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copertina libro

Oblomov

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Discussione: Gončarov, Ivan Aleksandrovič - Oblomov

  1. #1
    tak kto zh ty, na konec?
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    Predefinito Gončarov, Ivan Aleksandrovič - Oblomov

    Prima di iniziare il mio commento, vorrei rendere "edotto" chi mi legge, della pronuncia sia del nome dell'autore che del titolo del romanzo: Ganciaròff e ablòmoff (l'ultima o è più simile ad una a).

    Potrà sembrare un vezzo questa precisazione ma, le orecchie di noi poveri russisti, ogni volta che sentono "storpiati" questi 2 nomi, soffrono..

    Romanzo, a torto, poco noto in Italia rappresenta senz'altro l'apice della rappresentazione dell'uomo inutile. Contiene uno splendido spaccato della società russa e del cambiamento irreversibile che entrambi stavano vivendo fra gli anni 40 e 60 del XIX secolo.
    Oblomov, il protagonista, è una delle vittime di quel cambiamento: nobile, padrone di una tenuta in una remota provincia dell'Asia, uomo dal cuore buono e leale, non riesce ad adattarsi a capire ciò che gli succede intorno e si rifugia così in un ostinato ozio che più che un vizio è un rifiuto filosofico del mondo. A lui, Gončarov, contrappone Stoltz: uomo pratico, attivo, e dedito solo al lavoro; insomma l'uomo nuovo di cui la Russia aveva tanto bisogno.
    L'opera dunque sarà una vera e propri a cornucopia letteraria per tutti gli scrittori che lo seguiranno; basti pensare che il principe Myshkin è ispirato direttamente all'eroe di questo romanzo.
    Alla sua pubblicazione seguiranno polemiche roventi fra critici democratici e conservatori, e l'influenza di questo romanzo sarà tale che dal suo titolo verrà addirittura ricavato il neologismo oblomovismo.

    Personalmente questo è uno dei romanzi che più mi sono piaciuti.
    Qualcuno di voi l'ha letto? (e se no, fatelo, che merita davvero!)
    Ultima modifica di Minerva6; 02-07-2015 alle 01:14 PM.

  2. #2
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    Uno dei romanzi più belli che abbia mai letto in assoluto, la figura di Oblomov rappresenta un po' una parte che è in tutti noi. Da leggere assolutamente.

  3. #3
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    www.youtube.com/watch?v=ycNJprc_he0 (YOUTUBE OBLOMOV )

    Un romanzo bello, molto attuale.Ai tempi di scuola hanno spostato accento sul inattivita di Oblomov e sua inutilita sociale.Mi sembra che questo un grande sbaglio perche' sappiamo bene dove porta attivita esagerata e senza cuore. Perche' uomo cosi onesto,sincero,buono diventa inutile?Purtroppo la risposta e' molto chiara. Si e' vero che vogliamo tutti essere come Shtolts, ma gli amici cerchiamo come Oblomov.Il termine "l'uomo inutile" per me e' artificiato.Chi possa bilanciare, giudicare la utilita ognuno di noi? Chi e' piu' importante per la storia?In certi momenti va bene anche essere inattivo, ci vogle piu' di coraggio e di onesta.
    Oblomov+Zachar=80% uomo russo, ci sono tanti detti popolari che confermono sua pigrizia: Lavoro non hai paura io non ti tocco( работа, ты меня не бойся, я тебя не трону); Lavoro non e' un lupo - non va a bosco(работа не волк- в лес не убежит) ecc. Ma Gonciarov ha descritto molto bene anche la parte buona di uomo russo(ucraino).
    Shtolts=20% uomo russo, ma tiene gli altri 80% "inutili" nel nostri tempi("он искал равновесия практических сторон с тонкими потребностями духа.Две стороны шли параллельно, перекрещиваясь и перевиваясь на пути,но никогда не запутываясь в тяжёлые,неразрешимые узлы"(а именно вот эта запутанность и характерна для русских)
    Vi consiglio a leggerlo!
    Scusate per gli errori

  4. #4
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    Bellissimo romanzo !!!
    Oblomov, nonostante la manifesta apatia ed incapacità di adattamento ai cambiamenti, è una figura che affascina soprattutto per la sua sconfinata bontà: mi ha così colpito questo personaggio (colpito ovviamente in senso positivo ) che utilizzo spesso nel linguaggio quotidiano il termine "oblomoviano" anche con riferimento a miei precisi stati d'animo.....anche se sono una persona iperattiva...... mi piace l'idea teorica di crogiolarmi nell'ozio più assoluto.......quasi fosse una sorta di rifugio dal mondo esterno

  5. #5
    tak kto zh ty, na konec?
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    Citazione Originariamente scritto da shvets olga Vedi messaggio
    www.youtube.com/watch?v=ycNJprc_he0 (YOUTUBE OBLOMOV )

    ("он искал равновесия практических сторон с тонкими потребностями духа.Две стороны шли параллельно, перекрещиваясь и перевиваясь на пути,но никогда не запутываясь в тяжёлые,неразрешимые узлы"(а именно вот эта запутанность и характерна для русских)
    "(Stoltz) Cercava di tenere in equilibrio i lati pratici con le sottili esigenze dello spirito. Due lati procedevqano parallelamente, intrecciandosi e separandosi lungo il cammino, ma senza mai ingarbugliarsi in nodi difficilmente solubili." (e proprio questa è la complessità dei russi).

  6. #6

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    Credo che sia uno dei più bei romanzi che ci ha regalato la letteratura russa, e sono fermamente convinto (via libera agli insulti) che stia tranquillamente sopra a buona parte dell'opera di Tolstoj (tranne Guerra e pace) e a tutta l'opera di Turgenev. Gonciarov propone un realismo fresco e naturale senza cadere mai nel banale. I personaggi sono caratterizzati psicologicamente in modo eccelso e in particolare il protagonista, Il'ja Il'ic Oblomov. Senz'altro un romanzo che ha cambiato profondamente la storia della letteratura russa, dando il La ad un certo tipo di realismo e di costruzione psicologica dei personaggi influenzando autori del calibro di Dostoevskij, Tolstoj, Cechov. Un classico immancabile in una buona libreria. Consigliatissimo!!

  7. #7
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    Anche a me è piaciuto tantissimo. Trovo molto attuali e moderni i pensieri che il protagonista ha nei confronti del lavoro
    La caratterizzazione psicologica dei personaggi è eccellente e alcune personaggi non protagonisti sono particolarmente gustosi (ad esempio il maggiordomo).
    Da leggere!

  8. #8
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    finito da poco di leggerlo... mi sono quasi spaventata ritrovando una parte di me riflessa in Oblomov... e il termine "oblomovismo"... sono rabbrividita leggendolo.
    mi ha fatto riflettere sul senso della corsa frenetica che dobbiamo/vogliamo dare alla nostra vita...

  9. #9

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    I battibecchi con il vecchio servo sono esilaranti, e in generale il servo è una delle figure meglio riuscite e più originali...
    8/10

  10. #10
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    Predefinito Commento con SPOILER finale

    Chi è Oblomov? E' davvero solo il ricco, pigro proprietario terriero che ci fa divertire per i suoi esilaranti e spassosissimi dialoghi con il servo e ci sconcerta ed esaspera per la sua pigrizia ed ingenuità? Se in lui abbiamo visto solo questo ci siamo persi, secondo me, il senso profondo del libro. Perché, a ben guardare, Oblomov non è semplicemente Ilia Ilic Oblomov, ma è tutta la nobiltà russa dell' '800. I difetti di Oblomov, la sua pigrizia, la sua negligenza, la sua trascuratezza sono, infatti, anche i difetti di tutta una classe sociale ormai obsoleta e arretrata rispetto alle nuove idee che vanno diffondendosi in Europa e rispetto alle nuove classi sociali che si stanno affermando. Mentre in Francia la nobiltà, già da quasi un secolo, aveva dovuto rinunciare, a colpi di ghigliottina, a molti dei suoi privilegi ed in Inghilterra era riuscita a conservare i propri titoli, ma aveva dovuto lasciare le ricchezze ai nuovi capitalisti, invece, in Russia era riuscita a rimanere, fino alla metà dell' '800, estranea a questi cambiamenti, arroccata nelle sue "Oblomovke" fuori dal mondo. Con questo libro, perciò, è come se Goncarov trascinasse tutta la società russa davanti ad uno specchio e la costringesse a prendere atto del proprio stato di abbandono e arretratezza.
    "Che cos'è un altro? Un altro è un uomo che si pulisce le scarpe da sé, si veste da sé; anche se qualche volta ha l'aria di un signore, non lo è, non sa cosa sia un servitore ...". Ma se un simile uomo, quello che non si veste da sé, era esistito ed era vissuto a suo agio nel '700, quando ancora era prassi comune avere un servitore per infilarsi le calze adesso, a metà dell' '800, un simile uomo appare ridicolo (anche quando il servitore non sbaglia ad infilargli le calze).
    L'indolenza di Oblomov è dovuta, in grande misura, al modo in cui è stato cresciuto ed educato, vale a dire con gli stessi metodi e le stesse idee con cui erano stati educati i suoi genitori, senza tener conto del trentennio, come minimo, trascorso nel frattempo e dei cambiamenti sociali ed economici intervenuti. Una società tanto statica nelle sue idee, forte solo del suo immobilismo, non poteva che produrre individui incapaci di affrontare ed adeguarsi ai nuovi tempi, individui capaci sì di vedere, come Oblomov, i difetti della società in cui vivevano, ma troppo deboli e apatici per combatterli. Così alla fine Oblomov muore, proprio a causa della sua apatia. E non potrebbe essere diversamente. Il tempo con il suo passare non porta solo nuove generazioni di uomini, ma anche, per fortuna, nuove idee. Se il vecchio si ostina a rimanere arroccato nelle sue posizioni è destinato ad essere sopraffatto dal nuovo, l'unica possibilità che ha di sopravvivere è di evolversi nel nuovo. Perciò Oblomov muore proprio come di lì a poco morirà anche quella nobiltà russa, di cui lui era espressione, che si reggeva sui servi della gleba.
    Libro assolutamente da leggere, anche solo per il piacere di vedere un autore russo fare un uso così straordinario (sia per la quantità e ancor più per la qualità) dell'ironia e del sarcasmo.
    Ultima modifica di bouvard; 07-24-2013 alle 07:29 PM.

  11. #11
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    ottimo romanzo, una scrittura molto gradevole, con un lato umoristico che riferito ad un autore russo mi ha piacevolmente sorpresa. I primi scambi tra Oblomov e Zachar sarebbero da incorniciare

    consigliatissimo!

  12. #12
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    Questa è una di quelle volte in cui sono contenta di aver aderito a un GL, perchè ho avuto la possibiltà di conoscere un libro che forse mai da sola avrei preso in considerazione, perdendomi un capolavoro.
    Mi è piaciuto molto, nonstante il rapporto di amore-odio istaurato con Oblomov, ci sono pagine molto belle e parti in cui mi sono immedesimata:
    Olga si ascoltava con attenzione, si interrogava, ma non riusciva a capire che cosa volesse, cosa cercasse talvolta la sua anima..”
    “è mai possibile che questo sia tutto…” diceva la sua anima
    “C’è qualcosa che mi spinge sempre oltre; divento insoddisfatta di ogni cosa…”

    Bella la spiegazione che le da il marito in merito:
    Le ricerche di una mente viva, eccitata, talvolta si slanciano oltre i limiti della vita comune, non trovando certamente delle rispsote, e allora compare la tristezza…una temporanea insoddisfazione della vita.. è la tristezza dell’anima, che interroga la vita sul suo mistero

    La fine mi ha rattristata, ma nonostante ciò lo consiglio vivamente a tutti.

  13. #13
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    Qui potete deliziarvi con i nostri commenti scritti durante la lettura :
    http://www.forumlibri.com/forum/grup...-gon-arov.html

    Ringrazio bouvard per l'accurata recensione storica e sociale, così io potrò sorvolare tale aspetto e passare direttamente a quello personale e psicologico .
    Il mio giudizio finale su Oblomov sta tutto dentro la frase che pronuncia il suo fidato amico Stol'c, il suo alter ego, in presenza della moglie Ol'ga:
    Ho voluto bene a molti uomini, ma a nessuno così fedelmente e appassionatamente come a Oblomov. Se l'hai conosciuto, non puoi smettere di volergli bene.
    Neppure io potrò mai smettere di volergli bene, soprattutto perché ho ritrovato in me una parte di lui.
    Pur essendo sempre stata una persona attiva e che non ha mai rimandato al giorno dopo quello che poteva fare subito (e non dispero, ritornerò ad esserlo) negli ultimi tempi mi sono piuttosto "oblomovizzata" anche io.
    Sono stata perciò capace di calarmi nel suo punto di vista, l'ho difeso ma anche criticato quando è servito, valutandolo però soprattutto dal piano umano (anche se ho inteso che l'intento principale dell'autore era quello sociale).
    I dialoghi con il servo li ho trovati anche io spassosi e capaci di stemperare l'aspetto più serio e drammatico della narrazione.
    Ho trovato inoltre delle attinenze tra la mia situazione sentimentale e quella della coppia Stol'c e Ol'ga e immagino che nella vita reale la maggior parte delle donne preferirebbe avere al suo fianco un uomo come lui, piuttosto che come Oblomov. Ma O. resta comunque nel cuore dopo la lettura non tanto come uomo ideale, piuttosto come modello con cui identificarsi in qualche fase della propria vita.
    Lettura consigliata anche a chi teme gli autori russi.

  14. #14
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    Nel commentare questo romanzo, mi viene spontaneo partire... dalla fine. Questo perchè ho letto un passaggio che mi ha colpito molto e che mi ha fatto venire in mente, per contrasto, un altro personaggio emblematico della letteratura di tutti i tempi. Il passaggio è questo:
    E Oblòmov? Oblòmov stesso era il riflesso e l’espressione piena e naturale di quella tranquillità, di quella soddisfazione e di quella calma serena. Osservando e considerando attentamente la propria esistenza quotidiana (...), finalmente stabilì di non dover più andare oltre, di non dover più cercare altro; stabilì che l’ideale della sua vita si era realizzato.

    Il personaggio che mi hanno richiamato queste parole è l’esatto contrario di quello qui tratteggiato, è anzi l’incarnazione stessa dell’ “insoddisfazione” che si trasforma in tensione continua, nell'incessante e instancabile ricerca di un appagamento mai pienamente raggiunto... questo personaggio è Faust. Il risultato di questa inaspettata associazione (che ha colto di sorpresa anche me) è stato molto positivo: la figura di Oblòmov ha acquistato una profondità psicologica che, sebbene si intuisse già nella prima parte del libro - quando il protagonista, nel suo sogno/flashback, disegna l’ideale bucolico della propria felicità - , solo alla fine (e, nel mio caso, grazie a questo singolare confronto) si completa, si perfeziona.
    Oblòmov non è semplicemente un “indolente”, un “apatico”, perchè l’origine profonda del suo male non è l'indifferenza, bensì la concezione, pericolosa e distorta, che egli ha della vita: egli crede che esista uno stato di beatitudine talmente perfetto da potersi ripetere uguale a se stesso all’infinito, e che il congelamento di questo idillio generi felicità.
    Quanto diverso era l’atteggiamento di Faust, che in cambio di un solo secondo di completo appagamento “vende” la propria anima a Mefistofele! (POSSIBILI SPOILER!) E la cosa bellissima, secondo me, è che, così come Faust guadagna la Vita Eterna - e quindi la felicità - proprio nel momento in cui si rende conto che essa non è il raggiungimento di un obiettivo ma lo sforzo fatto per raggiungerlo, quindi la Vita stessa, allo stesso modo (o, per meglio dire, al suo esatto contrario) Oblòmov “perde” la propria vita nel momento stesso in cui il suo ideale di felicità è stato raggiunto e, “giunto a destinazione”, egli si rende conto che... tutto è finito! Esauditi i desideri, non c'è più sogno, non c'è più un “domani”. Quale dimostrazione più efficace e amara che la felicità non è una ricetta da seguire scrupolosamente, non è un traguardo oltre il quale tutto resta meravigliosamente uguale a se stesso, ma è una lotta continua, a volte dolorosa, ma sempre “viva”? (FINE SPOILER)

    Nonostante tutto questo, il personaggio di Oblòmov ne esce comunque vincitore e il libro si trasforma in un capolavoro, perchè il rischio di una figura banalizzata, quasi caricaturale, è vinto dalla notevole capacità narrativa dell'autore (molti passaggi sono esilaranti, altri delicatissimi) e soprattutto dalla profondità psicologica di tutti i personaggi coinvolti (soprattutto Ol'ga, vero contraltare di Oblòmov e affine, in qualche modo, al grandissimo Faust), tutt'altro che scontata.
    Un libro davvero bello e imprescindibile, e il suo protagonista è diventato a pieno titolo non solo il simbolo di un'epoca e di una società, ma una figura universale e intramontabile.
    Ultima modifica di ayuthaya; 08-02-2013 alle 01:27 PM.

  15. #15
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    Predefinito

    Sono pienamente d'accordo con quanto detto da voi nei post precedenti, credo ci sia poco da aggiungere sulla figura di Oblomoc, Stolz, Olga e compagnia. Mi preme da dire soltanto una cosa che fino ad ora non è stata riferita.
    Goncarov ha una straordinaria capacità di riempire pagine e pagine, di raccontare, di narrare e descrivere ambienti, cose, persone e stati psicologici. Ma non è quel raccontare vuoto e riempitivo, che serve solo a far volume. E' una narrazione, invece, piena di significato che lascia poco margine di spazio all'immaginazione del lettore, ma che riesce comunque a soddisfarlo e, nonostante tutto, a farlo riflettere su ciò che sta leggendo, su se stesso, sulla condizione e l'epoca in cui vive tramite i personaggi così ben delineati, ma con cui il lettore di ogni epoca riesce comunque a simpatizzare e a immedesimarsi.
    Capolavoro.

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