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L'Aleph

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Discussione: Borges, Jorge Luis - L'aleph

  1. #1
    Re Shulgi di Ur
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    Predefinito Borges, Jorge Luis - L'aleph

    Un pensiero insieme lucido e appassionato guida questi racconti, nei quali un'invenzione ardente e temeraria tocca, con esito spesso drammatico e patetico, temi universali: il tempo, l'eternità, la morte, la personalità e il suo sdoppiamento, la pazzia, il dolore, il destino. Temi universali, uniti al sentimento dell'unicità irripetibile dell'esperienza individuale, in uno scrittore che si presenta, innanzitutto, sotto l'aspetto dell'eleganza.

    Dopo Finzioni mi sono avvicinato a quest'altra raccolta di racconti dello scrittore argentino. Ammetto di non esserne affatto rimasto deluso, anzi, trovo quasi impossibile rimanere impassibili di fronte ad un autore dotato di tanta cultura e allo stesso tempo capace di geniali intuizioni.
    Tra i racconti che ho preferito in assoluto citerei "La casa di Asterione" e "L'immortale".

  2. #2
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    Raccolta che contiene alcuni splendidi racconti:

    - I teologi, sfavillante di erudizione, vivissimo nella vicenda e raffinato nella trattazione del tema dell’identità (uno dei leitmotiv di Borges);
    - La casa di Asterione, dove una figura della mitologia diviene paradigma della condizione umana;
    - La ricerca di Averroè, altro testo in cui grazie alla sua enorme erudizione Borges (ri)da’ vita ad un personaggio davvero affascinante;
    - L’Aleph, un raffinatissimo gioco pervaso da un’ironia dissacrante e a 360°.

    Bellissimo anche Finzioni

  3. #3
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    Una raccolta "colta" ma niente affatto difficile, anzi, Borges riesce veramente ad aprirti nuovi orizzonti e a stimolare il pensiero. Ha il merito poi di essere anche breve. Da leggere.

  4. #4
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    Citazione Originariamente scritto da Zanna Vedi messaggio
    trovo quasi impossibile rimanere impassibili di fronte ad un autore dotato di tanta cultura e allo stesso tempo capace di geniali intuizioni.
    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    Una raccolta "colta" ma niente affatto difficile, anzi, Borges riesce veramente ad aprirti nuovi orizzonti e a stimolare il pensiero. Ha il merito poi di essere anche breve.
    Quoto


    .

  5. #5
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    Mi piace perdermi nei racconti di Borges senza pormi il problema di ciò che è realtà e ciò che è solo finzione......ma credo sia il modo normale per approcciarsi alle opere di colui che viene riconosciuto come il "maggior maestro dei sogni del novecento".
    Della raccolta Aleph, mi è piaciuto molto l'Immortale (ho trovato fantastica l'immagine dei trogloditi, ossia gli Immortali che hanno rinunciato all'utilizzo della parola per vivere solo nel pensiero) ma anche i Teologi per la singolarità e raffinatezza, come sottolineato da Masetto, con cui tratta il tema del "doppio".
    Ancora più bella, a mio parere, la raccolta Finzioni

  6. #6
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    impossibile capire dove finisca la realtà e inizi l'immaginazione di Borges o la realtà di Borges, da leggere e rileggere

    5/5

    ps: pr trovare questa discussione ce ne è voluto di tempo

  7. #7

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    Ho assistito al convegno che il Maestro ha tenuto - assistito dalla sua seconda giovanissima moglie Maria Kodama - nel marzo 1984, forse l'ultimo incontro pubblico, a Buenos Aires in un gremito Teatro San Martìn, nel centro della città.
    Era un evento molto atteso, da tanto tempo noi aficionados aspettavamo che il nostro amato/odiato Escritor (in lettera maiuscola perchè è per me LO scrittore) si concedesse ai lettori. Chi lo ha letto riempiendosi e facendosi plasmare dai suoi capolavori sa bene che Borges è stato il centro inavvicinabile della terra, infuocato e lanciafiamme. In questo modo si era attirata la critica più feroce, quella che lo accusava di essere connivente con i dittatori (fece delle dichiarazioni nel 1976 a favore del golpe che gli costarono l'accusa pubblica di amico dei militari; in punto di morte riconobbe che non aveva riconosciuto, in quei generali, gli assassini feroci responsabili di 30.000 desaparecidos, 1500 assassinati e 1.500.000 di persone in esilio).
    Tanta notorietà all'estero, altrettanta indifferenza in patria.
    (salvo poi leggersi El Aleph o La Biblioteca Total sotto le coperte senza confessarlo a nessuno! Gli argentini sono un popolo mentiroso)

    Il Maestro avrebbe tenuto una conferenza di circa due ore in conclusione di un mese di seminari e stages sulla sua opera letteraria. Era l'evento più atteso e più discusso dell'anno. Il tutto coincideva con una serie di iniziative legate ai temi della "ripresa culturale" dopo la lunga censura dittatoriale. Certi libri iniziavano a far capolino nelle librerie di quartiere (quelle che avevano tenuto nascosti i testi compromettenti messi al bando dalla dittatura) e molte piazze si ripopolavano di studenti e letterati che scambiavano le loro opere e i libri posseduti. C'era fermento sociale misto a una voglia di riappropriarsi della parola.

    Arrivai due ore prima dell'inizio della conferenza ed ero già in piedi, in fondo alla sala gremita. Nessuno sfoggiava libri né le copie di Proa, le pubblicazioni che Borges curava con Bioy Casares e Silvina Ocampo. C'era una sobrietà nel presentarsi all'autore che faceva presagire il magico che, di lì a poco, avremmo vissuto.

    L'attesa fu lunga, tanto quanto il tempo che durò il periodo buio dell'oscurantismo, interminabile.

    L'arrivo di Borges non fu accompagnato da un applauso, vivevamo ancora il timore di esporci in modo individuale, sentivamo ancora la presenza – inesistente in quella sala – dei sicari e delle spie. Lui non poteva vedere la platea ma ne sentiva l'imbarazzante silenzio.
    Rimanemmo seduti attendendo che il braccio di Maria lasciasse quello del Maestro e che lui, finalmente, si sedesse.

    Non lo fece ed esordì dicendo:
    No hay ninguna razòn para que me escuchen, si ni siquiera somos enemigos.

    “Non c'è nessuna ragione perché mi ascoltiate visto che non siamo neanche nemici”.

    Gli stupidi si alzarono ed andarono via, molti di noi rimasero estasiati e certi che dietro a quella frase che metteva distancia c'era un invito ad innalzarci al suo cospetto.
    Lui ce lo concedeva e noi, neanche nemici, niente di niente, avevamo l'onore di ascoltarlo.

    E' questo che i suoi critici non sopportavano, che lui concedesse loro di poter criticarlo.
    Un uomo così, del non essere Borges, avrebbe finito i suoi giorni in esilio.
    Lui, invece, finì i suoi giorni nel suo atopos, nel non luogo. (cosa c'è di più neutrale della Svizzera? Un paese senza arte né parte, il luogo ideale per morire, no?)

    Mi andava di raccontarvelo così come mi veniva e così ho fatto.

  8. #8
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    e ti ringrazio vivamente
    mi è corso un brivido per la schiena

  9. #9

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    ringrazio anch'io. un ricordo prezioso, un onore esserne resi partecipi!

  10. #10
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    grazie mille, julia-.

  11. #11

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    per così poco!

    Piuttosto, Sergio, racconta il tuo incontro con il grande José.

  12. #12
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    eh, con Saramago...quando trovero' un po' di tempo.

    Troppo lavoro in questi giorni.

  13. #13
    b
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    un paesino molto remoto
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    Ed io spero ancora di leggere i commenti di Sergio e Julia su Caino....!!!
    Mi aspetto troppo...?

  14. #14

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    sì Nicole, hai ragione.
    Sto per finirlo e non recensisco mai prima della fine.
    Ma a breve saprai tutto di Caino. (senza spoiler, ovvio)

  15. #15
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    trovare cinque minuti in santa pace....si potrebbe dire di questo Caino che ne ha un po' piene le palle di questo Dio che si contraddice ogni volta che parla.

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