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Discussione: Catullo - Carme n.5: Da mi basia mille

  1. #1
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    Predefinito Catullo - Carme n.5: Da mi basia mille

    "Vivamus mea Lesbia,atque amemus,

    Rumoresque senum severiorum

    Omnes unius aestimemus assis.

    Soles occidere et redire possunt;

    Nobis cum semel occidit brevis lux,

    Nox est perpetua una dormienda.

    Da mi basia mille, deinde centum,

    Dein mille altera, dein seconda centum,

    Deinde usque altera mille, deinde centum.

    Dein, cum milia multa fecerimus,

    Conturbabimus illa, ne sciamus,

    Aut ne quis malus invidere possit,

    Cum tantum sciat esse basiorum."





    "Dobbiamo mia Lesbia vivere, amare,

    le proteste dei vecchi tanto austeri

    tutte, dobbiamo valutarle nulla.

    Il sole può calare e ritornare,

    per noi quando la breve luce cade

    resta una eterna notte da dormire.

    Baciami mille volte e ancora cento

    poi nuovamente mille e ancora cento,

    e dopo ancora mille e ancora cento,

    e poi confonderemo le migliaia

    tutte insieme per non saperle mai,

    perché nessun maligno porti male

    sapendo quanti sono i nostri baci".


    Gaio Valerio Catullo nasce nel 87 a.C. a Sirmione ( sul lago di Garda) e muore nel 55 a.C.

    Vive dunque nella prima metà del I secolo a.C., durante l'età di Cesare. Il poeta non si occupa di guerre, ma solo di sentimenti. Proviene da una famiglia nobile, ricca. Conduce una vita dissipata. Si reca a Roma dove conosce Lesbia ( il cui vero nome era Clodia, donna tanto bella quanto disonesta). Catullo scrive molte poesie nelle quali si rifà alla poetica di Saffo (vissuta nell'isola di Lesbo). Entrambi vedono l'amore come gioia e disperazione. Lesbia tradisce Catullo ripetutamente perché non si sente innamorata. Catullo si sfinisce tra sentimenti di desiderio e odio, repulsione e amore. Tormentato da questi sentimenti si trasferisce per un periodo in Bitinia ( Asia Minore) e in Troade, va a fare visita alla tomba del proprio fratello. Ritorna a Sirmione, dove trova un ambiente idilliaco, credendo di non essere più innamorato, ma la voglia di rivedere Lesbia lo spinge a recarsi nuovamente a Roma. Alla fine della sua vita la lascia definitivamente. Muore "per amore" poco più che trentenne.
    Ultima modifica di elesupertramp; 07-22-2010 alle 04:58 PM.

  2. #2

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    Chi non ha scritto questa poesia sul proprio diario? Chi non ha mandato un sms al proprio partner citando qualche verso? Chi non è rimasto scioccato da quanto potesse essere emozionante anche IL LATINO!!!?? :P

    Io ricordo che mi era piaciuta un sacco alle superiori questa poesia...adoravo Catullo!

  3. #3

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    Bellissimo Carme, meno celebre di Odi et Amo ma personalmente lo preferisco al fratello più celebre. Una delle poche situazioni dove ho apprezzato il latino e l'ho studiato volentieri

  4. #4
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    bellissime tutte le composizioni di catullo, come non amarle? leggiadre e delicate.

    ps: cmq catullo è di verona, gallia cisalpina.

  5. #5
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    Quanto adoro Catullo! Da sempre uno dei miei poeti latini preferiti...


    (anche se ho un piccolo e pignolo appunto da fare ... non mi piace molto il "dobbiamo vivere" in traduzione, il senso è molto più profondo e si perde un po' così... è proprio un'esortazione "viviamo, mia Lesbia, e amiamo!")

  6. #6
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  7. #7
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    Citazione Originariamente scritto da bonadext Vedi messaggio
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    Probabilmente son tutti studenti in cerca di "ispirazione" per i compiti del giorno dopo

    Citazione Originariamente scritto da Holly Golightly Vedi messaggio
    Quanto adoro Catullo! Da sempre uno dei miei poeti latini preferiti...


    (anche se ho un piccolo e pignolo appunto da fare ... non mi piace molto il "dobbiamo vivere" in traduzione, il senso è molto più profondo e si perde un po' così... è proprio un'esortazione "viviamo, mia Lesbia, e amiamo!")
    Concordo, è proprio come dici tu, è un qualcosa di molto più potente, Catullo incita a non perdere altro tempo, a vivere quei brevi istanti che costituiscono la vita, prima che essa finisca, prima che non possano più farlo. E si tratta di un invito sia speranzoso sia disperato, che non deve essere condizionato dalle maldicenze altrui, dal buon costume. Catullo, insomma, spera ed esorta l' amata ad abbandonarsi in una voluttuosa intimità, in un amoroso isolamento che li veda soli protagonisti delle loro fugaci vite, che si apprestano a finire, affinchè il loro amore scappi dal parere altrui, dal tempo insaziabile, ma non da loro.

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