Tre giovani anarchici toscani alla fine dell’ottocento,oppressi da una vita fatta di costrizioni famigliari e perbenismo decidono di abbandonare l’Italia per raggingere un luogo così lontano da rendere libera qualsiasi persona che lì vi fosse giunta. Decidono di imbracarsi su un vecchio piroscafo diretto in America per partecipare alla ricerca dell’oro (il così detto Gold-Rush) stabilendo per prima cosa di abbandonare i loro nomi di battesimo per chiamarsi come i venti più impetuosi ovvero Greco (Grecale),Strale (Maestrale) e naturalmente Beccio (Libeccio). La loro avventura non sarà facile, dovranno affrontare povertà,fatica,delusioni e perfino l’amore di giovani donne prima di poter raggingure il loro obbiettivo. Lo scrittore inizia a narrare la storia con il ritorno di Beccio al suo pease natale, dopo 50 anni di lontananza dall’Italia, lì lo accoglie Betta devotissima sorella del protagonista. Nonostante la curiosità dei compaesani e dei famigliari sulla sua straordinaria avventura Beccio decide di non raccontare nulla portando i suoi segreti nella tomba. Sarà solo dopo molteplici indizi e ricordi di persone diverse che si riuscirà a conoscere fino in fondo la sua odissea ed in particolare il contenuto di una cassa che scompare prima della sua morte.

La storia è narrata non in modo uniforme ma tramite continui Flash-Back sulla vita passata di Beccio,i dialoghi sono riportati in lingua originale che permettono al lettore di rivivere all’intreno della stessa epoca storica. Il linguaggio è semplice e la narrazione scorre velocemente; lo scrittore riesce a coinvolgere sempre di più il lettore che viene invogliato a conoscere maggiormente l’avventura di Beccio.

Un libro avvincente da leggere tutto d’un fiato!!