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Discussione: La poesia del giorno....

  1. #61
    d'ya think i'm stupid?
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    Predefinito Testi di canzoni o poesie ?

    Avevo inizialmente pensato di inserire quello che segue in un 3D di citazioni, ma mi sono accorto che avrei fatto torto al buon Guccini: perchè questa è vera poesia !!!


    Un vecchio e un bambino si preser per mano
    e andarono insieme incontro alla sera;
    la polvere rossa si alzava lontano
    e il sole brillava di luce non vera...

    L' immensa pianura sembrava arrivare
    fin dove l'occhio di un uomo poteva guardare
    e tutto d' intorno non c'era nessuno:
    solo il tetro contorno di torri di fumo...

    I due camminavano, il giorno cadeva,
    il vecchio parlava e piano piangeva:
    con l' anima assente, con gli occhi bagnati,
    seguiva il ricordo di miti passati...

    I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
    non sanno distinguere il vero dai sogni,
    i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
    distinguer nei sogni il falso dal vero...

    E il vecchio diceva, guardando lontano:
    "Immagina questo coperto di grano,
    immagina i frutti e immagina i fiori
    e pensa alle voci e pensa ai colori

    e in questa pianura, fin dove si perde,
    crescevano gli alberi e tutto era verde,
    cadeva la pioggia, segnavano i soli
    il ritmo dell' uomo e delle stagioni..."

    Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
    e gli occhi guardavano cose mai viste
    e poi disse al vecchio con voce sognante:
    "Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"



    Il Vecchio E Il Bambino - Francesco Guccini

  2. #62
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    Poesia di Miguel Angel Asturias -
    Addormentata una stella! -


    Un albero, tagliato dalla selva e portato nell'officina, parla al falegname mentre l'ascia e la sera lo tagliano.
    Ma l'albero non sente dolore: sa che il suo mutamento non sarà poi grande, che la sua sostanza non cambierà divenendo tavola, sedia, letto. Pure, di qualcosa sembra rammaricarsi, quasi avvertire una dolce nostalgia..
    La nostalgia dei giorni in cui si levava nel cielo e la pioggia si muoveva sulle sue fronde come cosa viva; il rimpianto delle gran notti serene, con le stelle tanto vicine che una di esse era una gemma addormentata tra i rami.

    Poesia di Miguel Angel Asturias -
    Addormentata una stella! -

    Albero, io, m'abbandono, mi consegno.
    A te, falegname, mi affido.
    Tra i miei rami tenni
    addormentata una stella
    e nulla m'importa.
    L'ascia che taglia,
    la sega che sega,
    con denti di cagna che mordono.
    Albero, io m'abbandono
    a te, falegname,
    tra i miei rami tenni
    sveglia la pioggia,
    e nulla m'importa.
    Galoppa, galoppa
    su di me la tua pialla!
    Minimo è il cambiamento! Trascurabile
    che sia il tuo tetto ,
    la tua tavola, la sedia, il tuo letto.
    Sveglia la pioggia
    tra i miei rami tenni,
    Albero, io m'abbandono
    a te, falegname.
    Tra i miei rami tenni
    addormentata una stella!

  3. #63
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    Rimbaud, intitolato Vocali:

    A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
    io dir un giorno le vostre nascite latenti:
    A, nero corsetto villoso delle mosche lucenti
    che ronzano intorno a fetori crudeli,

    gonfi d'ombra; E, candori di vapori e di tende,
    lance di ghiacciai superbi, re bianchi, brividi di umbelle;
    I, porpora, sangue sputato, riso di labbra belle
    nella collera o nelle ebbrezze penitenti;

    U, cicli, vibrazioni divine dei verdi mari,
    pace dei pascoli seminati di animali, pace di rughe
    che l'alchimia imprime nelle ampie fronti studiose;

    O, suprema Tuba piena di stridori strani,
    silenzi solcati dai Mondi e dagli Angeli:
    -O l'Omega, raggio violetto dei suoi occhi!

  4. #64
    Eclectic Mod
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    Ond’elli a me: ‘Si' tosto m’ha condotto.

    a ber lo dolce assenzio de’ martri.

    la Nella mia con suo pianger dirotto’.

    (Dante Alighieri, "Purgatorio", XXIII, 85-87).

  5. #65
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    Poichè oggi ho mangiato le prime susine della stagione, mi è tornata in mente questa poesi di Bertold Brecht, che ho studiato alle elementari.


    Il susino
    nel cortile c'è un susino
    quant'é piccolo non crederesti
    gli hanno messo intorno una grata
    perchè la gente non lo pesti.
    se potesse crescerebbe
    diventar grande gli piacerebbe.
    ma non servono parole
    quel che gli manca è il sole.
    che è un susino appena lo credi
    perchè susine non ne fa.
    eppure è un susino e lo vedi
    dalla foglia che ha

    1934

  6. #66
    e invece no
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    Ascolta, disse la mia anima,
    scriviamo per il mio corpo (in fondo siamo una cosa sola)
    versi tali
    che se, da morto, dovessi invisibilmente tornare sulla terra,
    o in altre sfere, lontano, lontano da qui,
    e riassumere i canti a qualche gruppo di compagni
    (in armonia col suolo, gli alberi, i venti, e con la furia delle onde),
    io possa ancora sentire miei questi versi,
    per sempre, come adesso che, per la prima volta, io qui segno il mio nome
    firmando per l’anima ed il corpo.

    Walt Whitman

  7. #67
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    BALZAC

    Penso a Balzac con la sua cuffia da notte
    dopo trenta ore passate allo scrittoio,
    con la testa che gli fuma,
    la camicia da notte che gli si attacca
    alle cosce pelose mentre
    si gratta, indugiando
    alla finestra aperta.
    Fuori, sui boulevard,
    le grasse mani bianche dei creditori
    lisciano baffi e cravatte,
    giovani signore sognano Chateaubriand
    e passeggiano coi giovanotti, mentre
    carrozze vuote passano sferragliando, odorose
    di grasso e di pelle.
    Come un imponente cavallo da tiro, Balzac
    sbadiglia, soffia, si trascina
    al gabinetto
    e, buttando da una parte l'orlo della camicia,
    dirige un gran getto di piscio
    nel vaso da notte primo Ottocento.
    Un venticello s'impiglia
    nei pizzi delle tende. Aspetta! Un'ultima scena
    prima di dormire. Gli sfrigola il cervello mentre
    torna allo scrittoio - la penna,
    il calamaio, i fogli sparsi.

    (Raymond Carver)

  8. #68
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    "Tu"

    "Sei venuta a cercare il mio ruggito,la mia corporatura:hai guardato e hai visto che sono solo un ragazzo.
    Hai preso,hai tolto il cuore e così semplicemente,ti sei messa a giocare come una bambina a palla.
    E tutte ,come davanti ad un miracolo:" Amare uno così? Ma ti si avventa contro!"
    Sarà una domatrice,una che viene da un serraglio!
    Io invece esulto,no niente giogo! Impazzito di gioia,saltavo ,come un'indiano a nozze,saltavo tanto mi sentivo allegro,tanto leggero!"

    Vladimir Majakovskij

  9. #69
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    Il vecchio sul lungomare

    Sul lungomare quel vecchio
    dischiude le borse degli occhi
    e guarda le ragazze.

    Si sofferma ogni pomeriggio in quel luogo
    occhi chiusi contro il sole
    fin quando arrivano i passi.

    Sono ormai più di quarant'anni
    e ancora ne attende il ritorno...
    la riconoscerà, ancor oggi.

    Il tempo ha velato il volto di Lei;
    l'abito, quei passi
    ora certo cambiati.

    Di traverso le ragazze lo schivano,
    s'aggiustano le gonne, rinsaldano la presa sulle borse,
    s'affrettano, passato l'argine.

    La riconoscerà, dopotutto; difficilmente
    capiterà d'incontrare diciottenni
    nate nel novecentoquattro.

    Douglas Livingstone (Sudafrica)

  10. #70
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    La poesia
    non è un modo di esprimere un'opinione.
    E' un canto
    che sale da una ferita sanguinante
    o da labbra sorridenti.

    Kahlil Gibran

  11. #71
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    Nuda sei semplice (Cento sonetti d'amore, XXVII)

    Nuda sei semplice come una delle tue mani,
    liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
    hai linee di luna, strade di mela,
    nuda sei sottile come il grano nudo.
    Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
    hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
    nuda sei enorme e gialla
    come l'estate in una chiesa d'oro.
    Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
    curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
    e t'addentri nel sotterraneo del mondo.
    come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
    la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
    e di nuovo torna a essere una mano nuda.

    - Pablo Neruda

  12. #72
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    Preghiera della sera

    Vivo seduto, come un angelo alle mani
    Di un barbiere, impugnando un ruvido bicchiere,
    Collo e ipogastro curvi, una "Gambier" tra i denti,
    Sotto i cieli rigonfi di vele trasparenti.

    Come caldi escrementi di un vecchio colombaio,
    Mille sogni procurano dolci bruciature;
    Poi d'improvviso il cuore triste è come un alburno,
    Che macchia l'oro giovane e scuro delle linfe.

    E poi, quando ho ingoiato i miei sogni con cura,
    Io mi volto, bevuti più di trenta bicchieri,
    E mi concentro per mollar l'acre bisogno:

    Dolce come il Signore del cedro e degli issòpi,
    Io piscio verso i cieli bruni, in alto e lontano,
    E con l'approvazione degli enormi eliotropi.


    Verlaine

  13. #73
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    Il giorno fu pieno di lampi;
    ma ora verranno le stelle,
    le tacite stelle. Nei campi
    c'è un breve gre gre di ranelle.
    Le tremule foglie dei pioppi
    trascorre una gioia leggiera.
    Nel giorno, che lampi! che scoppi!
    Che pace, la sera!
    Si devono aprire le stelle
    nel cielo sì tenero e vivo.
    Là, presso le allegre ranelle,
    singhiozza monotono un rivo.
    Di tutto quel cupo tumulto,
    di tutta quell'aspra bufera,
    non resta che un dolce singulto
    nell'umida sera.
    E', quella infinita tempesta,
    finita in un rivo canoro.
    Dei fulmini fragili restano
    cirri di porpora e d'oro.
    O stanco dolore, riposa!
    La nube nel giorno più nera
    fu quella che vedo più rosa
    nell'ultima sera.
    Che voli di rondini intorno!
    Che gridi nell'aria serena!
    La fame del povero giorno
    prolunga la garrula cena.
    La parte, sì piccola, i nidi
    nel giorno non l'ebbero intera.
    Nè io ... che voli, che gridi,
    mia limpida sera!
    Don ... Don ... E mi dicono, Dormi!
    mi cantano, Dormi! sussurrano,
    Dormi! bisbigliano, Dormi!
    là, voci di tenebra azzurra ...
    Mi sembrano canti di culla,
    che fanno ch'io torni com'era ...
    sentivo mia madre ... poi nulla ...
    sul far della sera.

    La mia sera-Giovanni Pascoli

  14. #74
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    Passata è la tempesta:
    Odo augelli far festa, e la gallina,
    Tornata in su la via,
    Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
    Rompe là da ponente, alla montagna;
    Sgombrasi la campagna,
    E chiaro nella valle il fiume appare.
    Ogni cor si rallegra, in ogni lato
    Risorge il romorio
    Torna il lavoro usato.
    L'artigiano a mirar l'umido cielo,
    Con l'opra in man, cantando,
    Fassi in su l'uscio; a prova
    Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
    Della novella piova;
    E l'erbaiuol rinnova
    Di sentiero in sentiero
    Il grido giornaliero.
    Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
    Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
    Apre terrazzi e logge la famiglia:
    E, dalla via corrente, odi lontano
    Tintinnio di sonagli; il carro stride
    Del passegger che il suo cammin ripiglia.

    Si rallegra ogni core.
    Sì dolce, sì gradita
    Quand'è, com'or, la vita?
    Quando con tanto amore
    L'uomo a' suoi studi intende?
    O torna all'opre? o cosa nova imprende?
    Quando de' mali suoi men si ricorda?
    Piacer figlio d'affanno;
    Gioia vana, ch'è frutto
    Del passato timore, onde si scosse
    E paventò la morte
    Chi la vita abborria;
    Onde in lungo tormento,
    Fredde, tacite, smorte,
    Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
    Mossi alle nostre offese
    Folgori, nembi e vento.

    O natura cortese,
    Son questi i doni tuoi,
    Questi i diletti sono
    Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
    E' diletto fra noi.
    Pene tu spargi a larga mano; il duolo
    Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
    Che per mostro e miracolo talvolta
    Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
    Prole cara agli eterni! assai felice
    Se respirar ti lice
    D'alcun dolor: beata
    Se te d'ogni dolor morte risana.

    La quiete dopo la tempesta-Giacomo leopardi

  15. #75
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    « D'in su la vetta della torre antica,

    Passero solitario, alla campagna
    Cantando vai finché non more il giorno;
    Ed erra l'armonia per questa valle.
    Primavera dintorno
    Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
    Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
    Odi greggi belar, muggire armenti;
    Gli altri augelli contenti, a gara insieme
    Per lo libero ciel fan mille giri,
    Pur festeggiando il lor tempo migliore:

    Tu pensoso in disparte il tutto miri;
    Non compagni, non voli,
    Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
    Canti, e così trapassi
    Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
    Oimè, quanto somiglia
    Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
    Della novella età dolce famiglia,
    E te german di giovinezza, amore,
    Sospiro acerbo de' provetti giorni,
    Non curo, io non so come; anzi da loro
    Quasi fuggo lontano;
    Quasi romito, e strano
    Al mio loco natio,
    Passo del viver mio la primavera.
    Questo giorno ch'omai cede la sera,
    Festeggiar si costuma al nostro borgo.

    Odi per lo sereno un suon di squilla,
    Odi spesso un tonar di ferree canne,
    Che rimbomba lontan di villa in villa.
    Tutta vestita a festa
    La gioventù del loco
    Lascia le case, e per le vie si spande;
    E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.

    Io solitario in questa
    Rimota parte alla campagna uscendo,
    Ogni diletto e gioco
    Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
    Steso nell'aria aprica
    Mi fere il Sol che tra lontani monti,
    Dopo il giorno sereno,
    Cadendo si dilegua, e par che dica
    Che la beata gioventù vien meno.

    Tu solingo augellin, venuto a sera
    Del viver che daranno a te le stelle,
    Certo del tuo costume
    Non ti dorrai; che di natura è frutto
    Ogni vostra vaghezza
    A me, se di vecchiezza
    La detestata soglia
    Evitar non impetro,
    Quando muti questi occhi all'altrui core,
    E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
    Del dì presente più noioso e tetro,
    Che parrà di tal voglia?
    Che di quest'anni miei? Che di me stesso?
    Ahi pentirommi, e spesso,

    Ma sconsolato, volgerommi indietro. »

    Il passero dolitario-Giacomo Leopardi

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