Mi aspettavo molto, anzi moltissimo da questo libro e non sono rimasto per nulla deluso; La fortezza della solitudine è un romanzo che conquista piano piano e che merita di far parte della vostra libreria. Indubbiamente siamo di fronte ad un libro complesso in alcuni punti che all'inizio può forse risultare un pò ostico e lento (unico difetto) per certe descrizioni lunghe e dettagliate. Tuttavia alla fine la storia è superbamente narrata e risulta appassionante.

Mingus e Dylan sono due ragazzini (uno bianco e uno nero) che si ritrovano amici in un quartiere (Brooklyn) in cui la diversità razziale è spesso sintomo di incomunicabilità tra le persone. Tutti e due orfani di madre (per motivi diversi) vengono cresciuti dalla strada, dalle loro amicizie, dalla legge della droga e dei graffiti anche a causa di padri troppo persi in sogni svaniti e sogni da inseguire.

Lethem si prende un capitolo alla volta per scandire lo scorrere inesorabile degli anni a partire dai settanta, fino ad arrivare a fine anni novanta intervallando le vicende con continui riferimenti alle colonne sonore di quei periodi (Play that funky music) e con descrizioni evocative dell'America di quei decenni, mai come in questo romanzo forse così reale e vivida. Il tutto senza lasciarsi andare ad eccessi nella descrizione degli eventi ed anzi mantenendo uno stile ed un tono quasi da introspezione psicologica.
Alla fine il ritratto è forse doloroso per il modo in cui in maniera impietosa viene definita un'amicizia, ma è anche un romanzo che cerca di dimostrare come sia possibile uscire dal ghetto, anche se alla fine le radici ed il passato ritornano sempre come dei fantasmi che non lasciano mai soli.

Dylan e Mingus, fratelli di strada, diversi nel colore della pelle ma entrambi legati ad un quartiere, ad una via. Molteplici sono le chiavi di lettura di questo romanzo che può anche non essere immediato e quindi forse non adatto a tutti i palati. Io l'ho semplicemente adorato e mi sono molto appassionato alle vicende dei due ragazzi e più in generale allo spaccato di America che Lethem è stato così bravo a costruire.

Un romanzo che non pretende di essere chiassoso o scioccante e forse proprio nel suo essere semplice eppure così doloroso e poetico risiede la sua grandezza.

Da avere.