sacks, Oliver - L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello

  1. #1
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    Predefinito Sacks, Oliver - L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello

    Oliver sacks, professore di neurologia alla Albert Einstein College of Medicine di New York, ci propone una raccolta dei suoi casi clinici più interessanti, corredati dalle sue riflessioni filosofiche. Dalla fisiopatologia alla fisiologia, dal malato al sano. Il libro è carico di una forte componente emotiva, ma è adatto a tutti. medici e malati, amanti della psicologia e della poesa o anche semplice curiosi di quell'infinito mondo che è il cervello umano
    Ultima modifica di El_tipo; 05-21-2009 alle 02:53 PM.

  2. #2
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    E' vero.....è un libro non solo per "specialisti" ma per ogni persona curiosa di conoscere come funziona il nostro cervello o come, in alcune persone o in talune circostanze, determina azioni o atteggiamenti inconsueti.
    A me è piaciuto, molto soprattutto la parte che riguarda "Il mondo dei semplici": queste persone, che mantengono integre alcune qualità mentali, colpiscono per la loro innocenza e trasparenza e l'approccio di Sacks sembra dettato più dettato da un rapporto di tipo empatico che "tecnico".

  3. #3
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    un libro favoloso lo ricordo con grande piacere,gli incredibili abissi cui possono portare le patologie neurologiche,raccontate in modo appassionato come in un romanzo.Sacks è un grande divulgatore.

  4. #4
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    Gran bel libro, romanzato al punto giusto, e molto, molto interessante

  5. #5
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    Non l'ho ancora finito ma me ne sono perdutamente innamorata..

  6. #6
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    Urca, non lo conoscevo. Lo metto in wishlist

  7. #7
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    è uno di quei libri che ti fa venire voglia di parlarne e di raccontarlo a chiunque

  8. #8
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    metto anche qua il commento che ho già postato pari pari nel minigruppo

    Finito ieri sera di leggerlo in occasione della Sfida letteraria e devo dire che l'ho trovato una lettura necessaria per diversi motivi:


    • tecnicamente è attendibile, ben documentato con una ricca bibliografia, interessante anche per addetti ai lavori che trovano materiale su cui lavorare e confrontarsi;
    • molto affascinante l'approccio letterario dove casi reali di persone compromesse a livello neurologico diventano paradigmatiche e nello stesso "immaginifiche" come favole;
    • intelligente nell'approccio riabilitativo che vede le persone con gravi deficit che impediscono spesso i minimi atti della vita quotidiana come persone ricche di spiritualità e di una visione della vita originale e profonda, spesso molto di più di altri senza problemi;
    • ricco culturalmente e filosoficamente con riflessioni importanti sul significato della malattia e della salute;
    • permette di conoscere una persona piena di umanità, il dottor Oliver Sacks, che ha un approccio alla realtà scientifica e medica che mette al centro il paziente, lo ama e cerca di aiutarlo con tutti gli strumenti a sua disposizione, con curiosità scientifica certo ma anche con l'umanità necessaria affinchè negli obiettivi di un medico non ci sia solo la guarigione, che in alcuni casi è impossibile, ma ci sia la qualità della vita e l'espressione delle proprie potenzialità come persone, qualunque esse siano.

  9. #9
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    Questo libro è annuncio e denuncia, è un pensiero e un grido, carne e anima, scienza e coscienza. Lo definirei profondamente olistico, quasi zen. Oliver Sacks è un uomo aperto e curioso, una mente oculata e un’anima appassionata.
    Vi sembrerà strano o azzardato, ma mi ricorda incredibilmente Tiziano Terzani. Quello che Terzani fece per il mondo orientale, per una cultura e uno stile di vita che tutt’oggi resta molto difficile da comprendere e da “gestire”, Sacks lo fa per quelle persone che vengono considerate “non normali”, tentando di spiegare il loro intimo sentire, il loro punto di vista, il loro mondo, laddove il concetto di “deficit”, “malattia”, “ritardo”, non dovrebbero forse essere considerati come qualcosa “da curare”, dove lo “stare troppo bene” viene considerato un pericolo, dove la medicina che permette di “vivere una vita normale” spersonalizza e svuota l’anima.
    Un libro ricco di spunti di riflessione, di concetti, di perizia scientifica, quanto di tenerezza, partecipazione, amore.

  10. #10
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    Come ho già scritto a più riprese nel thread dedicato al Minigruppo, è un libro che mi ha permesso di avvicinarmi al complesso mondo della neurologia in maniera quasi intimista e distaccata dalla realtà, come in un sogno affollato di personaggi bizzarri e imprevedibili. Il dottor Oliver Sacks è una persona meravigliosa e trovo i suoi approcci alla malattia molto umani, e i malati stessi sono persone in grado di offrire di più in termini spirituali delle persone sane.. E' un trattato di medicina, letteratura, approfondimento di sè.. Consigliato!!

  11. #11

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    Lo lessi poco dopo la sua uscita e lo trovai veramente interessante, tra l'altro e' un libro molto propedeutico per altre letture, come quella che sto facendo al momento (l'ho scritto nella sezione "Che libro stai leggendo?").

  12. #12
    ~ Patrizia ~
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    Scoprire quanto il nostro cervello sia vulnerabile, quanto la malattia neurologica possa compromettere la nostra identità, il nostro essere, tutto ciò che siamo, è stato sconvolgente.
    Il corpo può rendersi cieco e sordo a sé stesso per l'assenza di facoltà che pensiamo scontate, o sensi di cui ignoriamo pure l'esistenza.
    E l'approccio di Sacks a queste patologie è straordinario, empatico, inteso a cogliere e mettere in risalto le capacità di compensazione dei suoi pazienti: qualcosa scompare e in sua vece qualcosa è enormemente potenziato. La musica, il disegno, l'intima comunione con la natura possono restituire senso e dignità a esistenze altrimenti destinate all'oblio e alla disperazione.

    Scienza, filosofia e amore per la vita unite perfettamente in un libro di grande umanità.

  13. #13
    *MOD* Monkey Member
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    Lo iniziai a leggere nei primi anni in cui mi ero iscritta alla facoltà di Psicologia,sulla scia del forte interesse che provavo per tutto ciò che concerneva la mente umana,ma non sono sicura di averlo finito .Devo controllare nella mia libreria (reale).

  14. #14
    giovaneholden
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    Un libro strepitoso,forse il più bello di Sacks,lo ricordo come una delle letture più stimolanti mai fatte

  15. #15
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    Recensione dalla copertina:
    "E' un libro che vorrei consigliare a tutti: medici e malati, lettori di romanzi e di poesia, cultori di psicologia e di metafisica, vagabondi e sedentari, realisti e fantastici. La prima musa di Sacks è la meraviglia per la molteplicità dell'universo." (Pietro Citati)

    Commento:
    Capitolo I: L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello
    “Ma chi era più tragico, chi era maggiormente anima perduta: l'uomo che sapeva o l'uomo che non sapeva?”
    “Perché tra le forze della patologia e quelle della creazione c'è spesso una lotta, e talvolta, cosa ancora più interessante, una collusione”.
    “E' curioso come la neurologia e la psicologia, pur parlando di un'infinità di altre cose, non parlino quasi mai di “giudizio”; eppure è proprio il venir meno del giudizio che costituisce l'essenza di tanti disordini neuropsicologici.”
    “Invece di un'immagine corporea, aveva una musica corporea...”

    Dal primo racconto emerge la particolarità di questo libro: dettagli e descrizioni medico-scientifiche si intrecciano in modo quanto meno originale, e direi graditissimo, con riflessioni sulle persone, sul loro essere ed il loro sentire.
    Interessantissimo questo primo caso: disfunzioni visive estreme, accompagnate da una grandissima sensibilità musicale ed artistica.
    Andando molto al di là dell'aspetto puramente medico, in ogni racconto ci si scopre a riflettere sulle nostre facoltà normali e su cosa comporta perderle in parte. In questo caso il non riconoscere gli altri esseri umani pur guardandoli. Pazzesco come questa persona abbia comunque una sua vita, dei suoi segnali, delle proprie abitudini, che aggirano questo ostacolo mostruoso, e lo portano in altre direzioni.

    Capitolo II – Il marinaio perduto
    “Si deve incominciare a perdere la memoria, anche solo brandelli di ricordi, per capire che in essa consiste la nostra vita. Senza memoria la vita non è vita... - Luis Bunuel -”.
    Questo racconto inizia con questa condivisibilissima constatazione, per arrivare alla fine all'esatto, sorprendente contrario:
    “Forse siamo qui di fronte ad una lezione filosofica non meno che clinica e cioè che nella sindrome di Korsakov, o nella demenza o in altre catastrofi del genere, per quanto grandi siano il danno organico e la dissoluzione humeana, rimane intatta la possibilità di una reintegrazione attraverso l'arte, la comunione, il contatto con lo spirito umano.”

    “Egli è, per così dire, isolato in un singolo momento dell'esistenza, con tutt'intorno un fossato, o lacuna di smemoratezza... E' un uomo senza passato (e senza futuro), bloccato in un attimo sempre diverso e privo di senso.”
    “Se un uomo ha perso una gamba, o un occhio, sa di averli persi; ma se ha perso un sé, se stesso, non può saperlo, perché egli non c'è più per saperlo.” Da perderci la testa questo ragionamento!!
    Interessanti alcuni fatti, per esempio le difficoltà nel tenere un diario, o l'impossibilità di essere ipnotizzato perché non ricordava ciò che diceva l'ipnotista. Mentre invece pregava con fervore.
    “Pensate che ce l'abbia un'anima? - Chiesi alle infermiere.”
    “La memoria, l'attività mentale, la sola mente non erano in grado di trattenerlo; ma l'attenzione e l'azione morale ci riuscivano in pieno.”
    Straziante la scena ripetuta della moglie che accompagnava l'uomo in clinica dopo periodi a casa, e lui non ricordando che posto fosse di volta in volta, piangeva disperato perché non capiva questo abbandono.

    Capitolo III : La disincarnata
    Questo episodio è a dir poco sconvolgente: una donna vive una vita pienamente normale e tutto ad un tratto si ritrova incapace di muoversi o assumere posizioni, un'invalida, senza neanche capire di che invalidità si tratti...
    Mi ha molto colpita questa considerazione:
    “Questa mancanza di sostegno e solidarietà sociali rende ancor più pesante il fardello di Christina: è un'invalida, ma la natura della sua invalidità non è chiara; non è, dopo tutto, palesemente cieca o paralitica, o impedita in modo visibile, e il più delle volte viene trattata come una commediante o un'idiota.”
    Non so, mi sono sentita toccata da questo pensiero. Il mondo esterno raramente va oltre le apparenze con i propri giudizi. Non si spinge in là nel cercare di afferrare come una persona stia dentro di sé, se al di fuori sembra tutto ok; molto più comodo e veloce darsi altre spiegazioni, che cercare quelle vere...
    Interessante in modo altamente pratico l'informazione sulla vitamina B6 (piridossina) che assunta in grande quantità, specialmente dai fanatici della salute e i “fissati” delle vitamine, può addirittura portare ad una patologia simile. Non lo sapevo proprio.

    IX Il discorso del presidente
    Ho trovato molto interessante e vera l'osservazione finale: “Noi normali, indubbiamente aiutati dal nostro desiderio di esser menati per il naso, fummo veramente menati per il naso. E così astuta era stata la combinazione di un uso ingannevole delle parole con un tono ingannatore che solo i celebrolesi ne rimasero indenni, e sfuggirono all'inganno.
    Nietzsche: “Si può mentire con la bocca, ma con la smorfia che l'accompagna si dice ugualmente la verità”.
    Quindi noi normalmente siamo consapevoli di essere ingannati e ci sta bene così? Sto riflettendo molto su questo tema...

    Parte seconda – Eccessi
    “Il paradosso di una malattia che può presentarsi come uno star bene, come una meravigliosa sensazione di salute e benessere che solo in seguito rivela i suoi potenziali maligni, è una delle tante chimere, inganni e ironie della natura.”

    X Ray dai mille tic
    “Ho attraversato molti tipi di salute, e continuo a farlo... E quanto alla malattia: non siamo piuttosto tentati di chiederci se potremmo davvero farne a meno? Solo il grande dolore è il liberatore ultimo dello spirito”.
    Interessante questo punto di vista. Potrei anche condividere, a patto che poi si giunga alla liberazione della malattia: sì, una volta che si sta meglio, sarà servito il cammino nella malattia a fortificare... quanto al fatto di averne bisogno per sempre, mi tengo i miei numerosi e pesanti dubbi …
    XIX Omicidio
    Questa storia è davvero pazzesca... Sento nell'anima il dolore del protagonista leggendo, fa rabbrividire... Mi è piaciuta anche questa osservazione: “Occuparmi del giardino mi fa sentire in pace. Non ci sono conflitti. Le piante non hanno un Io. Non possono farti del male dentro.”

    XX Le visioni di Hidlegard
    Mi è piaciuto ritrovare in questo racconto una citazione del Dosto da I Demoni, che ho appena finito di leggere, e che mi aveva proprio colpita:
    “Vi sono momenti, ed è questione di non più di cinque o sei secondi, in cui si avverte la presenza dell'armonia eterna... la cosa terribile è la chiarezza spaventosa con cui essa si manifesta e il rapimento estatico di cui ti colma. Se questo stato durasse più di cinque secondi, l'anima non riuscirebbe a reggerlo e sarebbe costretta a scomparire. In questi cinque secondi io vivo un'intera esistenza umana; per averli darei tutta la mia vita, né lo riterrei un prezzo troppo alto...”.
    XXI Rebecca
    “Un bambino capisce la Bibbia assai prima di Euclide. Non perché la Bibbia sia più semplice , ma perché è strutturata per simboli e narrazioni.”
    Meravigliosa questa similitudine: “Sono come un tappeto, un tappeto vivente. Ho bisogno di un motivo, di un disegno come questo sul suo tappeto. Se non c'è un disegno, vado in pezzi, mi disfo.” Tutti abbiamo bisogno di un disegno per non disfarci, quanto è vero...

    XXIII I gemelli
    “Il piacere che traiamo dalla musica viene dal contare, ma da un contare inconscio. La musica non è altro che aritmetica inconscia”.
    Strabiliante il lavorio mentale di questi cervelli, naturale ed inspiegabile... “Una simile aritmetica, in una mente come quella dei gemelli, potrebbe essere dinamica e quasi viva: ammassi globulari e nebulose di numeri che ruotano e si evolvono in un cielo mentale in continua espansione.

    XXIV L'artista autistico
    Oltre alle doti artistiche di questo paziente, nel racconto mi ha colpita molto il miglioramento delle sue condizioni di salute in ospedale. “L'ospedale gli fece del bene, forse a questo punto gli salvò la vita.”

    Giudizio finale
    Voto: 4. Sono molto contenta di aver letto questo libro. Mai mi era capitato di leggere e/o analizzare casi clinici in una chiave tanto umana e completa... Lo scopo del libro, a mio avviso, si sposta dalla mera informazione su casi pazzeschi che si verificano in natura, alla riflessione profonda sul nostro stato di salute. Voglio dire, prendendo atto di queste carenze e sofferenze, si riflette sulla propria vita, e su ciò che si ha e che di solito si dà per scontato.
    I temi sono i più disparati e mi hanno portata a pensare molto.
    Direi che però verso la fine si avverte una pesantezza in questo libro: la sensazione è: troppi racconti, troppe disgrazie... Una lettura che va secondo me intercalata con altre, e non sorbita tutta d'un fiato.

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