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Obelisco nero

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Discussione: Remarque, Erich Maria - Obelisco nero

  1. #1
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    Predefinito Remarque, Erich Maria - Obelisco nero



    E' ambientato in un piccolo paese tedesco durante i primi anni della Repubblica di Weimar: le tensioni sociali e i conflitti interni, che porteranno all'ascesa di Hitler, permeano l'intero romanzo.
    Rappresenta una sorta di autobiografia, in quanto i fatti narrati ripercorrono sostanzialmente il primo periodo dell'autore: il ricordo della guerra, combattuta in prima linea, l'attività insoddisfacente di insegnante, il successivo impiego in un'impresa di pompe funebri quindi l'inizio dell'attività giornalistica.
    L'attenzione quasi ossessiva che Remarque presta al fenomeno dell'inflazione, fornisce lo spunto per descrivere le evidenti contraddizioni interne di questa fragile repubblica.
    Un aspetto in particolare mi ha colpito: l'incredibile fenomeno della “trasfigurazione della memoria”. Alcuni commilitoni di Ludwing, io narrante, e altri ambigui personaggi, dopo un breve spaesamento a fine conflitto, mostrano di aver cancellato gli orrori della guerra e inneggiano a quel “glorioso” periodo, terminato solo per sventura (o meglio "per colpa" di un popolo “traditore” residente in terra tedesca) con la sconfitta della loro “amata patria”: il nazionalismo esasperato viene considerato l'unico strumento idoneo a riscattare le “invitte armate tedesche” e onorare gli “eroi caduti”, eroi che in realtà sono vittime di una postuma strumentalizzazione (......un morto è la Morte, e due milioni non sono e non possono mai essere altro che un dato statistico).
    Come negli altri romanzi, Remarque focalizza molto l'attenzione sul singolo individuo e anche il protagonista di questa vicenda può essere descritto come “l'ultimo dei romantici” (locuzione, in realtà, utilizzata in Tre camerati). Molto bello il rapporto che instaura con una paziente di un “manicomio” affetta da schizofrenia (in realtà colpita da una temporanea patologia, non meglio specificata, che la porta ad assumere diverse personalità e a percepire anche gli aspetti non reali o visibili del mondo, come lucide allucinazioni): il contatto con un intelligenza primitiva spesso consente di riscoprire i veri valori della vita, troppo spesso affossati da una coltre di ipocrisia e da vuoti fanatismi.

    Sarà che da tempo desideravo conoscere questo romanzo, sarà perché ho avuto la fortuna di leggere la prima edizione italiana del 1957 (innegabile il fascino delle vecchie edizioni, delle pagine ingiallite) sarà che questo autore mi affascina per la sua capacità di analizzare individui e situazioni in modo molto semplice.......ma a me è piaciuto molto
    .

    P.s. ho cambiato il carattere......è un periodo che non riesco ad inserire quello giusto....o uno troppo piccolo o troppo grande
    Ultima modifica di elisa; 11-13-2014 alle 11:16 PM. Motivo: modifica titolo

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    Predefinito

    Premesso che adoro tutti i libri di Remarque, ho voluto rileggere a distanza di moltissimi anni L'obelisco nero, e mi ha affascinato ancora di più di quanto ricordassi.
    Ludwig, il protagonista, è straordinario, e rappresenta chiaramente l'autore, con le sue riflessioni sulla vita e sull'amore. Ritornato dal fronte profondamente pacifista e antinazionalista, Ludwig nel 1923 è l'unico dipendente della ditta di monumenti funerari Heinrich Kroll e figli, alle prese con un'inflazione spaventosa e con un nazionalismo crescente che si preparava a distruggere l'Europa.

    Un romanzo eccellente, anche lievemente ironico, ricco di riflessioni profonde.
    Consigliatissimo! Voto 5


    “Niente quotazioni del dollaro, domani! Un giorno alla settimana l’inflazione sta ferma. Dio non ci pensava certamente quando creò la domenica”.

    “La speranza sventolava ancora sopra di noi come una bandiera, e noi credevamo ancora in quei valori sospetti che si chiamano umanità, giustizia, tolleranza, e pensavamo che una guerra mondiale potesse essere, per una generazione, un insegnamento sufficiente”.

    "Ma così è la vita: quando siamo finalmente riusciti a imparare qualcosa, siamo troppo vecchi per servircene. Ragion per cui non c’è generazione che impari la benché minima lezione da quelle che l’hanno preceduta."

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