Jean Rhys è una scrittrice poco nota in Italia, ma che è stata un'autrice di culto nel mondo anglosassone negli anni '50 e '60. Di origini dominicane, in questo romanzo del 1966 (che è anche il suo capolavoro) ritrae il paesaggio dei Caraibi (e la sua gente) intorno alla metà del XIX secolo, quando la schiavitù è stata da poco abolita ma i due mondi, quello dei neri e quello dei bianchi, hanno ancora forti difficoltà a parlarsi. In mezzo sta una nuova "casta", i veri e propri paria, i "neri bianchi", gli ex proprietari di piantagioni e di schiavi che l'abolizione della schiavitù ha condannato alla miseria. E tra di loro i più esposti di tutti: le donne sole, le figlie e le vedove degli ex padroni.
A far da sfondo, una natura bellissima e inquietante: opulenta e carica di oscuri presagi, eccessiva nei suoi colori, nei suoi suoni e nei suoi odori come nei suoi silenzi.
Tra la Giamaica e la Martinica, i personaggi si muovono in una dimensione onirica, dove i confini tra verità e sogno sono inaffidabili e continuamente spostati, complice un rum dolce e forte e la magia degli obeah: Antoinette, la "nera bianca", e il giovane aristocratico inglese che diventa suo marito si consumano in un'oscura e violenta passione, in cui "Desiderio, Odio, Vita, Morte erano terribilmente vicini nell'ombra".
Perturbante.