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Non Ti Muovere

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Discussione: Mazzantini, Margaret - Non Ti Muovere

  1. #1
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    Predefinito Mazzantini, Margaret - Non Ti Muovere

    E' un monologo sofferto l'ultimo romanzo di Mazzantini. Una sorta di confessione - resa alla figlia in coma - da parte di un chirurgo di mezza età (Timoteo), "sfondato dal dolore" non solo causa le condizioni della ragazza, ma anche per la consapevolezza di non essere mai riuscito a voler bene davvero ad alcuno: nè alla sin troppo bella consorte, nè all'amante, e neppure alla figlia Angela con cui si è sempre comportato da padre assente. Così, mentre la giovane è sotto i ferri di un collega, il genitore si rivolge a lei attraverso un amaro soliloquio in cui l'uomo ripercorre impietosamente gli ultimi sedici anni della propria vita; a partire dal giorno dell'incontro con Italia: donna semplice, "scialba" e di umili condizioni, verso cui tuttavia il dottore prova un'attrazione irresistibile. Il rapporto conflittuale con la donna - intessuto di squallore e tenerezza, di sensi di colpa e slanci generosi - mette però in crisi il matrimonio del medico, la cui intesa è solo di facciata. Ma è difficile essere autentici, e il chirurgo - affettivamente un eterno bambino - non è in grado di scegliere mettendosi davvero in discussione. Verrà quindi trascinato in una relazione ambigua e degradante, fino al suo epilogo drammatico, paradossalmente contrassegnato da un evento mortifero (la scomparsa di Italia in seguito a un aborto) e vivifico (la nascita della figlia legittima Angela). Romanzo intorno alla precarietà e all'ambivalenza dei sentimenti, Non ti muovere è una storia sulla difficoltà di amare, narrata con una scrittura di grande sensibilità , capace di cogliere le più sottili sfumature psicologiche, precisa nello scavo emozionale, poetica per la pregnanza metaforica delle immagini.
    Ultima modifica di elisa; 03-08-2009 alle 04:25 PM. Motivo: correzione caratteri

  2. #2
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    a me non è piaciuto.

  3. #3
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    ma allego questa recensione trovata da un'altra parte.

    "Stavo cosàì, sprofondato nel silenzio della vita riconosciuta. Qui ero un uomo libero, non avevo bisogno di nascondermi. La gente mi conosceva, mia moglie, mio suocero, tutti mi conoscevano. Eppure ora mi sembrava fosse questa la vita parallela, non l'altra."

    Un lungo monologo, una confessione, un momento di sincerità profondo e il peso di una attesa angosciante davanti a una sala operatoria: stesa sul lettino una ragazza, la morte sembra incalzarla, la sua testa è aperta sotto le mani dei chirurghi, dei ferri cercano di impedire che se ne vada per sempre. Chi parla e costruisce, con i suoi pensieri, il romanzo, è il padre. Viene data la scansione dell'attesa, da quando smarrita, un'infermiera capisce che quella ragazzina trasportata in pessime condizioni dopo un incidente in motorino è la figlia del primario dell'ospedale, alle varie fasi dell'intervento, alle notizie conclusive, terminato il lungo intervento. La madre, una giornalista brillante, è in volo per Londra, sarà in quella città che avrà la drammatica notizia dell'incidente, riprenderà immediatamente un volo di ritorno, ma le lunghe ore davanti alla sala operatoria saranno vissute dal padre in assoluta solitudine. Ed è proprio questa condizione che, sospendendolo tra la disperazione, l'angoscia, e il rimorso, aprirà la strada a un affondo su di sè, a un penetrare con il bisturi del ricordo nella propria coscienza e nel male che, con l'egoismo dell'uomo arrivato e sicuro, ha saputo distribuire.

    C'è un'altra figura femminile che viene ricostruita dalle parole e dai pensieri dell'uomo ed è forse la vera protagonista del romanzo: è Italia, è stata una sua amante, una sua vittima. Poco attraente, volgare nel trucco e nella miseria dei vestiti aveva però, fin dal primo casuale incontro, suscitato in lui un'attrazione fisica inspiegabile, tale da portarlo a una vera e propria violenza nei suoi confronti. Ma superata la vergogna del gesto (soprattutto avendo capito che non ne sarebbe derivato uno scandalo) in lui si fa impetuoso il desiderio di tornare nella casa sporca e miserabile in cui la donna abitava, sente la voglia di possederla ancora una volta, e ancora un'altra, sempre più spesso, sempre con maggior passione... Una specie di ossessione che in tanti momenti cruciali prende la forma di amore. Ma è un sentimento a cui il chirurgo non permette (fino a quando è troppo tardi) di incidere nella serenità del suo quotidiano benessere: il prestigio sociale, una bella casa, le vacanze, la moglie intelligente e raffinata, infine l'annuncio di una paternità.

    Anche Italia si scopre incinta, ma sa di non potersi consentire quella maternità, così, per debolezza, per ignoranza, per paura, si affida alle cure delle uniche persone con cui ha un rapporto, gli zingari accampati vicino a casa sua. Il tragico epilogo della vita di quella donna brutta e generosa non è che la conseguenza di tante sconfitte e di tanti rifiuti.
    L'affermato chirurgo che ha capito troppo tardi di amarla davvero rientra, dopo quell'evento tragico, negli schemi di una vita di successo, scoprendo dal primo momento che ritorna a casa, reduce da un dolore che non può neppure confessare, la tenerezza per la piccola Angela, che ora, dopo quindici anni, sta forse morendo nella stanza accanto.

    L'impotenza davanti al destino, i sensi di colpa, anche un certo disgusto di sè che l'uomo prova in quelle lunghe drammatiche ore, gli consentono solo una preghiera: "non ti muovere", scongiura guardando la porta della sala operatoria da cui la sua bambina forse sta fuggendo per sempre.


    Margaret Mazzantini è riuscita a penetrare nei meandri di una coscienza maschile, è stata in grado di capire i meccanismi di violenza e di autocommiserazione che un uomo può mettere in campo per difendersi da una verità scomoda, ha saputo anche interpretare, con grande sensibilità, la sconvolgente caduta di difese, l'uscita dall'ipocrisia, la nuova consapevolezza che, da un trauma, un individuo può conquistare. E, senza operare giudizi, se non quelli che lo stesso protagonista dà di sè, emerge una pietà infinita per tutti coloro che vivono e amano, che si dibattono tra menzogna e verità, che non possono sfuggire ai momenti cruciali, discriminanti, della vita. Davanti a ogni perdita, davanti a ogni amore che finisce, c'è la possibilitàdi rassegnarsi e di continuare: questo non vale però, così almeno ci fa capire la scrittrice, se in gioco è la vita di un figlio.
    Ultima modifica di elisa; 03-08-2009 alle 04:28 PM. Motivo: correzione caratteri

  4. #4
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    ieri sera hanno trasmesso il film - ma come anticipato in un altro topic - impossibile paragonare il libro al film .....

  5. #5

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    Ho appena finito di leggerlo... Io l'ho trovato bellissimo! Un libro fatto di emozioni vere. Una storia bella e coinvolgente!

  6. #6
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    io l ho letto un mese fa,l ho trovato carino anche se non bello e memorabile,l ho letto in un periodo in cui ero abbastanza angosciata quindi il libro non mi ha certo fatto sentire piu allegra!quindi l ho trovato carico di emozioni,nel complesso margaret mazzantini non scrive nemmeno male,quindi forse proverò anche con qualche altro suo libro.io il film non l ho visto,ma spero di vederlo presto(l ultima volta che l hanno dato in tv lo avevo appena iniziato,quindi capirete bene il perchè non l ho visto!)

  7. #7
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    Io ho visto solo il film, non sapevo fosse tratto da un libro...
    Mi ha colpito lo stile del regista ma la trama non mi è piaciuta.

  8. #8
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    Io ho visto il film e l'ho trovato squallido.

    Sulle scarse doti interpretative di Castellitto non v'erano dubbi anche prima di questa monocorde.

    L'unica luce nell'ombra è Penelope Cruz: meravigliosa

  9. #9
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    A mio parere in "Non ti muovere" troviamo un grande Sergio Castellitto!

  10. #10
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    mi sono piaciuti sia il romanco che il film, cosa che mi capita raramente!
    se volete leggere qualcos'altro della Mazzantini e farvi due risate... vi consiglio Manola, dissacrante!

  11. #11
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    Il libro mi e' piaciuto, l'ho trovata una bella storia, (il film non l'ho visto).
    Manola l'ho lasciato a meta'...

  12. #12
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    Citazione Originariamente scritto da evelin
    Il libro mi e' piaciuto, l'ho trovata una bella storia, (il film non l'ho visto).
    Manola l'ho lasciato a meta'...
    non sei la prima persona che sento che lascia a metà manola..è proprio cosi brutto??
    comunque qualcuno di voi ha letto zorro?
    Ultima modifica di elisa; 03-08-2009 alle 04:29 PM. Motivo: correzione caratteri

  13. #13
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    per me, il libro e' un capolavoro, il film NO!
    briciola

  14. #14
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    il libro è una sofferenza!
    leggendolo mi veniva il cosiddetto "groppo in gola".. ho avuto la sensazione di essere strizzata come un calzino dopo ore di centrifuga!!!
    Non so se leggerò qualcos'altro della Mazzantini..ancora oggi non so dire se mia piaciuto o meno!!..non che sia scritto male o che sia noioso..ma troppo, troppo sofferto!!!!

    Il film è stato giàpiù "digeribile" dal mio punto di vista!
    Più che a Castellitto, farei un applauso alla Cruz che è stata bravissima, ed ha avuto il coraggio di interpretare un ruolo in cui era irriconoscibile!!!
    Ultima modifica di elisa; 03-08-2009 alle 04:30 PM. Motivo: correzione caratteri

  15. #15
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    ho letto il libro qualche tempo prima che avessero intenzione di farci un film.
    La narrazione mi ha molto colpita, le descrizioni sconvolta......a me e' piaciuto molto il modo di tratteggiare la personalita' dei personaggi....i conflitti interiori, la passione.
    Il film non mi e' piaciuto....l'interpretazione del regista, secondo me, e' stata troppo distante dal testo......avevo immaginato il protagonista (il dottore) molto piu' coinvolta emozionalmente.
    briciola

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